colera

Ramaphosa ha annunciato che visiterà la città più colpita, Hammanskraal

Sono stati 41 i casi accertati di colera che hanno colpito il Sudafrica. In particolar modo la provincia di Gauteng, una delle zone più popolose e che conta quasi 60 milioni di abitanti. Al momento le persone che sono morte a causa del colera sono 23, le vittime sono concentrate soprattutto nella città settentrionale di Hammanskraal dove presto andrà a far visita il presidente sudafricano, Cyril Ramaphosa.

L’epidemia è stata dichiarata il 21 maggio, oltre 10 anni dopo l’ultima epidemia di colera in Sudafrica che è avvenuta tra il 2008 e il 2009 contando quasi 12mila casi. In questa nuova ondata i primi casi erano stati identificati a inizio febbraio.

Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ad aprile, erano presenti focolai di colera in 14 Paesi e i morti erano perlopiù in Malawi, Repubblica Democratica del Congo e Mozambico. A causare i focolai di colera è soprattutto il mancato accesso ad acqua potabile e strutture igienico sanitarie inadeguate. Ad Hammanskraal da decenni i residenti criticano il sistema di gestione dell’acqua (che arriva dal fiume che attraversa la regione e viene raccolta e depurata negli impianti). Nel 2011 il dipartimento dell’acqua e dei servizi igienico sanitarie aveva dichiarato il fiume inquinato da liquami e l’acqua non potabile denunciando la scarsa manutenzione degli impianti di trattamento, nel 2013 e di nuovo nel 2019 il governo aveva dato il via libera ai lavori di ristrutturazione, lavori che però, in entrambe le occasioni, non sono stati portati a termine.

Dal 2019 è stato deciso di distribuire l’acqua potabile tramite autocisterne, ma le acque inquinate vengono fatte defluire lungo la strada e contaminano così contenitori o superfici, ha illustrato il docente universitario che lavora al dipartimento di salute globale, sistemi sanitari e sanità pubblica dell’università di Stellenbosch, in Sudafrica, Jo Barnes.

Inoltre l’acqua viene distribuita nelle abitazioni attraverso pompe alimentate con la corrente elettrica, così se manca l’energia (cosa assai frequente a causa dei continui blackout) non è possibile distribuire l’acqua.

di: Flavia DELL’ERTOLE

FOTO: EPA/AARON UFUMELI