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Elena Cecchettin, sorella della vittima: “per Giulia non fate un minuto di silenzio, per Giulia bruciate tutto”

Con il femminicidio di Giulia Cecchettin si è riaccesa l’attenzione intorno al tema. Dopo la notizia di ieri dell’arresto di Filippo Turetta è stato reso noto che il 22enne ha dato il consenso alla consegna rispetto al mandato di arresto europeo, cosa che dovrà ripetere davanti al giudice tedesco e poi, a distanza di pochi giorni, dovrebbe fare rientro in Italia e rispondere alle accuse di omicidio volontario aggravato dal legame del vincolo affettivo e sequestro.

È infatti cambiato il capo d’imputazione nei confronti di Turetta, indagato per omicidio volontario dato il ritrovamento del corpo della ragazza, anche se “si tratta di una imputazione provvisoria perché dobbiamo fare tutti gli accertamenti tecnici sui luoghi, sui reperti, sulla macchina, dobbiamo sentire la versione dei fatti di Turetta“. Lo fanno sapere dalla Procura di Venezia.

Secondo il procuratore capo di Venezia per l’estradizione di Turetta serviranno almeno 10 giorni e sono già “stati avviati contatti con la magistratura tedesca, i tempi dell’estradizione di Turetta dipendono da loro, ma sono molto collaborativi“. Il Tribunale tedesco di Naumburg però nega di aver ricevuto la richiesta della Procura. «Al momento non può essere comunicato il tempo necessario all’arrivo di una relativa richiesta della Procura generale e all’ulteriore procedura – si legge in una nota del tribunale che ricostruisce il fermo di Turetta – Nella serata del 18 novembre è stato fermato sull’autostrada federale A9 nei pressi di Bad Durrenberg un cittadino italiano sulla base di un ordine di arresto europeo per il sospetto di un omicidio commesso in Italia. Turetta si trova nell’istituto di pena di Halle sulla base di un’ordinanza di fermo del competente Tribunale di prima istanza».

Online pagine controverse: “Filippo Turetta ragazzo modello”

Anche sui social si moltiplicano le polemiche. Su Facebook è nata una pagina intitolata “Filippo Turetta ragazzo modello“, che prende di mira la sorella di Giulia: «la sorellona, ancora sui social, stavolta direttamente contro un Ministro (che per noi è un coglione ma in questo caso non ci pare abbia scritto nulla di insensato). Non sarà che tra 6 mesi ci sono le elezioni europee?» e ancora: «qualcuno/a” sta prendendo la palla al balzo? Avremo presto in circolazione una nuova Ilaria Cucchi?». Dei molti commenti sulla pagina la maggior parte sono soprattutto negativi rispetto all’oggetto dei contenuti.

A far discutere su Facebook sono anche le dichiarazioni del consigliere veneto Stefano Valdegamberi: «ho ascoltato le sue dichiarazioni. Posso dire che non solo non mi hanno convinto per la freddezza e apaticità di fronte a una tragedia così grande ma mi hanno sollevato dubbi e sospetti che spero i magistrati valutino attentamente – scrive. Poi aggiunge, in merito all’intervista di Elena a Dritto e Rovescio: – quella felpa con certi simboli satanici, aiuta a capire molto…spero che le indagini facciano chiarezza. Società patriarcale?? Cultura dello stupro?? Qui c’è dell’altro».

Il padre di Turetta: “siamo ancora sotto shock”

Sono poche e affrante le parole affidate ai giornalisti dal padre di Turetta: «siamo ancora sotto shock da quello che ha combinato nostro figlio. Non capiamo come possa essere successa una cosa del genere, e porgiamo le massime condoglianze, siamo vicinissimi alla famiglia di Giulia, perché le volevamo bene».

Sul figlio: «io da padre ho pensato che fosse un figlio perfetto, perché non mi aveva dato mai nessun problema, né a scuola né con i professori, mai un litigio con qualche compagno di scuola o che altro. Mai». E ancora: «io son sicuro che la Giulia avesse la sensazione che lui non le avrebbe mai torto un capello, perché sennò non avrebbe continuato comunque a uscire; in tutti questi anni come minimo lo vedi un ragazzo se è violento oppure un po’ burrascoso».

Il padre di Giulia: “né odio né rabbia”

«Non provo né odio né rabbia. Penso solo alla mia Giulia, che ora non c’è più» dichiara il padre di Giulia che ringrazia anche la comunità dopo la fiaccolata di ieri sera: «ieri alla fiaccolata la vicinanza è stata enorme. È arrivata al cuore, non smetterò mai di ringraziare tutti gli italiani».

Elena Cecchettin: “Turetta non è un mostro, è il figlio sano del patriarcato”

La sorella della vittima, Elena Cecchettin, ha scritto una lettera al Corriere della Sera dove spiega che “Turetta viene spesso definito come mostro, invece mostro non è. Un mostro è un’eccezione, una persona esterna alla società, una persona della quale la società non deve prendersi la responsabilità. E invece la responsabilità c’è“. Continua la giovane: «i ‘mostri’ non sono malati, sono figli sani del patriarcato, della cultura dello stupro. La cultura dello stupro è ciò che legittima ogni comportamento che va a ledere la figura della donna, a partire dalle cose a cui talvolta non viene nemmeno data importanza ma che di importanza ne hanno eccome, come il controllo, la possessività, il catcalling. Ogni uomo viene privilegiato da questa cultura. Viene spesso detto ‘non tutti gli uomini’. Tutti gli uomini no, ma sono sempre uomini. Nessun uomo è buono se non fa nulla per smantellare la società che li privilegia tanto. È responsabilità degli uomini in questa società patriarcale dato il loro privilegio e il loro potere, educare e richiamare amici e colleghi non appena sentano il minimo accenno di violenza sessista. Ditelo a quell’amico che controlla la propria ragazza, ditelo a quel collega che fa catcalling alle passanti, rendetevi ostili a comportamenti del genere accettati dalla società, che non sono altro che il preludio del femminicidio. Il femminicidio è un omicidio di Stato, perché lo Stato non ci tutela, perché non ci protegge. Il femminicidio non è un delitto passionale, è un delitto di potere. Serve un’educazione sessuale e affettiva capillare, serve insegnare che l’amore non è possesso. Bisogna finanziare i centri antiviolenza e bisogna dare la possibilità di chiedere aiuto a chi ne ha bisogno. Per Giulia non fate un minuto di silenzio, per Giulia bruciate tutto».

Nordio: “prepariamo un opuscolo”

Il Corriere della Sera ha inoltre intervistato il ministro della Giustizia Carlo Nordio che sostiene che “come nella mafia esistono i reati spia, così nei femminicidi ci sono gli atteggiamenti spia: sintomi di un possibile aggravamento di violenza. Prepariamo un opuscolo, con una grafica molto comprensibile, da diffondere in scuole, social, posti di lavoro“. Continua il ministro: «ciò che ieri poteva sembrare galanteria, insistenza, messaggi social può essere invece la spia di una futura violenza. E occorre informare anche i maschietti dei reati prefigurati e dei rischi che si corrono con certi comportamenti perché l’addensamento di questi reati mi fa pensare anche ad una sorta di emulazione».

Nordio aggiunge inoltre che sui femminicidi “più che una legge organica serve un intervento organico. E una radicale rieducazione soprattutto di giovani e adolescenti, per renderli consapevoli dei loro doveri in particolare verso le coetanee” e che “l’aggressività di molti uomini deriva dalla sedimentazione millenaria del dominio maschile sulla donna, iniziato ai primordi della civiltà quando l’unico criterio di supremazia era la forza muscolare. Da lì la subalternità femminile nell’ambito militare, politico, culturale e sessuale. Solo negli ultimi decenni abbiamo preso atto della pari dignità di genere. Ma se la razionalità accetta questa situazione, il nostro codice genetico è difficile da rimodulare. Poiché le sue radici sono profonde, è su queste che dobbiamo incidere. Ecco perché occorre educare e informare, ascoltare i giovani ma anche dare risposte adeguate“. A proposito della proposta della segretaria del Partito Democratico Elly Schlein Nordio sostiene che “una nuova legge si può anche fare, e ben venga se serve almeno in questo settore a trovare un accordo con l’opposizione. Ma le leggi sfrondano i rami, solo l’educazione sradica i pregiudizi. E su quello bisogna agire

Il ministro Valditara ha indetto per domani, 21 novembre alle 11, un minuto di silenzio per Giulia Cecchetin e per tutte le donne vittime di violenza. Inoltre, in occasione della prossima Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, il 25 novembre, il ministro richiama le istituzioni a “organizzare iniziative sulla tematica della lotta contro la violenza sulle donne, coinvolgendo attivamente studentesse e studenti in riflessioni e dibattiti, che possano sensibilizzarli e responsabilizzarli“.

di: Flavia DELL’ERTOLE

FOTO: ANSA/INSTAGRAM/bisc0ttoalcioccolato