I periti parlano di una morte “lenta”
Il 26 ottobre è stata riperta l’istruttoria dibattimentale sul caso Serena Mollicone che, secondo la professoressa Cristina Cattaneo anatomopatologa del Labanof di Milano, “è morta tra le 13 e le 20:30 del primo giugno 2001”.
Cattaneo ha redatto la consulenza con cui la procura di Cassino ha portato a processo i cinque imputati assolti nel luglio del 2022 e che oggi, 20 novembre, si trovano a processo davanti ai giudici della Corte di Assise d’Appello di Roma.
Gli imputati per accuse che vanno dall’omicidio al favoreggiamento, sono Franco Mottola, ex comandante della stazione dei carabinieri di Arce, il figlio Marco e la moglie Anna Maria. Oltre a loro anche i carabinieri Francesco Suprano e Vincenzo Quatrale, quest’ultimo morto suicida nel sorano a seguito del racconto agli investigatori di dettagli importanti ai fini dell’indagine.
Risulta assente Annamaria Mottola, moglie di Franco. Padre, madre e figlio sono imputati con l’accusa di concorso in omicidio. In aula invece Franco Mottola e il figlio Marco insieme al carabiniere Francesco Suprano, accusato di favoreggiamento.
Davanti alla Corte stanno testimoniando consulenti e periti che si sono occupati del caso.
«È stata una morte lenta, probabilmente a causa di soffocamento. Serena aveva un’edema celebrale, ma senza sanguinamento. Non è la tipica emorragia, quindi forse si è trattata di una morte lenta. La ragazza non è morta sul colpo e su questo siamo tutti d’accordo. Probabilmente si arriva all’evento del decesso, perchè le vengono chiuse le vie aeree – ha detto Cristina Cattaneo – La sua agonia è durata da una a 10 ore e quindi poteva essere salvata. Il cranio della giovane è compatibile con buco trovato nella nella porta della foresteria della caserma dei carabinieri di Arce. La testa ha impattato con l’arcata zigomatica».
di: Alice GEMMA
FOTO: ANSA/ ANTONIO NARDELLI