Il suo nome è diventato sinonimo di bellezza, eleganza e stile e i britannici guardano a lei come un faro della monarchia del nuovo Millennio: Catherine Middleton, da studentessa di Storia dell’Arte a (futura) regina d’Inghilterra
Nel 1995 durante una recita scolastica una “veggente” le predisse il futuro: “incontrerai un uomo bello e ricco, che ti sposerà e ti porterà a Londra”. Chissà se Catherine Middleton, all’epoca 13enne, ha conservato nel cuore quelle parole; chissà se le sono tornate alla mente 16 anni dopo, il 29 aprile del 2011, mentre percorreva la navata dell’Abbazia di Westminster, favolosa nell’abito bianco che ha fatto sognare una generazione, per raggiungere all’altare William principe di Galles e diventare così Sua Altezza Reale la Duchessa di Cambridge, futura sovrana del Regno d’Inghilterra. Se accettassimo di concludere questa storia usando il matrimonio con un principe come lieto fine, quella di Kate Middleton sarebbe facilmente definibile una fiaba. Naturalmente questo sarebbe possibile solo in un film della Disney: la vita reale è, anche per una sangue blu, decisamente più difficile. Lo dimostrano le ultime notizie sulla salute della principessa che ha rivelato di avere il cancro e di aver iniziato la chemioterapia preventiva. La reazione della famiglia reale e del popolo ha dimostrato quanto profondamente Catherine abbia saputo conquistare il cuore del Regno, guadagnandosi un posto nella storia molto più importante del “solo” titolo di moglie dell’erede al trono.
Nata nella cittadina di Reading il 9 gennaio del 1982, la più grande dei fratelli Middleton è figlia di due ex assistenti di volo, Michael Francis e Carol Elizabeth Goldsmith, che dopo aver dismesso la divisa della British Airways hanno aperto l’azienda Party Pieces, specializzata nella vendita per corrispondenza di accessori per feste ed eventi. Una famiglia medio borghese che ha passato molto tempo all’estero: per alcuni anni Kate, sua sorella Philippa Charlotte (detta “Pippa”) e il fratello minore James William, hanno vissuto ad Amman, in Giordania, e durante l’infanzia hanno seguito i genitori ovunque li conducesse il loro lavoro. Nonostante l’estrazione sociale, la stirpe dei Middleton ha avuto spesso a che fare con la famiglia reale: nel 1962 il nonno paterno di Catherine, il capitano Peter Middleton, ha accompagnato il duca di Edimburgo durante un tour in Sudamerica. Più umili i trascorsi della madre i cui trisavoli erano minatori. Va da sé che quando la giovane Catherine ha ricevuto l’anello di fidanzamento di Lady Diana da William, i media – ma non solo – si sono scatenati: le ricerche sulla famiglia dell’allora promessa sposa hanno portato ad alcune scoperte che risultano davvero curiose e che strappano un sorriso. Il Times ad esempio ha ricostruito l’albero genealogico dei duchi di Cambridge fino all’800, un viaggio nella storia che ha reso ancora più fiabesca la love story tra i due eredi al trono. È infatti emerso che nel 1821 un uomo di nome James Harrison arrivò a Hetton per cercare lavoro nella miniera di un nobiluomo di campagna, sir Francis Bowen-Lion. Il ricco possidente era un antenato di Elisabetta II, il che rende William suo discendente diretto. E James Harrison, il 27enne che andò da lui per cercare lavoro nella miniera di carbone che aveva reso ricca la famiglia durante la rivoluzione industriale, altri non era se non il bis-bis-bis-bisnonno di Kate. Se sir Francis avesse saputo che un suo discendente avrebbe un giorno sposato l’erede di uno degli uomini che lavorava nel sottosuolo per estrarre carbone dalla sua miniera, facendo di lei una regina, avrebbe di sicuro passato un brutto quarto d’ora. Ma la verità è che i tempi cambiano, la società si evolve e con essa anche la Corona, benché spesso accusata di un’immobilità che resiste allo sferzante vento dei cambiamenti che ad ogni piè sospinto investe l’Inghilterra. Così da James Harrison nacquero due generazioni di minatori, due diversi John che seguirono le orme del padre finché il secondo rimase ucciso nelle trincee della Prima Guerra Mondiale. Il figlio nato nel 1904, Thomas Harrison, venne affidato alle cure del nonno che decise di spezzare quella catena: voleva un destino diverso per lui. Thomas, trisavolo di Kate Middleton, venne mandato a lavorare come apprendista per un carpentiere. Si sposò e nel 1935 ebbe una figlia: una bella bambina, intelligente e ambiziosa, di nome Dorothy, che voleva per sé stessa più di quanto la sua famiglia avesse mai avuto, tanto che gli amici la prendevano in giro per le arie che si dava, chiamandola “lady Dorothy”. Nel 1953 la ragazza sposò un collega di lavoro del padre, un muratore di nome Ron Goldsmith. Era lo stesso anno in cui Elisabetta II veniva incoronata: quella Elisabetta discendente di Francis Bowen-Lyon nella cui miniera il destino, con mano invisibile, aveva cominciato a muovere i fili il cui intreccio riusciamo a vedere soltanto oggi. Dall’unione tra Dorothy e Ron nacque una bambina, Carol: alle spalle il buio delle miniere, Carol trovò lavoro nel 1970 come hostess e salì a bordo della flotta della British Airways. Qui conobbe un ex pilota e controllore di volo, Michael Middleton, e quando nel 1980 convolarono a nozze si realizzò quel desiderio di “salto sociale” che Dorothy Harrison aveva sempre desiderato. Dalle miniere di Hetton ai salotti aristocratici di Londra: e quando nel 1982 nacque Catherine, i Middleton strinsero al petto – inconsapevolmente – il loro biglietto di sola andata per Buckingham Palace.
Si è fatto un gran parlare negli ultimi anni del ruolo che Carol Goldsmith avrebbe (o meno) avuto nella relazione tra la figlia e il principe William. L’ambizione della nonna Dorothy è assodata, scolpita nella pietra come accade a ciò che viene universalmente accettato e “passa” alla Storia, ma prima del matrimonio erano molte le voci che sussurravano che i Middleton avessero programmato con estrema cura la “scalata sociale” di Kate. Una lettura che appare abbastanza velenosa e che, a dire il vero, non giova un granché né alla figura di Catherine né a quella del futuro sovrano d’Inghilterra. La verità probabilmente è tanto più banale quanto più romantica, o almeno questo ritiene l’autrice: un ragazzo – che è anche un principe – ha conosciuto una ragazza e se ne è innamorato. Il contesto è quello dell’università di St Andrews, in Scozia. Catherine si era diplomata alla St. Andrew’s School nel Berkshire e dopo il diploma aveva passato tre mesi a Firenze, in Italia, per studiare italiano e specializzarsi in Storia dell’Arte, la sua materia di punta. Tornata nel Regno Unito aveva proseguito la specializzazione al Marlborough College e si era poi iscritta alla St. Andrews: istituto meno accademico rispetto alle più note Oxford e Cambridge, ma ricco di storia, essendo la più antica università della Scozia. Qui, Kate divideva casa con alcune compagne di corso e proprio nell’appartamento sopra il suo viveva William, erede al trono d’Inghilterra. In verità, i due si erano già incontrati: secondo la scrittrice esperta di famiglia reale Katie Nicholl, quando avevano 9 anni William e Catherine si erano sfiorati a una partita di hockey: la squadra della scuola di William, la Ludgrove Prep School, aveva giocato contro la squadra della scuola di Catherine, la già citata St. Andrew’s Prep. Non solo: come abbiamo detto dopo il diploma Kate è andata a studiare in Italia, a Firenze, mentre William è partito al seguito delle Welsh Guards per il Belize. Tuttavia durante il loro “gap year” entrambi avevano trascorso due mesi e mezzo in Cile per fare volontariato ed entrambi si erano affidati alla Raleigh International per partecipare al programma. In quell’occasione avevano scelto settimane differenti e non si erano che scontrati alla partenza, ma con il senno di poi la coincidenza appare davvero curiosa. Dopo tanto involontario rincorrersi, comunque, William e Catherine si sono innamorati tra i banchi dell’università; galeotta pare esser stata una sfilata organizzata alla St. Andrews: Kate ha sfilato con un abito bianco, William ne è rimasto incantato. Il resto è storia. La relazione tra la giovane borghese e l’erede al trono viene tenuta segreta dal 2003 al 2007 quando i media cominciano a parlarne: nello stesso anno il principe tronca il suo rapporto con Catherine per qualche mese. La pausa di riflessione di William non dura a lungo, quanto basta perché Kate vada in vacanza con le sue amiche e lui abbia paura di perderla; in un battito di ciglia i due tornano insieme e a fine 2010 arriva l’annuncio: William, duca di Cambridge, secondo in linea di successione al trono inglese, ha chiesto la mano della figlia maggiore dei Middleton, consegnandole l’anello che fu dell’amatissima – da lui e dal popolo – madre, Diana Spencer. Il matrimonio, celebrato il 29 aprile dell’anno dopo, viene celebrato nella storica Abbazia di Westminster alla presenza di 1.900 ospiti e viene trasmesso in diretta mondiale: secondo le stime, lo segue una platea di due miliardi di persone. Nella sola Londra si raduna tra le strade e nelle piazze un milione di britannici, per ammirare il “Prince Charming”e la sua principessa vestita da Sarah Burton per Alexander McQueen. Quel momento di gioia si allarga e dilata, come cerchi concentrici nell’acqua: nel 2013 nasce il primo figlio, George Alexander Louis; nel 2015 arriva Charlotte Elizabeth Diana e nel 2018 l’ultimogenito, Louis Arthur Charles. Ogni nuovo erede sembra consolidare il legame non solo tra Catherine e William, ma anche tra la coppia e gli altri Windsor– con un’unica evidente eccezione – e tra la stessa famiglia reale e il popolo.
Da studentessa di Storia dell’Arte ad Altezza Reale, la strada fatta da Catherine è stata costeggiata di difficoltà piccole e grandi; d’altronde lei non aveva affatto il background di William, ha dovuto imparare a essere una reale ma veniva da un mondo sostanzialmente diverso. Da bambina aveva lavorato come modella per l’azienda dei genitori, posando insieme ai fratelli Pippa e James per il catalogo dell’impresa Party Pieces con indosso buffe t-shirt e in mano colorati cupcake; durante il periodo universitario aveva fatto la cameriera, dopo la laurea aveva lavorato come responsabile acquisti per un marchio di abbigliamento inglese. Sebbene la sua famiglia fosse benestante, Catherine aveva avuto un’infanzia e un’adolescenza molto comuni e alcuni di questi tratti sono rimasti insiti in lei. Per esempio, il giorno del matrimonio ha voluto truccarsi da sola ed è solita cucinare. Prepara personalmente le torte di compleanno dei suoi bambini e nel 2016 ha preparato per Elisabetta II un regalo di Natale “homemade”, il famoso chutney (una salsa agrodolce di origine indiana tipica della cucina inglese) di sua nonna. Un’altra cosa la differenzia dai Windsor, benché questa non sia una colpa né un merito: Catherine non si è mai mostrata in groppa a un cavallo. Sembra, infatti, che la duchessa soffra di un’allergia che non le ha mai permesso di partecipare ai tradizionali sport equestri tanto amati dalla famiglia, Elisabetta in primis. In compenso adora la fotografia ed è molto brava: la maggior parte dei ritratti dei suoi figli apparsi sul profilo Instagram dei Cambridge in questi anni sono stati scattati da lei. Inoltre il suo progetto legato alla pandemia, Hold/Still, è diventato una mostra prima e un libro poi. Una catena di successi che ha coinvolto anche la sua vita privata. Quando è entrata in famiglia è stata dapprima guardata con sospetto: le voci velenose che la volevano arrampicatrice sociale non sono certo mancate; basti pensare che le era stato affibbiato il crudele soprannome di “Waity Katie”, vale a dire Kate “l’attendista”, la paziente, rimasta lì in un angolo in attesa che William si “decidesse” a farne sua moglie. Persino Hilary Mantel, l’autrice di Wolf Hall, l’aveva aspramente criticata, paragonandola a una “bambola snodabile dal perfetto sorriso di plastica” e accusandola più o meno velatamente di voler apparire perfetta, una sorta di “Barbie principessa”: «appare essere stata selezionata per il suo ruolo di principessa perché era irreprensibile: dolorosamente sottile come chiunque potrebbe desiderare, senza bizzarrie, senza stranezze, senza il rischio che emerga una personalità. Sembra fatta con precisione, prefabbricata: così diversa da Diana, le cui difficoltà umane e incontinenza emotiva trasparivano in ogni singolo gesto». Il paragone con Lady D è stato una costante di quei primi anni ma bisogna anche dire che non c’è stata una donna entrata a far parte della Royal Family che non abbia subito lo stesso confronto, peraltro uscendone quasi sempre sconfitta (Meghan Markle ha dovuto affrontare il medesimo percorso). Catherine, comunque, non ha dato mostra di esser mai scalfita dalle voci sul suo conto e si è guadagnata l’affetto e il rispetto della famiglia: nel 2018 Elisabetta II le ha persino concesso una delle più alte onorificenze che possano essere date a un membro femminile della famiglia reale, il Royal Family Order. Da allora, il lavoro di Kate come “senior royal” non solo ha aumentato l’autorevolezza della monarchia inglese ma ha avuto anche un notevole riscontro economico: i media hanno coniato il termine “Kate Effect” per definire il valore di “conversione” in denaro e fama della presenza della duchessa di Cambridge tra i Windsor. È diventata un’icona di stile, una vera e propria “influencer” vecchio stampo che piace però alle nuove generazioni: tutto, da ciò che indossa a come acconcia i capelli, ha acquisito un valore economico sempre più alto e influenza milioni di persone in tutto il mondo. Proprio come Diana prima di lei, la moglie di William è diventata un esempio da seguire ed è oggi sul podio delle reali più belle di sempre, preceduta da Grace di Monaco e Rania di Giordania e seguita dalla suocera, Diana Spencer, a cui si è rifatta per alcune cose – per esempio le cause umanitarie da seguire – ma da cui si è distanziata per altre, a partire dal contegno sempre mostrato in pubblico. Oggi esiste uno “stile Catherine”: elegante, lineare, semplice, incentrato sul colore e mai pacchiano, mai esagerato, mai troppo articolato. La principessa di Galles è un’appassionata di stile che non segue la moda, ama vestirsi comoda e ha reso “di tendenza” il comfort, indossa più volte lo stesso abito e non disdegna capi di abbigliamento low cost; inoltre non esita a mostrarsi con la coda e vestiti da ginnastica, anche perché pratica numerosi sport, dalla canoa alla corsa, dallo sci al tennis passando per il crossfit in palestra. Esiste tuttavia un altro aspetto di Catherine che la avvicina alla suocera mai conosciuta, emerso adesso a causa della malattia: come Diana prima di lei, la principessa di Galles ha avuto il coraggio di confessare pubblicamente i suoi dolori. Lo sottolinea bene Antonio Caprarica, esperto di famiglia reale inglese: «Catherine è stata profondamente umana, normale, “in touch” con la gente comune. È una donna coraggiosa e forte che ha avuto il coraggio da vera principessa di rivolgersi ai sudditi dicendo la verità e confessandola con tutta la paura, con tutti gli allarmi che può avere una persona che ha una malattia grave come la sua». Come Caprarica ha raccontato a Il Mondo, la principessa di Galles è “la figura più popolare dell’intero mazzo dei Windsor” e la sua assenza negli ultimi mesi, ma soprattutto la gravità della sua malattia, indebolisce moltissimo la famiglia reale: «stiamo parlando di una signora che incarna il futuro stesso della corona, è più popolare di qualsiasi altro membro, strizza l’occhio a una fetta importante di Inghilterra che non ha sangue blu, non è aristocratica. È il personaggio giusto per traghettare la monarchia interamente nel XXI secolo e per prepararla ad assumere un aspetto più contemporaneo». Il “Kate Effect” dunque è un moto ben più esteso di quanto si possa immaginare: non si tratta solo di influenzare l’immaginario di una società e l’economia di un Paese ma anche l’intero status quo di un Regno che mai come in questo momento ha bisogno di ritrovare stabilità. I Windsor navigano a vista e se è vero che è re Carlo III a impugnare il timone, la più abile a leggere la cartina e dettare la rotta sembra essere la discendente dei minatori che ha conquistato il principe e, con lui, l’intero Regno.
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