A riferirlo è un comunicato stampa della Commissione europea riguardante le procedure di infrazione di febbraio e marzo 2022
Arriva un’altra procedura d’infrazione contro l’Italia e questa volta riguarda il nuovo assegno unico e universale per i figli a carico, in vigore da marzo 2022. Di quest’ultimo possono beneficiare solo le persone che risiedono nel paese da almeno due anni e solo se risiedono nella stessa abitazione dei figli.
Secondo la Commissione, queste norme violano il diritto dell’Ue in quanto non trattano i cittadini dell’Unione Europea allo stesso modo, il che si qualifica come discriminazione.
Infrazione per reddito di cittadinanza
La Commissione europea ha deciso di dare inizio una procedura d’infrazione contro l’Italia inviando una lettera di messa in mora perché il regime di reddito minimo non segue il diritto dell’Ue in materia di libera circolazione dei lavoratori, diritti dei cittadini, residenti di lungo periodo e protezione internazionale.
A riferirlo è un comunicato stampa della Commissione europea riguardante le procedure di infrazione di febbraio. Nella nota rilasciata della Commissione Ue, si legge “una delle condizioni per accedere al reddito di cittadinanza in Italia è aver risieduto nel Paese per 10 anni, di cui due consecutivi, prima di richiederlo. Le prestazioni sociali come il reddito di cittadinanza dovrebbero essere pienamente accessibili ai cittadini dell’Ue che sono lavoratori dipendenti, autonomi o che hanno perso il lavoro, indipendentemente dalla loro storia di residenza. Anche i cittadini dell’Ue che non lavorano per altri motivi dovrebbero essere ammessi al beneficio, con l’unica condizione di risiedere legalmente in Italia da più di tre mesi”.
Nella nota c’è anche una direttiva europea che “prevede che i residenti di lungo periodo extracomunitari abbiano accesso a tale prestazione”.
Secondo l’esecutivo Ue, il requisito dei 10 anni di residenza, si pone quindi come discriminazione indiretta, “poiché è più probabile che i cittadini non italiani non soddisfino questo criterio”, si legge ancora. Stando poi alla procedura di infrazione aperta contro l’Italia, “il regime italiano di reddito minimo discrimina direttamente i beneficiari di protezione internazionale, che non hanno diritto a questo beneficio e il requisito della residenza potrebbe impedire agli italiani di trasferirsi per lavorare fuori dal Paese, in quanto non avrebbero diritto al reddito minimo al loro rientro in Italia”.
Stando alle procedure comunitarie, l’Italia ha due mesi di tempo per rispondere alle preoccupazioni sollevate. In caso contrario, la Commissione potrebbe decidere di inviare un parere motivato.
di: Alice GEMMA
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