Nella notte raid sui curdi in Iraq, la rappresaglia turca
Il 1 ottobre, giorno in cui ad Ankara il Parlamento avviava i lavori in seguito alla pausa estiva, un attacco kamikaze fuori dal ministero dell’Interno della Capitale ha fatto ripiombare il Paese nel terrore.
L’attentato è stato rivendicato dal Partito dei lavoratori del Kurdistan, il Pkk. Nel comunicato di rivendicazione si faceva riferimento al “massacro e alle pressioni fasciste sul popolo del Kurdistan”: “Se il regime fascista dell’Akp (vale a dire il partito di Erdogan) continuerà a commettere questi crimini, le azioni legittime della giustizia rivoluzionaria continueranno”.
Un video delle telecamere di sorveglianza mostra uno dei terroristi che corre verso l’ingresso del ministero e si fa esplodere. L’altro attentatore è stato ucciso dalle forze di sicurezza. Tra gli agenti ci sono stati due feriti.
La risposta di Erdogan non si è fatta attendere: nella notte sono stati eseguiti raid aerei contro le posizioni dei ribelli curdi in territorio iracheno. Il ministero della Difesa ha dichiarato di aver bombardato “20 obiettivi” nelle regioni di Metina, Hakurk, Kandil e Gara.
Inoltre, il presidente turco non ha rinunciato al suo discorso di apertura della sessione parlamentare, rivolgendosi all’Europa con toni da ultimatum: «se l’Unione europea non correggerà i suoi errori, soprattutto sulla liberalizzazione dei visti per i turchi, Bruxelles non potrà aspettarsi più nulla dalla Turchia. Ankara non si aspetta più nulla dall’Ue, che ci ha tenuto per 40 anni alla porta. Abbiamo mantenuto tutte le promesse fatte, ma loro non ne hanno mantenuta quasi nessuna».
La sessione parlamentare in corso in Turchia dovrebbe sancire l’ingresso della Svezia nella Nato, un argomento “caldo” sui tavoli della diplomazia internazionale, perché in cambio del proprio via libera Ankara ha chiesto – tra le varie concessioni – la fine della politica svedese di accoglienza di profughi curdi ricercati in Turchia.
di: Micaela FERRARO
FOTO: EPA/NECATI SAVAS