Il 75% di chi ha lasciato Italia è andato in Europa
«Lavorare all’estero per i nostri giovani è un’opportunità e deve essere una scelta, se dopo un percorso formativo in Italia si è costretti a lasciare il territorio per mancanza di occupazione o prospettive, e una volta acquisite preziose conoscenze ed esperienze, non si riesce più a tornare, si è di fronte ad una patologia alla quale porre rimedio. Quando non si riesce a riportare nel nostro Paese professionalità è l’intera comunità che viene impoverita. Individuare percorsi per garantire il ritorno in Italia, è una sfida fondamentale che le istituzioni, la politica devono raccogliere».
A dirlo è stato Sergio Mattarella, il Capo dello Stato.
Secondo il rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes, infatti, il 44% di coloro che ha lasciato l’Italia da gennaio a dicembre 2022, è composto da giovani italiani tra i 18 e i 34 anni.
Rispetto agli anni precedenti, si rilevano due punti percentuali in più in questa specifica classe di età che continua a crescere nonostante ci sia stato un decremento delle partenze ufficiali. Questo andamento spinge a pensare che, forse, siamo in una nuova fase della mobilità italiana.
Il 75,3% di chi ha lasciato l’Italia per espatrio nel corso del 2022 è andato in Europa; il 17,1% è, invece, arrivato nel continente americano e il 7,4% si è distribuito in tutto il resto del mondo.
Nel 2023, all’interno del generale decremento di partenze rispetto al 2022 (-2,1%), le iscrizioni all’Aire per la sola motivazione espatrio degli over 65 anni sono state 4.300 in totale.
di: Alice GEMMA
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