La vedova della rock star John Lennon spegne le candeline con una poetica installazione di ispirazione giapponese
Ha spento 90 candeline sabato 18 la performer ed artista Yoko Ono, che ha festeggiato con un “albero dei desideri” virtuale creato per lei dal figlio Sean Ono Lennon. Una installazione online, ispirata al primo “albero dei desideri” creato da Yoko nel 1996 e ad un’antica usanza giapponese, quella di scrivere un desiderio su un foglietto e poi appenderlo al ramo di un albero.
La vedova di John Lennon ha raccolto nel tempo quasi due milioni di “desideri”, sepolti alla base della Imagine Peace Tower in Islanda da oltre 200 alberi piantati in musei e gallerie di 35 Paesi. «Mia mamma non può passare accanto a un albero senza abbracciarlo con entusiasmo», ha spiegato il figlio di John e Yoko. Tanti i colleghi e le celeb che le hanno mandato auguri in vista del novantesimo compleanno: Ringo Starr, Elton John col marito David Furnish, Julian Lennon, Liam Gallagher, Annie Leibovitz.
Una vita d’arte e d’amore
Artista e musicista giapponese naturalizzata statunitense, Yoko Ono è stata fra i primi membri di Fluxus, un’associazione libera di artisti d’avanguardia nata nei primi anni Sessanta. Fu tra le prima artiste a indagare il rapporto simbiotico tra performance e arte, ad esempio con “Cut Piece”, allestimento durante cui rimane seduta su un palco invitando il pubblico a tagliare con delle forbici i vestiti che lei stessa indossava, fino a rimanere nuda. Nel 1966 incontra il cantante John Lennon, durante una sua performance in una galleria. Lo sposerà nel 1969 e i due saranno inseparabili; dalla loro unione nacque un figlio, Sean, nel 1975. Una vita d’arte e d’amore, durante la quale collaborava con il marito a seguito dello scioglimento dei Beatles. Poi, la tragedia: l’assassinio del cantante l’8 dicembre 1980 sotto l’appartamento del Dakota a New York dove lei continua ad abitare.
Nonostante alcuni fan dei Beatles la additino ancora come la causa dello scioglimento della band, Ono rimane una figura carismatica e unica nel panorama dell’arte contemporanea e della Storia del pacifismo americano.
di: Caterina MAGGI
FOTO: SHUTTERSTOCK