Decelerazione netta per l’indice dei prezzi al consumo nel mese di giugno
L’Istat ha pubblicato i dati sull’inflazione relativi al mese di giugno.
L’indice dei prezzi al consumo continua a rallentare in modo netto, e la decelerazione si inserisce in un quadro di stabilità dei prezzi sul fronte congiunturale.
L’Istat sottolinea che il rallentamento dell’inflazione continua a essere fortemente influenzato dalla dinamica dei prezzi dei beni energetici.
A giugno “il rallentamento dei prezzi dei beni riflette l’andamento di quelli dei beni energetici, la cui variazione su base annua passa da +11,5% a +2,0% (-4,1% il congiunturale), per effetto principalmente della componente non regolamentata (da +20,3% a +8,4%; -4,5% sul mese)” che comunque continua ad aumentare, hanno spiegato gli esperti.
Per quanto riguarda l’inflazione annuale, il tasso è sceso dal 43,7 per cento di aprile al 39,6 per cento di maggio 2023, attestandosi al di sotto del 40% per la prima volta in 17 mesi.
L’indice dei prezzi alla produzione dei servizi a maggio 2023 è aumentato quasi del 3% su base mensile e del 28,6% rispetto alla fine del 2022, mentre è sceso dal 71,8% di aprile al 65,47% di maggio. A maggio 2023, l’indice è aumentato in una serie di settori rispetto all’anno precedente, tra cui trasporto e magazzinaggio (del 47,6%), alloggi e ristorazione (dell’86,5%), informazione e comunicazione (del 72,5%), servizi immobiliari (del 64,9%).
I prezzi al consumo sono rimasti invece invariati rispetto all’aprile 2023.
Per quanto riguarda il costo del “carrello della spesa” secondo le stime preliminari i prezzi dei beni alimentari per la cura della casa e della persona rallentano in termini tendenziali (da +11,2% a +10,7%), come anche quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +7,1% a +5,8%). Nello specifico, rallentano i prezzi degli alimentari lavorati (da +13,2% a +11,9%), dei servizi relativi ai trasporti (da +5,6% a +3,8%), degli altri beni (da +5,0% a +4,8%), dei servizi ricreativi, culturali e cura della persona (da +6,7% a +6,5%). Per contro l’Istat registra rialzi negli alimentari non lavorati (da +8,8% a +9,6%).
di: Micaela FERRARO
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