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Da una parte Renaissence e Le France insoumise, dall’altra Rassemblement national e Les Républicains: sfida a colpi di disegni di legge

«Nessuna donna può essere privata del diritto all’interruzione volontaria di gravidanza»: con questo breve testo la Francia si accinge a inserire il diritto all’aborto nella propria Costituzione.

La proposta di legge costituzionale, avanzata dalla leader dei deputati di Renaissence, Aurore Bergé, e convalidata in commissione, sarà ora esaminata in emiciclo nella settimana del 28 settembre. L’obiettivo è mettere al riparo il diritto femminile da derive come quella negli States, come annunciato già lo scorso giugno.

Anche la controparte di Bergé, Mathilde Panot di La France insoumise, ha proposto un testo sullo stesso tema: questo verrà esaminato in commissione il 16 novembre e arriverà in emiciclo il 24 novembre. A tal proposito Bergé si è mostrata neutra affermando che “qualunque sia il gruppo che avrà proposto questa iniziativa” una maggioranza “sembra emergere in Assemblea” su questo argomento. «Non è né per il simbolo, né per l’opportunità politica, è perché spetta a noi oggi compiere insieme questo passo decisivo», ha detto.

Al contrario, tuttavia, non tutti i deputati sembrano essere d’accordo sulla necessità della legge né sulla sua formulazione. «Il diritto all’aborto non è assolutamente minacciato in Francia», ha dichiarato il deputato di Rassemblement national Pascale Bordes criticando una formulazione che “suggerisce che l’accesso sarebbe incondizionato e assoluto“.

Gli eletti di Les Républicains, come Virginie Duby-Muller, che l’inserimento del diritto all’aborto nella Costituzione sia accompagnato da quello del “rispetto di tutti gli esseri umani dall’inizio della vita, per motivi di equilibrio“.

di: Alessia MALCAUS

FOTO: ANSA/EPA/YOAN VALAT