Il giudice monocratico di Messina è stato chiamato dalla Cassazione a valutare il ricorso contro l’archiviazione del caso
Potrebbe arrivare una svolta nel caso che indaga sulla morte di Enrico Lombardo, il 42enne morto il 27 ottobre del 2019 durante un fermo di polizia a Spadafora, in provincia di Messina. La Cassazione ha infatti trasmesso gli atti sulla sua morte al Tribunale nisseno incaricato di discutere della seconda richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura e inizialmente accolta dal gip.
«Siamo contenti, il nostro urlo di richiesta di giustizia è stato accolto e siamo fiduciosi per il futuro dell’inchiesta perché ci sono gli elementi per un processo: le foto di Enrico parlano da solo, è stato massacrato non può essere morto per infarto» ha commentato l’ex moglie di Lombardo Alessandra Galeani.
Nella serata del 27 ottobre, era stata l’ex a chiamare i carabinieri dopo che Lombardo, con fare nervoso, aveva bussato alla sua porta. La prima volta i militari intervengono e provano a tranquillizzare un uomo, chiamando un’ambulanza. L’uomo in un primo momento si allontana ma dopo due ore si ripresenta a casa dell’ex.
A questo punto ci sarebbe stata una colluttazione con i carabinieri, che usano anche il manganello per bloccarlo: Lombardo viene ammanettato e immobilizzato per terra per 20 minuti. Il fermo è fatale per l’uomo che rimane a terra con vistose macchie di sangue.
La Procura di Messina apre un’inchiesta: indagati il carabinere che ha immobilizzato l’uomo con l’accusa di morte come conseguenza di altro delitto e tre sanitari del 118, cui viene contestato l’omicidio colposo.
La Procura ha chiesto l’archiviazione per due volte ma i familiari dell’uomo, rifiutando la tesi della morte per infarto dell’uomo sulla base dell’autopsia legale, hanno avanzato ricorso.
di: Marianna MANCINI
FOTO: ANSA/ANGELA GENNARO