I dati del telescopio Hubble e del satellite Gaia forniscono nuovi elementi alla ricerca astronomica
Da più di due decenni gli scienziati si arrovellano sul mistero dei buchi neri. A destare curiosità irrisolte sono soprattutto quelli di massa intermedia, aventi un peso ricompreso fra 100 e un milione di volte la massa solare. I buchi neri intermedi rappresentano l’anello di congiunzione fra quelli più piccoli, sostanzialmente resti di stelle giganti che non superano i 100 milioni di soli in termini di massa, e quelli supermassicci, con masse fino a miliardi di volte quella solare.
Ora grazie agli ultimi dati raccolti gli scienziati hanno un tassello in più nella scoperta dei buchi neri intermedi. Lo ha dimostrato un recente studio dello Space Telescope Science Institute basato su dati raccolti dal satellite dell’ESA Gaia e dal telescopio spaziale Hubble e pubblicato sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society.
Gli studiosi sono riusciti a osservare l’interno di un antichissimo ammasso stellare, il più vicino alla Terra, noto come Messier 4 (M4). Al suo interno hanno individuato un’enorme massa scura che potrebbe essere un buco nero intermedio, con un volume di circa 800 volte il Sole. «Una delle possibili teorie – spiega il primo autore dell’articolo Eduardo Vitral – è che invece di essere tanti piccoli oggetti separati, questa massa scura potrebbe essere un buco nero di medie dimensioni».
Un fenomeno che gli scienziati sono fiduciosi di scandagliare ulteriormente nel prossimo futuro anche grazie ai nuovi dati raccolti da Hubble e dal James Webb.
di: Marianna MANCINI
FOTO: PIXABAY
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