Già in diverse occasioni gli operai avevano lavorato in quelle condizioni
«Non me l’avevano data l’interruzione della linea».
È quello che il tecnico di Rfi, Antonio Massa, aveva confessato in lacrime davanti ai magistrati. Avrebbe quindi dato l’ok agli operai sapendo che la linea non era stata interrotta. L’uomo è quindi adesso indagato e con lui anche Andrea Girardin Gibin, capocantiere della Sigifer, la ditta per la quale lavoravano le cinque vittime della strage di Brandizzo.
Questo non è stato un unico casa, infatti, più volte è capitato che si lavorasse sui binari nonostante il passaggio di treni. Un aspetto che i magistrati dovranno approfondire insieme a criteri e modalità di formazione del personale.
Una condizione che sembra essere confermata anche dal video girato da una delle vittime la sera dell’incidente.
Gli ex colleghi in Procura
Oggi, 7 settembre, sono stati interrogati dagli inquirenti alcuni ex dipendenti della Sigifer, la ditta di Borgovercelli titolare del subappalto da Rfi per i lavori di manutenzione alla stazione di Brandizzo.
«Abbiamo confermato quello che avevamo già detto, cioè che si lavorava anche senza autorizzazioni. Dalla giustizia mi aspetto che vadano in galera e che chiuda l’azienda», ha detto uscendo dalla Procura di Ivrea Antonio Veneziano, un ex dipendente della Sigifer.
È stato sentito anche il titolare della Sigifer di Borgo Vercelli, Franco Sirianni, che dice di avere la coscienza a posto.
«Per noi la sicurezza è sempre stata al primo posto. I ragazzi lo sapevano. Non volevo nemmeno usassero il cellulare durante i lavori, per evitare di distrarsi. Era un lavoro banale. C’era la scorta di Rfi. Avevano i titoli per lavorare».
La testimonianza di un ex dipendente
Un ex dipendente ha dichiarato ai microfoni di Pomeriggio Cinque: «ho lavorato per due anni e mezzo alla Sigifer e so per certo che l’interruzione ferroviaria non c’era mai. Al mio primo giorno di lavoro, non sapevo niente, non mi avevano spiegato niente. Mi avevano chiesto solo di trasportare la piattina che serve a caricare gli attrezzi per non portarli a spalla. A un certo punto vedo un treno sfrecciare: mi trovavo tra il binario e la parte esterna, io sono stato fortunato perché il vento prodotto dal passaggio del treno mi ha allontanato ma la piattina di venti chili è stata disintegrata. Un’altra volta, in Val d’Aosta, non è successa una tragedia per miracolo». Il ragazzo ha detto di aver provato a parlarne con i titolari, dei rischi cui erano sempre sottoposti: «mi dicevano che sono cose che succedono anche se non devono, però sostenevano che il lavoro era quello e quelli erano i rischi. Tutti avevano paura di lavorare lì, perché nessuno ti insegna niente. Eravamo consapevoli di rischiare la vita tutte le volte».
di: Alice GEMMA
FOTO: ANSA / TINO ROMANO