Mentre Calenda sembra allontanarsi dal PD, gli ex 5stelle presentano Ambiente 2050
Inizia la settimana e gli schieramenti e le possibili coalizioni iniziano a delinearsi. Apre la settimana il dibattito tra Calenda e il Partito Democratico. Dai sondaggi di Youtrend si confermano ai vertici delle preferenze Fratelli d’Italia al 24,2% e il Partito Democratico al 23,4%, segue la Lega al 13,5%. Alta la fiducia nel presidente della Repubblica Sergio Mattarella (63,2%), rimane alta anche la fiducia in Mario Draghi (52,3%) e al terzo posto spicca la leader di Fratelli d’Italia, per i cittadini intervistati la fiducia verso Meloni è alta per il 38,3%.
Calenda-PD l’intesa sembra allontanarsi
Su Twitter Calenda scrive al segretario Dem Letta: «quello che aiuta di sicuro la destra è una coalizione eterogenea, confusa e poco credibile. Cerchiamo di evitarla. Noi ce la stiamo mettendo tutta. Le questioni le conosci da giorni. Stasera le abbiamo messe per iscritto con @Piu_Europa. Aspettiamo una risposta». Intervistato dal Corriere della Sera il leader di Azione spiega di essere rimasti “molto delusi dalla discussione con il Pd. Abbiamo iniziato un percorso con Enrico Letta che parlava di agenda Draghi. Oggi quell’agenda è totalmente sparita. Abbiamo presentato un documento preciso su come intendiamo governare il Paese. Non abbiamo avuto alcuna risposta“.
«È una settimana che gli chiedo di rispondermi ed è una settimana che entrano nella coalizione persone che rappresentano il contrario di quello che dovremmo fare – spiega Calenda. – Letta invece di far entrare Marco Bentivogli fa entrare Federico D’Incà che non ha votato la fiducia. Come si fa? Questa coalizione sta diventando una roba improponibile: ci facciamo ridere dietro». Calenda sottolinea comunque di non avere intenzione di chiudere “la porta la dialogo” ma a Letta sono state chieste “due cose precise, non chiacchiere e appelli. Primo, non un voto di Azione e +Europa può andare a Di Maio, Fratoianni e Bonelli. Visto che il Pd ci tiene tanto a candidarli lo facesse nel proporzionale e nella lista Democratici e progressisti. Noi non candideremo negli uninominali Mariastella Gelmini e Mara Carfagna, che pure sono ministre in carica del governo Draghi, proprio per trovare tutte le soluzioni che uniscono. Secondo, va bene avere programmi diversi. Ma non contraddittori. Chiediamo un incontro per definire i punti programmatici comuni“.
Su Twitter Calenda ribadisce: «non abbiamo posto veti sulle persone, ma solo chiesto che i nostri voti non vengano usati per eleggere persone che rappresentano tutto ciò che abbiamo combattuto in questa legislatura. Non abbiamo chiesto “un solo programma” ma un minimo di coerenza per essere credibili». In un secondo tweet spiega: «imbarchiamo di tutto, facciamo come ci pare, tanto se non accettate vi accusiamo di far vincere la Meloni; non funzionerà. Non abbiamo accettato la stessa logica su Conte/campo largo. Nel caso fermeremo la Dx sul proporzionale battendoci a viso aperto», inoltre se “avremo stabilito che la corsa del PD non è per vincere ma per perdere prendendo un voto in più rispetto a Fratelli d’Italia. E siccome le corse a perdere non le amo, combatteremo per fermarli negli uninominali“. Secondo Calenda “la realtà è che fatta così questa coalizione perde. I nostri elettori non votano Di Maio/Fratoianni negli uninominali e non prendo voti moderati su patrimoniali, dote ai 18 e no ai rigassificatori. Il PD lo sa benissimo. Le ns richieste sono sensate” e sottolinea “non faccio chiusure. Non chiedo di escludere Di Maio o Fratoianni. Fate, ma sulla quota proporzionale, così che chi non vuole votarli lo possa fare. Così ci regoleremo noi sulle candidature potenzialmente divisive“.
Nel dibattito entra anche Lorenzin che ha spiegato come “siamo tutti in campo per battere la destra sovranista e populista e per le alleanze dico a Calenda che questo gioco dei veti non va bene. Lui che propose il fronte repubblicano contro i populisti e sovranisti sa che per batterli bisogna unirsi, dividersi vuol dire aiutare l’altro campo“. La deputata Dem ha inoltre sottolineato: «il Rosatellum che ci impone una chiamata alla realtà, radicalizza e bipolarizzazioni il voto: o si sta da una parte o dall’altra. Europa e atlantismo da un lato, antieuropeismo e filo russi dall’altro. Ci aspettano scelte importanti per contrastare l’inflazione, la povertà ,per contenere il caro energia e aiutare imprese a non fallire. Chi ha scelto di far Cadere Draghi ha detto di no ad agenda sociale: salute e salari, e ha messo a rischio il PNRR così come ha defenestrato la persona che tutti riconoscevano come uomo chiave per ottenere tetto prezzo del gas e mantenere sostenibile il debito. Dobbiamo essere uniti. Ponendo veti non facciamo che favorire la destra filo russa».
In un video pubblicato su Twitter il numero uno di Azione dichiara: «se la risposta sarà ‘No’, intanto arrivi una risposta, che l’aspettiamo da tanto tempo, allora, caro Enrico Letta, la responsabilità della rottura sarà interamente tua e noi andremo a combattere a viso aperto con una proposta di governo credibile, nel proporzionale, per bloccare l’avanzata della Meloni. Io voglio sapere se gli sembrano assurde o no. A me sembrano il minimo sindacale per non mettere insieme una accozzaglia piena di idee diverse, totalmente incoerente e di scarsa qualità», riferendosi alle proposte di Azione e +Europa, conclude Calenda.
Zingaretti: impossibile andare con M5S a livello nazionale, sul territorio è giusto continuare dove funziona
Dal Presidente della Regione Lazio arriva il monito: «io penso che l’impossibilità in questo contesto di andare con il Movimento 5 stelle, per un elemento di credibilità, c’è. Ma allo stesso modo dobbiamo criticare chi in questi anni ha usato solo i picconi contro un’alleanza mentre stava al governo. Quindi paghiamo un errore ma anche questo atteggiamento molto sbagliato». Zingaretti sottolinea: «a livello nazionale c’è una dinamica che ormai credo sia disegnata negli indirizzi di queste ore. L’Importante è dare una lettura corretta di quello che è avvenuto. Lì dove si governa sulla base di programmi, dei progetti e delle scelte di governo, non bisogna rimettere in discussione tutto» A proposito dell’alleanza con i 5 stelle ha specificato: “a livello nazionale c’è una dinamica che ormai credo sia disegnata negli indirizzi di queste ore. L’Importante è dare una lettura corretta di quello che è avvenuto. Lì dove si governa sulla base di programmi, dei progetti e delle scelte di governo, non bisogna rimettere in discussione tutto“.
A proposito dell’alleanza con Calenda l’esponente del PD piega: «la formula con cui Letta ha posto in tema è corretta. Io da anni, spesso in solitudine, mi sono battuto per una legge proporzionale con soglia alta perché era evidente che noi saremmo arrivati a questo punto. Ovvero a una difficoltà nel costruire alleanze. Quindi Enrico ha detto: ognuno con le sue idee però costruiamo un fronte che combatte».
Enrico Borghi, deputato del PD, ha dichiarato a SkyTg24: «ci sono tutte le condizioni per chiudere un accordo con Calenda. Se entriamo nel merito delle proposte, possiamo trovare punti di caduta positivi. Un esempio? I rigassificatori, che sembra essere una vexata quaestio: per noi il tema è chiaro. È una questione di sicurezza nazionale, per emanciparci dal gas russo, e vanno fatti. Come dimostra il lavoro del presidente Bonaccini a Ravenna, lo stiamo facendo. E come dimostra ad esempio il lavoro fatto a Pisa sul polo militare, proprio dal Partito Democratico, ci sono tutte le condizioni per fare queste infrastrutture componendo gli interessi nazionali con le esigenze del territorio. Serve l’arte del governo, la capacità di agire e di legare. È un esempio, se ne potrebbero fare altri. Con l’ascolto e la capacità di entrare nel merito delle questioni, si possono trovare punti di convergenza».
Ex 5 Stelle presentano Ambiente 2050
Si apprende che anche la deputata vicepresidente del Copasir, Federica Dieni, sarebbe pronta a lasciare il Movimento, seguendo quanto fatto da Crippa e D’Incà. Oggi i due ex grillini hanno presentato Ambiente 2050 un nuovo progetto politico incentrato sull’ambiente nel campo progressista. La notizia ufficiale dell’uscita di Dieni arriva con una nota. La deputata scrive: «oggi, pur con profondo rammarico, cristallizzo la mia decisone di lasciare il M5s. È da tempo che le decisioni che vengono prese dai vertici non mi appartengono più. Erano ormai troppe le scelte non condivise a cui mi sono attenuta per mera disciplina di partito, ma che hanno determinato in me un profondo disagio interiore e uno scollamento rispetto ad un progetto in cui non posso riconoscermi. Chi ha seguito la mia azione politica sa che non ho mai nascosto il mio disaccordo riguardo a molti temi cruciali che hanno toccato questioni importanti in ambito nazionale e locale. Ho condotto le mie battaglie a viso aperto. Ho tentato, dall’interno del Movimento, di portare avanti un confronto costruttivo, ma ogni volta che ho intrapreso la via del dialogo ho trovato solo un muro».
Renzi: puntiamo al 5%, Bonetti: il centro supererà il 10%
Renzi nella sua e-news scrive: «ho fatto di tutto perché il Pd smettesse di essere il partito delle tasse. Lo scontro tra noi e il Pd oggi sta nelle idee, non sui seggi. Per questo noi lavoriamo a un terzo polo, diverso dalla destra sovranista e dalla sinistra delle tasse. Che parli di lavoro e non di assistenzialismo. Di giustizia e non di giustizialismo. Di ambiente e non di ideologia. Di infrastrutture e non di veti. Di diritti e non di slogan. Andare da soli contro tutti è difficile. Noi puntiamo a prendere il 5%: il vero voto utile è mandare gente competente in Parlamento. E se insieme a noi ci saranno altre forze pronte a costruire davvero un terzo polo attrattivo e coinvolgente, saremo felici di lavorare insieme».
La ministra per la Famiglia, di Italia Viva, Elena Bonetti spiega la necessità di: “creare un polo di centrale, capace di essere baricentro nella nuova legislatura, per continuare l’esperienza Draghi“. Secondo la ministra “c’è un polo di centro con Italia Viva di Matteo Renzi, che al di sopra delle critiche o sondaggi, dimostra di saper fare sintesi di esperienze importanti, dal riformismo liberale al cattolicesimo democratico. E poi Azione insieme a +Europa, con Carlo Calenda, e le colleghe Mara Carfagna e Mariastella Gelmini. Ma penso anche a forze della società civile“. La strategia vincente, secondo la ministra, non è come chiede Letta di opporsi alla destra ma “dare risposte a elettori di centrodestra che oggi non hanno più casa. Da lì si partirebbe per un governo in grado di continuare l’esperienza Draghi“, ma “se Calenda sceglierà di esserci sarà sicuramente una figura da leader. Ma in questo spazio ci saranno anche tante leadership al femminile” e un polo di centro potrebbe “valere sicuramente più del 10%“.
Salvini: “Viminale? Mi vedo dove mi vedono gli italiani”, oggi tavolo del cdx per il programma
Ai microfoni di Radio Anch’io il leader della Lega Matteo Salvini: «la posizione internazionale dell’Italia sarà sempre la stessa a prescindere dal governo. Siamo e saremo dalla parte della democrazia, della libertà e della pace chiunque vincerà le elezioni. Siamo contro ogni guerra, aggressione, invasione e stiamo lavorando per la pace. La Lega rimane per l’alleanza atlantica ed è alleata dei Paesi occidentali». Salvini parla di diversi obiettivi, come la flat tax al 15%, il taglio dell’iva sui beni di prima necessità e rilancia sulle autonomie. A proposito del futuro premier Salvini spiega: «io mi vedo dove mi vedono gli italiani».
«Al tavolo del programma la Lega chiederà agli alleati di firmare per essere omogenei dopo una eventuale vittoria, alcuni accordi» spiega Salvini, e a proposito del presidenzialismo: «non siamo al mercato non c’è nessuno scambio con l’autonomia. Sono assolutamente d’accordo su una riforma presidenziali ma non ci sono scambi. Un punto fermo non discutibile sarà l’azzeramento della legge Fornero e l’avvicinamento a quota 41».
Da Chioggia, il leader della Lega dichiara: «noi non controlliamo televisioni, sindacati, banche, poteri forti, non abbiamo milioni di euro da buttare, non abbiamo gente che ci vota per interesse, per salvare le poltrone o i redditi di cittadinanza che vanno tolti a chi non ha voglia di lavorare, perché non si può continuare a mantenere a casa gente che rifiuta il lavoro. Reddito di cittadinanza per chi non può lavorare: sì ma per chi rifiuta il posto di lavoro no».
Il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Francesco Lollobrigida, ha spiegato che “a chi si domanda se sia in atto uno scambio presidenzialismo-autonomia tra Fratelli d’Italia e Lega, ricordiamo che Salvini, come noi e dopo un lungo percorso della Lega iniziato da posizioni differenti, ha già da tempo sposato il presidenzialismo come garanzia della sovranità popolare e di efficienza dello Stato. Identico processo che abbiamo fatto noi sull’autonomia, inteso come percorso parallelo con le stesse finalità. La Costituzione va riformata in senso organico e non con toppe a colori come ha fatto la sinistra, spesso peggiorandone il testo e l’impianto (verificare alla voce ‘Titolo V’). Nel centrodestra, in questi trent’anni, il confronto ha portato sintesi virtuose che a sinistra non si sono verificate a causa di ancoraggi ideologici che, se si vuole davvero modernizzare l’Italia, vanno accantonati“.
Si terrà oggi il tavolo del Centrodestra per decidere il programma elettorale. Saranno presenti Fratelli d’Italia con il senatore Giovanbattista Fazzolari; per il Partito dei Conservatori e dei Riformisti Europei l’europarlamentare e co-presidente Raffaele Fitto; per la Lega il responsabile dei Dipartimenti, Armando Siri e il capogruppo al Senato, Massimiliano Romeo; per Forza Italia il responsabile dei Dipartimenti, Alessandro Cattaneo e il vicepresidente della Camera, Andrea Mandelli. Saranno presenti inoltre esponenti di Coraggio Italia, Udc e Noi per l’Italia.
di: Flavia DELL’ERTOLE
FOTO: ANSA/FABIO FRUSTACI