Una coppia di coniugi non ha ottenuto l’interruzione di gravidanza dopo la 15esima settimana nonostante la diagnosi della sindrome di Potter
Saranno costretti a vedere il figlio nascere per poi assistere alla sua morte: è questo il triste destino di una coppia della Florida.
A raccontare la loro storia è il Washington Post, mettendo in evidenza uno dei tanti effetti del divieto d’aborto negli Stati Uniti. Il figlio ancora non nato di Deborah e Lee Dorbert nascerà tra poche settimane ma a causa di una grave malformazione non sopravvivrà fuori dall’utero per più di 20 o 30 minuti.
Secondo le nuove restrizioni firmate dal governatore Ron DeSantis dopo la decisione della Corte Suprema di sopprimere il diritto federale all’aborto, in vigore dal 1973, la legge vieta l’aborto dopo la 15esima gravidanza. Deborah Dorbert non è riuscita a interrompere la gravidanza prima di quel termine e per questo è stata costretto a portare avanti la gestazione con il triste esito. I medici, infatti, si sono rifiutati di praticare l’aborto per non incorrere nelle sanzioni previste.
Solo a novembre dello scorso anno gli stessi medici avevano diagnosticato al feto la sindrome di Potter, una malattia rara che non permette il completo e corretto sviluppo dei reni nell’utero. Il neonato, quindi, nasce senza la capacità di espellere le tossine e incapace di respirare senza liquido amniotico.
Al momento della diagnosi i coniugi, al loro secondo figlio, hanno espresso il desiderio di interrompere la gravidanza e atteso per settimana il responso della consultazione tra medici, arrivato tramite un freddo messaggio. I Dorbert si sono rifiutati di spostarsi in uno Stato in cui l’aborto sia permesso ma hanno ottenuto delle cure palliative al neonato al momento della nascita.
di: Alessia MALCAUS
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