La speigazione del caso in questione è fatta senza specificare l’identità dei protagonisti
La Corte europea dei diritti umani ha stabilito che l’Italia ha violato il diritto a costruire un legame tra padre e figli.
“La tolleranza dimostrata di fatto dai tribunali verso la costante opposizione della madre e dei servizi sociali a far incontrare padre e figli“, è quello che sottolinea la Corte di Strasburgo aggiungendo “l’assenza di misure in grado di consentire l’instaurazione di un contatto effettivo e una serie di carenze procedurali“.
Lo Stato dovrà pagare a padre e figli 24 mila euro per i danni morali subiti. Mantenuto l’anonimato delle persone a cui si riferisce le quali sono sottoposte a un programma di protezione testimoni.
Il genitore, nato nel 1990, ed è di origini romene, mentre i due figli hanno cittadinanza italiana e sono nati nel 2009 e nel 2011. La vicenda ha inizio nel 2016 quando l’uomo, di fronte all’opposizione della madre dei bambini al mantenimento di un rapporto con i figli, esibisce una domanda per riconoscerli in maniera legale al tribunale di Roma. Spiega di non averli potuti riconoscere perché non presente legalmente in Italia al momento della nascita del primo figlio e perché in prigione e sotto processo, al momento della nascita del secondo.
Nonostante i tribunali gli riconoscano il diritto di visita i servizi sociali non sanciscono un calendario di visite, organizzando soltanto un unico incontro nel 2021. Il Governo italiano per difendersi spiega che le autorità hanno “adottato tutte le misure richieste per proteggere l’interesse dei minori” e che “non era possibile organizzare le visite prima che fosse riconosciuto il rapporto genitori-figli“. Inoltre evidenzia che “i ritardi non sono stati causati dalle autorità, ma sono il risultato delle misure prese per combattere la pandemia Covid 19, visto che il padre era detenuto, e dal fatto che genitore e minori fossero in un programma di protezione dei testimoni“.
La Corte accetta questa difesa ma solo in parte dichiarando “di comprendere che una situazione del genere può comportare difficoltà nell’applicazione del diritto di visita“, ma che le carenze che ha riscontrato “non sono manifestamente legate alle circostanze in questione“. Tra l’altro la Corte europea dei diritto dell’umo afferma che “il processo decisionale, nel suo complesso, è stato iniquo” perché non sono satte fatte le perizie sui bambini per capire qauli fossero le loro volontà rispetto al rapporto con il padre e rispetto alla capacità genitoriale dell’uomo.
di: Alice GEMMA
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