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Ad Al-Shifa morti 40 pazienti in un solo giorno ma Israele sostiene: “guerra non è contro il popolo di Gaza”

All’ospedale di Al-Shifa sono bloccati diversi medici e numerosi pazienti a causa dei combattimenti che da giorni si concentrano nei pressi della struttura ospedaliera e ne hanno causato la fine dell’operatività. Intanto le agenzie umanitarie continuano a lanciare moniti sulla situazione dei pazienti più critici e dei bambini, che rischiano di morire a ausa della mancanza di carburante e la scarsa quantità di cibo e acqua. Da parte israeliana si continua invece a sostenere che il quartier generale di Hamas sia proprio sotto l’ospedale; Munir al-Boursh, medico sottosegretario del ministero della Sanità palestinese, ha spiegato che “non abbiamo generatori perché hanno bisogno di carburante per funzionare. Non c’è cibo, né acqua, né elettricità né carburante a Shifa e qui abbiamo a che fare con le vittime. Non possiamo gestire questo numero enorme di casi. Se le persone vengono, non possiamo fare nulla per loro“.

Intanto Israele ha annunciato su X di aver iniziato il trasferimento di incubatrici dagli ospedali israeliani all’ospedale al-Shifa. Lo ha dichiarato un portavoce del governo israeliano per la stampa estera, Eylon Levy, che sostiene inoltre Israele stia lavorando con “qualsiasi parte mediatrice affidabile” per far sì che le incubatrici vengano consegnate in modo sicuro. Le Forze di Difesa Israeliane hanno scritto sui social che stanno “facendo tutto il possibile per ridurre al minimo i danni ai civili, assistere nell’evacuazione e fornire forniture mediche e cibo. La nostra guerra non è contro il popolo di Gaza” mostrando proprio le incubatrici destinate all’ospedale nella Striscia. La portavoce aggiunge che “il reparto pediatrico dell’ospedale Shifa di Gaza City ha bisogno di assistenza. Israele è pronto ad aiutare. Abbiamo fatto un’offerta formale ai funzionari sanitari di Gaza per trasferire le incubatrici nella Striscia di Gaza per assistere il reparto pediatrico dell’ospedale di Shifa. Sono in corso grandi sforzi per garantire che queste incubatrici possano raggiungere i bambini a Gaza senza indugio. La nostra guerra è contro Hamas e non contro il popolo di Gaza“. Il direttore dell’ospedale Al-Shifa ha dichiarato che “179 corpi” sono sepolti in una “fossa comune” all’interno dell’ospedale. Il portavoce del ministero della Sanità di Gaza, Ashraf al-Qudra, ha annunciato che nella giornata di oggi 40 pazienti sono morti nell’ospedale di Al-Shifa.

Secondo quanto riporta il Washington Post, che cita un alto funzionario di Israele, si sarebbe vicini a un accordo per la liberazione di gran parte degli ostaggi di Hamas. L’accordo vedrebbe la liberazione di donne e giovani palestinesi detenuti nelle carceri israeliane e dovrebbe essere annunciato nei prossimi giorni.

Nel frattempo l’esercito di Israele sostiene di aver scoperto un tunnel militare di Hamas sotto a una moschea durante un’incursione a Gaza. Nel tunnel sarebbero stati rinvenuti armi ed esplosivi. Nel corso delle operazioni l’aviazione israeliana ha annunciato di aver colpito 200 “siti terroristici“. Arriva da parte dell’esercito di Israele inoltre la conferma della morte della soldata di 19 anni Noa Marciano, che il 7 ottobre venne rapita da Hamas. Il video che la mostrava era stato diffuso da Hamas che, secondo il portavoce militare israeliano, “continua a ricorrere a forme inumane di terrorismo psicologico“. Il ministro degli Esteri Eli Cohen, a Ginevra, ha affermato che Israele non ha ricevuto alcuna prova che gli ostaggi in mano ad Hamas siano vivi, mentre arriva la notizia dell’avvenuta identificazione del corpo di una bambina di 12 anni uccisa nell’attacco di Hamas nel kibbutz di Beeri. Liel Hezroni è stata uccisa con la zia. Il ministro degli Esteri si è anche scagliato, nuovamente, contro Antonio Guterres che a suo avviso “non merita” di guidare l’Onu.

Secondo quanto riferiscono i media locali la polizia israeliana ha annunciato l’apertura di un’inchiesta sui “numerosi” stupri avvenuti da parte dei miliziani di Hamas in occasione dell’attacco terroristico del 7 ottobre.

Non si ferma comunque la scia di sangue. Al Jazeera riporta la notizia dell’uccisione di 13 persone in un raid israeliano su Khan Younis (nel Sud della Striscia di Gaza, zone indicata dall’esercito israeliano alla popolazione evacuata). Militari israeliani hanno ucciso poi altre cinque persone a Tulkarem, nel Nord della Cisgiordania, si tratta di cinque giovani uomini tra i 21 e i 29 anni uccisi durante un’operazione in città da parte dell’esercito israeliano, operazione confermata dallo stesso esercito.

Le azioni dell’artiglieri israeliana si concentrano sul Libano, nel Sud del Paese secondo quanto riportano i media locali. Raid di Israele si sono abbattuti su Naqura e Labbune e nelle località di Markaba, Tayr Harfa e Rabb Thalathin.

A livello internazionale l’Iran cerca appoggio per “mettere pressione su Israele” e per questo il ministro degli Esteri Hossein Amirabdollahian ha conversato telefonicamente con l’omologo ungherese, Péter Szijjàrtò. omologo ungherese, Péter Szijjàrtò ha sostenuto che occorre “creare immediatamente una pressione internazionale su Israele per fermare la sua aggressione e fargli accettare un cessate il fuoco incondizionato a Gaza per l’invio di aiuti umanitari“, come riporta l’agenzia Mehr e ha aggiunto che “regime sionista ha compiuto crimini selvaggi, bombardamenti e massacri a Gaza e ha violato ogni diritto umano e il diritto internazionale“.

Sempre a livello internazionale c’è tensione negli Stati Uniti. Mentre il Dipartimento di Stato ha annunciato nuove sanzioni contro Hamas e che “il sostegno dell’Iran, soprattutto tramite il corpo della guardie rivoluzionarie islamiche, consente le attività terroristiche di Hamas e della Jihad islamica Palestinese, anche tramite il trasferimento di fondi e la fornitura di armi e di addestramento“, si alza la polemica interna. Oltre 400 esponenti di nomina politica e membri dello staff di circa 40 agenzie governative, secondo quanto riporta il New York Times hanno scritto una lettera al presidente, per manifestare il proprio dissenso sulla gestione della situazione a Gaza e chiedendo il cessate il fuoco immediato. I firmatari chiedono all’amministrazione Biden di fare pressione su Israele affinché consenta l’ingresso di aiuti umanitari.

di: Flavia DELL’ERTOLE

FOTO: ANSA/ COMUNITA’ EBRAICA DI FIRENZE