biden israele

Il presidente Usa visiterà anche i Territori palestinesi prima di recarsi in Arabia Saudita

Comincia oggi il tanto discusso viaggio di Joe Biden in Medio Oriente. Il tour del presidente Usa parte con il suo atterraggio in Israele, dove non mancherà una visita ai Territori palestinesi. Venerdì sarà il turno dell’Arabia Saudita.

Non appena atterrato a Tel Aviv, Biden viene accolto dal premier Yair Lapid che ha celebrato la “visita storica“, espressione del “legame indissolubile tra i nostri due Paesi“. Lapid ha anche definito Biden un “grande sionista e uno dei migliori amici che Israele conosca“.

Fra le prime dichiarazioni di Biden, che non perde tempo, non manca un riferimento alla questione palestinese: «la soluzione dei due Stati rimane la migliore per garantire pace e stabilità a israeliani e palestinesi» ha ribadito il presidente che, confermando quanto detto da Lapid, sottolinea come “le nostre relazioni con Israele non sono mai state così forti e profonde“, perché “non devi essere ebreo per essere sionista“.

Le tappe di questo viaggio sembrano tracciare una strategia estera ben precisa di Biden, che punterebbe a intessere una prima rete di relazioni diplomatiche ufficiali fra Tel Aviv e Riyad, due poli molto distanti che negli ultimi anni si starebbero silenziosamente riavvicinando anche grazie a un nemico comune come l’Iran.

Indica questa direzione anche il consigliere per la Sicurezza nazionale americano Jake Sullivan che ha parlato di un “processo lungo” di normalizzazione dei rapporti fra i due Stati. Questo processo era iniziato due anni fa con la storica firma degli Accordi di Abramo fra Usa, Emirati e Bahrein.

E proprio la scelta delle tappe, così come le recenti voci di un lavoro diplomatico in corso su una serie di questioni che coinvolgono i due Paesi, hanno alimentato le speranze che da questa visita possano scaturire dei progressi verso una normalizzazione dei rapporti tra lo Stato ebraico e il Regno wahabita.

In patria non sono mancate le polemiche per la missione di Biden in Arabia Saudita; in particolare hanno fatto sentire la loro voce anche le famiglie delle vittime dell’11 settembre che hanno invitato il presidente a chiedere conto a Riyad del terrorismo nel Paese.

Nonostante questo, la guerra in Ucraina mette non poca pressione sulla Casa Bianca, impegnata ad assicurare la sicurezza energetica al Paese dopo il muro ertosi fra Washington e Mosca. Anche per questo l’Arabia Saudita è diventata un “partner strategico” col quale fare i conti, non prima però di “riequilibrare i rapporti”.

La prospettiva è quindi innanzitutto energetica, con la Casa Bianca che punta a un aumento della produzione petrolifera proprio dal Medio Oriente per calmierare i prezzi e l’inflazione in patria. Una mossa funzionale anche alle elezioni di midterm alle quali Biden guarda non senza preoccupazione.

Al di fuori di questo, la missione in Medio Oriente rappresenta un primo passo ufficiale verso il “ritorno della leadership americana” come spiega Sullivan, con l’aquila che torna a riaprirsi alla politica estera dopo l’isolazionismo di Trump, chiamato dalle urgenze dell’espansionismo russo e delle minacce dell’Iran.

di: Marianna MANCINI

FOTO: ANSA/EPA/ABIR SULTAN