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Meloni: “Parlamento delegittimato e impaurito”. Lega e FI assicurano un voto compatto. In serata il voto

Dopo il discorso di Mario Draghi, in Senato è partito il dibattito sul discorso del premier, che se da un lato ha ricevuto molti applausi, dall’altro è stato anche molto contestato, dentro e fuori l’Aula.

Dopo l’intervento del capogruppo della Lega Massimiliano Romeo, Draghi ha lasciato l’Aula. «Si prenda atto che è nata una nuova maggioranza che è quella del 14 luglio. Serve ricostruire un nuovo patto come lei ha detto, noi ci siamo ma con una nuova maggioranza e un nuovo governo. Il secondo scenario possibile, se non si verificassero gli scenari forti che ho appena raccontato sarebbe quello che qualche analista ha messo in evidenza ricordando il precedente Ciampi: Mattarella può sciogliere le Camere, respingere le sue dimissioni, lei resterebbe con pieni poteri e completerebbe il Pnrr e la legge di bilancio per mettere in sicurezza Paese e consegnare la parola agli italiani. La scelta è a lei».

«Il centrodestra di governo é disponibile a un ‘nuovo patto’ e continuerà a dare il suo contributo per risolvere i problemi dell’Italia soltanto con un nuovo governo, guidato ancora da Mario Draghi, senza il M5S e profondamente rinnovato – hanno fatto sapere Lega e Forza Italia tramite una nota. – Come ha correttamente sottolineato il presidente Mario Draghi nel corso del suo intervento la decisione del Movimento 5 Stelle ha rotto il patto di fiducia che era alla base del governo di unità nazionale, che pure ha affrontato con successo gravi emergenze e avviato un lavoro prezioso sul Pnrr con il nostro leale contributo».

Nel pomeriggio il leader della Lega Salvini ha avuto una telefonata con Mattarella. Silvio Berlusconi ha invece avuto un colloquio sia con il capo dello Stato sia con Draghi.

«Il discorso del presidente Draghi è stato ineccepibile, concreto, lungimirante. Adesso non ci sono più scuse: chi non vota la fiducia al Governo volta le spalle agli italiani. Adesso non servono giochini, ma occorre agire con grande senso delle istituzioni», ha detto Di Maio.

Di diverso avviso Meloni, che dichiara: “Draghi in Aula pretende pieni poteri“. Sostenuta da uno dei fondatori di Fratelli d’Italia Guido Crosetto che aggiunge: «ho sempre avuto rispetto per il Presidente Draghi, come sa lui stesso, e proprio per questo vorrei dirgli che la frase “Me lo hanno chiesto gli italiani” è nello stile di “datemi i pieni poteri”».

«Sono le autocrazie che rivendicano di rappresentare il popolo senza bisogno di far votare i cittadini, non le democrazie occidentali – prosegue Meloni – Fratelli d’Italia non intende assecondare questa pericolosa deriva. Decidano gli italiani del proprio futuro, non questo Parlamento delegittimato e impaurito. Elezioni subito».

Dagli alleato del centrodestra arrivano toni più pacati, con i partiti che prendono tempo. Dalle 13 Berlusconi ha riunito i suoi a Villa Grande per discutere sul da farsi, mentre gli azzurri assicurano un voto compatto.

«Dobbiamo riflettere e discutere» chiosa Giancarlo Giorgetti, esponente al Governo della Lega, che annuncia il confronto anche con Forza Italia.

Dalla sponda dei favorevoli al primo ministro, Orfini del Pd: «Draghi ha fatto un discorso serio e convincente, con grande attenzione alla questione sociale (salario minimo, rinnovo dei contratti, lotta alle diseguaglianze). Ha proposto un’agenda di fine legislatura equilibrata, condivisibile e chiara che interpreta nel modo migliore l’interesse del Paese. Personalmente voterò la fiducia con grande convinzione. E così farà il nostro partito. Credo sarebbe un grande errore non farlo, soprattutto per chi si definisce progressista. La politica non è mai semplice e spesso i compromessi sono faticosi. Ma in questo caso ho pochi dubbi, la strada migliore è questa: andiamo avanti».

Si inserisce nel dibattito anche Serracchiani, Pd: «l’Italia è forte quando sa essere unita ci ha ricordato oggi il presidente Draghi. Abbiamo bisogno, per affrontare la crisi che ancora incombe sul Paese, di un’Italia forte, di un governo forte e quindi di unità. Come del resto chiede la nostra comunità nazionale. Chi ama l’Italia deve rinnovare la fiducia al Governo per portare avanti le riforme del Pnrr e rendere il Paese più moderno, per realizzare l’agenda sociale tagliando il costo del lavoro, rinnovando i contratti collettivi, attuando la direttiva Ue sul salario minimo e riformando le pensioni, per rendere l’Italia indipendente dal ricatto energetico della Russia e per continuare a svolgere in Europa e a livello internazionale un ruolo da protagonista nel nome della democrazia della libertà e della prosperità».

Anche Bonetti di Italia Viva è d’accordo con Draghi: «Gli italiani hanno sostenuto questo miracolo civile, e sono diventati i veri protagonisti delle politiche che di volta in volta mettevamo in campo. L’Italia è forte quando sa essere unita».

«Draghi ha fatto un discorso per dire: se mi date la fiducia arriviamo alla fine. Iv Pd e Di Maio ci stanno, Forza Italia e Lega si stanno riunendo e vedremo, i Cinquestelle lasciano il tempo che trovano, – è il commento di Matteo Renzi. – Da qui a stasera si fa chiarezza, il teatrino è finito, se qualcuno vuole andare a elezioni lo dice in Parlamento e non su Twitter o al Papeete. La situazione è seria, per me ci vuole Draghi. Giovedì scorso ho detto che bisognava aumentare la pressione per far restare il presidente del Consiglio, la nostra petizione ha raccolto più di centomila firme, l’onda civica è partita, ci sono stati gli appelli dei sindaci e della società civile, sono stati questi appelli che lo hanno portato in Parlamento. Oggi siamo alla parola definitiva».

Sul territorio ampie le reazioni. Il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi ha twittato: «un discorso concreto quello del presidente Draghi, al Senato, che mette al centro le priorità per il Paese. Grati per aver considerato il nostro appello, abbiamo necessità e urgenze a cui far fronte nelle nostre città, abbiamo bisogno di stabilità».

Intanto il leader del M5S Giuseppe Conte sta incontrando i senatori pentastellati a Palazzo Madama. Nel pomeriggio al Senato prenderà la parola soltanto Licheri per il Movimento. Intanto in buvette un siparietto ha visto protagonista Toninelli che si è presentato con una cravatta nera. Rispondendo a un commento di Gianluca Ferrara, l’ex ministro della Infrastrutture: «ma perché, non è un funerale questo?».

di: Micaela FERRARO

aggiornamento di: Marianna MANCINI

FOTO: ANSA/MASSIMO PERCOSSI