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Il vicepresidente della Commissione europea: “no a una situazione da Far West”

Si è tenuto a Bruxelles il Consiglio straordinario dei ministri degli Interni Ue dedicato alla questione dei migranti.

Secondo alcune fonti di governo, la discussione “si sta sviluppando in maniera proficua. Si registra una sostanziale comunanza di vedute tra i partecipanti. In particolare, si converge sull’esigenza di dare risposte e realizzare azioni concrete“. Ci sarebbe, quindi, soddisfazione per il piano presentato dalla Commissione europea.

Spagna rifiuta hotspot in Paesi terzi: “in mare gli Stati devono salvare le persone a rischio”

Il ministro dell’Interno spagnolo Fernando Grande-Marlaska ha espresso la sua contrarietà a hotspot in Paesi terzi.

«Una proposta che potrebbe portare a una rinuncia ai nostri obblighi di diritto internazionale e umanitario. In mare, gli Stati devono salvare le persone a rischio – ha dichiarato Grande-Marlaska – Non c’è alternativa, né umanitaria né legale. Il diritto internazionale del mare deve essere rispettato e noi non ci sottrarremo alle nostre responsabilità». Durante il suo intervento il ministro ha chiesto un maggiore impegno finanziario da parte dell’Ue e un piano d’azione specifico per le rotte migratorie del Mediterraneo occidentale e della costa atlantica, incentrato soprattutto sulla prevenzione.

Schinas: “serve cooperazione”

Il vicepresidente della Commissione europea Margaritis Schinas ha dichiarato che “le operazioni delle Ong non sono un tabù, si deve discuterne perché stiamo parlando della vita delle persone. Le operazioni nel Mediterraneo non possono avvenire in una situazione da Far West“.

«Siamo soddisfatti dei risultati di questo Consiglio straordinario – ha proseguito Schinas- Si è trattato di uno spirito molto diverso da quello che ha circondato l’episodio Ocean Viking e che ha portato molte forze eurofobiche e populiste a dire che l’Europa non è in grado di fornire risposte sulle migrazioni. Serve ordine, un quadro di cooperazione. Abbiamo bisogno di dialogo tra gli Stati interessati, di impegno, di un sistema ordinato. La Commissione Ue non ha la competenza giuridica per produrre un codice paneuropeo ma è assolutamente possibile che aiuti gli Stati interessati a elaborare una serie di regole in modo da non trovarci nella situazione come quella che ha portato a quella difficile crisi».

Il vicepresidente ha poi sottolineato che “non stiamo improvvisando: il diritto internazionale obbliga gli Stati membri responsabili della zona Sar nelle acque internazionali di fare il necessario, cioè salvare la vita delle persone, farle sbarcare nei loro porti e registrare il loro status. Adesso abbiamo 20 azioni specifiche molto concrete che non permetteranno che si verifichino di nuovo queste situazioni e tutti sappiamo cosa fare. Speriamo che quando avremo il patto sulle migrazioni ci sarà anche una legittimità sancita nel diritto europeo, perché ora stiamo agendo ad hoc, non c’é nulla di scritto”.

Piantedosi: “rapporti con la Francia normalissimi”

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha “definito “normalissimi e buonissimi” i rapporti con la Francia. e ha affermato che “non c’era necessità” di un confronto con l’omologo francese.

«Chiaramente ho stretto la mano e salutato con molta cordialità tutti i partecipanti, per me era anche la prima occasione, e ho registrato da parte loro cordialità e condivisione di approccio da parte di tutti – ha dichiarato Piantedosi al termine della riunione – Molta soddisfazione perché c’è stata questa presentazione del piano d’azione della Commissione, ci sono state discussioni convergenti da parte di tutti i partecipanti e l’apprezzamento dei fondamentali, che ripercorre quello che l’Italia aveva sempre detto: cioè l’azione forte dell’Europa per migliorare il sostegno ai Paesi di origine e di transito dei flussi migratori, quindi, la cosiddetta dimensione esterna, sia in termini di sviluppare azioni di contenimento delle partenze, sia di migliorare i meccanismi di rimpatrio».

«È andata direi bene – ha proseguito il ministro – sono soddisfatto perché c’è stata la presentazione del Piano d’azione proposto dalla Commissione europea, e ci sono state discussioni convergenti da parte dei partecipanti, nel senso dell’apprezzamento delle linee fondamentali».

Tunisia chiede nuovo approccio per i flussi migratori dal Sahel

Nel frattempo il ministro degli Esteri tunisino Othman Jerandi ha sollecitato i Paesi europei e le organizzazioni umanitarie ad adottare un nuovo approccio alla migrazione dai paesi del Sahel verso l’Europa perché ciò un “impatto negativo” sui Paesi di transito, tra cui la Tunisia.

Durante un incontro con la rappresentante speciale dell’Unione europea per il Sahel, Emanuela Del Re, Jerandi ha sottolineato che “questo approccio deve andare oltre l’aspetto della sicurezza nei Paesi di transito e incentrarsi sui principi di solidarietà e sviluppo equo tra i paesi interessati”.

«È necessario compiere ogni sforzo – ha dichiarato Jerandi – per trovare soluzioni globali al terrorismo e affrontare le sue cause profonde, tra cui la povertà, l’emarginazione e la mancanza di sicurezza alimentare».

Del Re, dal canto suo, ha dichiarato che sono in corso consultazioni con la Tunisia per sviluppare una visione comune sulla migrazione definita “irregolare”.

La Francia frena: “se l’Italia non rispetta la legge del mare, non si aspetti ricollocamenti”

 «Se l’Italia non prende le barche e non accetta la legge del mare e del porto più sicuro, non c’è alcun motivo per cui un Paese che debba fare i ricollocamenti, Francia o Germania, sia lo stesso che accoglie le imbarcazioni». Lo ha detto il ministro dell’Interno francese Gérald Darmanin. Parigi chiede all’Italia e ai paesi di primo approdo di farsi carico della prima accoglienza e delle operazioni di identificazione, controllo e gestione delle domande di asilo; solo a quel punto si potrà parlare di ricollocamento dei migranti come previsto dall’accordo volontario di giugno sottoscritto da 19 Stati europei più quattro associati. Darmanin ha punzecchiato i paesi mediterranei asserendo che «i paesi del Sud del Mediterraneo dovrebbero aprire i loro porti alle imbarcazioni, soprattutto delle Ong».

di: Francesca LASI

aggiornamento di: Caterina MAGGI

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