Secondo i giudici di Parigi non c’è la certezza che al rientro in Italia abbiano un processo equo
La Corte di Cassazione francese ha confermato il no all’estradizione per 10 terroristi rossi condannati in Italia per fatti risalenti al periodo degli anni di piombo. La Corte ha riferito di aver “respinto i ricorsi presentati dal procuratore generale presso la Corte d’Appello di Parigi contro le decisioni della Corte d’Appello, ritenendo sufficienti le motivazioni adottate dai giudici. Il parere negativo sulle richieste di estradizione è quindi definitivo”.
Le motivazioni
La Chambre de l’Instruction della Corte d’Appello di Parigi ha pubblicato le motivazioni dietro la decisione di negare l’estradizione in Italia agli ex brigatisti e militanti arrestati nell’ambito dell’operazione Ombre rosse nell’aprile 2021.
Tra le motivazioni addotte dai giudici i processi in contumacia, nessuna certezza che al rientro in Italia avrebbero un processo equo e perché “è passato molto tempo”, 40 anni, durante i quali è stata data loro la possibilità di ricostruirsi una vita e avere una famiglia. Nelle motivazioni, inoltre, si legge che le sentenze di condanna in Italia sono state rese quando gli imputati erano “latitanti e contumaci” e che sono stati “condannati al termine di una procedura alla quale non erano presenti”.
Alcune decisioni sono state prese “in assenza” degli imputati in diversi dei casi in questione e, secondo i giudici, “le autorità italiane non sono state in grado di indicare” se “fossero stati assistiti da un avvocato scelto effettivamente” dai diretti interessati.
I giudici hanno negato l’estradizione soprattutto in riferimento agli articoli 6 e 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo: il primo riguarda la necessità di un “processo equo”, il secondo tutela la vita privata e familiare. E per i giudici “la passività delle autorità italiane, durata 30 anni prima di riformulare una richiesta di estradizione, ha contribuito alla costruzione di una vita privata e familiare sul suolo francese”. E aggiungono che le persone perseguite, durante la loro permanenza in Francia, “non hanno commesso più atti illegali”.
«I problemi causati all’ordine pubblico dai fatti commessi deve essere considerato alla luce della loro gravità ma anche del lungo tempo trascorso – dichiarano i giudici – Senza sottovalutare la gravità eccezionale dei fatti contestati, in un contesto di violenze estreme e ripetute che nessuna rivendicazione politica può legittimare, bisogna riconoscere che si tratta di fatti molto remoti, avvenuti 40anni fa. Per gran parte degli accusati, rilevano i giudici, gli imputati si sono integrati nella società fin dal loro arrivo in Francia, vivendo nella legalità e provvedendo ai bisogni loro e delle loro famiglie»
I 10 italiani in questione sono: Giorgio Pietrostefani (68 anni), ex militante di Lotta Continua, condannato in Italia come uno dei mandanti dell’omicidio del commissario Calabresi, non presente in aula per motivi di salute, Enzo Calvitti (67), Narciso Manenti (65), Giovanni Alimonti (66), Roberta Cappelli (66), Marina Petrella (67), Sergio Tornaghi (63), Maurizio Di Marzio (60), Raffaele Venturi (70), Luigi Bergamin (72).
di: Francesca LASI
aggiornamenti: Micaela FERRARO
FOTO: ANSA