Un trapianto di cellule staminali ha portato due primati a vivere in salute a lungo termine dopo essere guariti dall’Hiv
Potrebbe trattarsi di un passo avanti decisivo per la cura dell’Hiv quello scoperto dall’Oregon Health & Science University. Lo studio infatti analizza due primati che sono riusciti a guarire dall’infezione a seguito di un trapianto di cellule staminali. Pubblicato su Immunity lo studio dimostra che “l’Hiv può essere curato“, spiega il professore presso il Centro di Ricerca sulle Primati Nazionali dell’OHSU e l’Istituto per la Vaccinazione e la Terapia Genica dell’OHSU, nonché ricercatore principale dello studio, Jonah Sacha, spiegando che ciò è già avvenuto in “cinque pazienti“. Con questo studio è possibile “comprendere i meccanismi che permettono che avvenga questa cura” e, continua Sacha, “speriamo che le nostre scoperte contribuiscano a rendere questa cura efficace per chiunque, idealmente attraverso un’unica iniezione anziché un trapianto di cellule staminali“.
Quella della cura con il trapianto di cellule staminali era una strada già battuta da altri ricercatori, ma la novità importante di questo studio è che, per la prima volta, i primati curati sono sopravvissuti a lungo termine, infatti i due animali dello studio vivono in salute a quattro anni dal trapianto. Jonah Sacha ha condiviso il merito con i veterinari dell’Oregon National Primate Research Center e al supporto di due coautori dello studio, medici dell’OHSU che si prendono cura delle persone sottoposte a trapianti di cellule staminali.
Maziarz, , professore di medicina alla School of Medicine dell’OHSU e direttore medico del programma di trapianto di cellule staminali del sangue e del midollo adulto e del programma di terapia cellulare presso l’OHSU Knight Cancer Institute ha sottolineato che “questi risultati evidenziano il potere di collegare gli studi clinici sull’uomo con gli esperimenti preclinici sui macachi per rispondere a domande che sarebbe quasi impossibile fare altrimenti, oltre a dimostrare un percorso verso la cura delle malattie umane“.
di: Flavia DELL’ERTOLE
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