Maria Cesaria Giordano, CEO e co-Founder di HRCOFFEE, racconta la storia della sua azienda, nata per migliorare le strategie di gestione del personale, tra il desiderio di fare carriera e quello di diventare mamma

Maria Cesaria Giordano, Pasquale Davide de Palma e Dario Nuccetelli, co-founder di HRCOFFEE, hanno creato un social network per le aziende. La peculiarità del progetto è l’utilizzo di un approccio bottom up, che permette alle aziende di conoscere non solo il percorso lavorativo dei propri dipendenti ma anche quello personale. Il loro scopo è realizzare una migliore organizzazione strategica del lavoro che impieghi i dipendenti in lavori stimolanti e in linea con le proprie competenze e specialità.

Come nasce l’idea di voler fare impresa?
«Da dipendente mi sono sempre sentita disadattata perché mi sono sempre ritenuta troppo autonoma e responsabile. Proprio nel 2014 avrei ottenuto un indeterminato ma volevo portare avanti questo progetto che avevo in mente. Feci una proposta al mio capo per provare a dare spazio alla mia idea nell’azienda per la quale lavoravo ma lui rifiutò. Da quel momento decisi di seguire la mia strada».

Si è mai scontrata con qualche pregiudizio quando ha deciso di diventare un’imprenditrice?
«Ho vissuto il pregiudizio di essere una donna che sembrava più giovane della sua età, provavo a truccarmi per sembrare più grande o perlomeno dell’età che in effetti avevo. Sembrando molto giovane mi consideravano tutti inesperta, la gente mi diceva spesso che quello che pensavo e volevo fare era sbagliato. Il fatto di essere donna era un altro elemento a mio sfavore. L’apparenza creava un pregiudizio».

 Quanto ad oggi si dà ascolto alle esigenze delle donne e delle madri in ambito lavorativo?
«Andare incontro alle esigenze delle lavoratrici dovrebbe essere la normalità. Ad oggi manca l’empatia, necessaria per capire l’altro. La nostra società spesso costringe le donne che lavorano a ricorrere a servizi di cura privati che hanno un costo oneroso e questo comporta che molte donne decidano di sospendere il lavoro per la cura dei figli. Io ho voluto vivere entrambe le dimensioni, quella genitoriale e quella lavorativa, ma ho dovuto sacrificare alcune cose, come del tempo per me stessa, pur di evitare di fare una scelta. Le donne devono essere messe nelle condizioni di poter fare quello che vogliono, di coadiuvare la voglia di fare carriera con quella di essere madri senza dover impazzire. Per farlo le aziende devono andargli incontro».

Come HRCOFFEE va incontro a queste esigenze?
«Noi abbiamo creato lo statuto delle persone, un protocollo che riassume i valori della nostra azienda, strutturati attorno a tre assi portanti: benessere, cooperazione e produttività. Tra i valori che sosteniamo vi è l’importanza del supporto emotivo e genitoriale. Abbiamo poi introdotto il servizio babysitter in occasione di eventi fuori dall’orario di lavoro. In questo modo non si mette una donna nella condizione di dover scegliere e le si permette di lavorare serenamente sapendo che il bambino è in buone mani. Cerchiamo di pensare alle dipendenti che sono anche madri. È importante tenere presente che una dipendente che viene assunta oggi in futuro potrebbe diventare genitore e le aziende devono organizzarsi secondo questa prospettiva».

Come si può far fronte alla disparità salariale tra uomo e donna?
«Spesso si sminuisce il lavoro di una donna perché, soprattutto nel caso abbia una famiglia, si trova spesso a dover prendere dei permessi e questo incide sullo stipendio. Dunque, prima di tutto si dovrebbe modificare il concetto che la cura della famiglia sia un compito demandato solo alla donna, quando in realtà riguarda entrambi i genitori. Se anche l’uomo prendesse gli stessi permessi anche il suo stipendio ne risentirebbe. Un altro aspetto da considerare è l’introduzione, dal prossimo anno, di un obbligo che prevede che lo scarto degli stipendi tra uomini e donne non debba superare il 5%. Pertanto, si stanno inserendo dei fattori di controllo anche per questo problema».

Maria Cesaria Giordano racconta che guardando sua figlia vorrebbe si sentisse sempre nelle condizioni di poter fare quello che vuole in futuro. Per questo ha sempre voluto i suoi figli accanto mentre lavora, per insegnargli che una mamma può anche lavorare. L’importante è che possa sempre scegliere senza impedimenti.