Domenica 2 ottobre i cittadini sono chiamati alle urne per le elezioni generali. Riflettori puntati sulla presidenza tripartita
Domenica 2 ottobre la Bosnia-Erzegovina è chiamata alle urne per le elezioni generali. Sono oltre 3,3 milioni i cittadini chiamati a rinnovare tutti gli organi istituzionali, sia a livello sia federale, sia per le due entità che compongono il Paese, la Federazione di Bosnia ed Erzegovina, comunemente nota come Federazione croato-musulmana e la Repubblica Serba (Republika Srpska).
I riflettori sono puntati soprattutto sul voto per la presidenza tripartita, che prevede una rappresentanza per ciascuno dei popoli costitutivi della Bosnia-Erzegovina: i serbi, i croati e i bosgnacchi (bosniaci musulmani).
I favoriti sono la serba Zeljka Cvijanovic, presidente uscente della Republika Srpska e candidata per l’Alleanza dei socialdemocratici indipendenti (Snsd), il bosgnacco Bakir Izetbegovic, leader del Partito di azione democratica (Sda), e la croata Borjana Kristo dell’Unione democratica croata di Bosnia-Erzegovina (Hdz).
Analogamente agli altri organi istituzionali, i membri della presidenza vengono eletti con un mandato di quattro anni, e la presidenza dell’organo collegiale viene assunta a turno da ognuno dei tre componenti ogni otto mesi.
SI tratta, però, di un voto che avviene nel pieno di una profonda crisi politica, fonte di timori per la stessa integrità territoriale del Paese.
di: Francesca LASI
FOTO: ANSA/EPA/FEHIM DEMIR