Ancora non è chiara la dinamica e il movente, due donne sono state trovate uccise
Ha ucciso le due donne e poi si è tolto la vita davanti alla caserma dei carabinieri. È ancora giallo sull’omicidio-suicidio di questa mattina. Le vittime sono Carmelina Marino, 48 anni, assassinata dentro la sua auto, e Santa Castorina, 50 anni, ferita mortalmente in via Roma mentre scendeva dalla sua vettura.
Marino sarebbe stata uccisa all’interno della sua Suzuki Ignis, su lungomare Pantano, mentre Castorina è morta dopo il tentativo di rianimazione del 118. L’uomo sospettato di aver uccise le due donne a Riposto, nel Catanese, si è invece suicidato davanti a una caserma. Dalle prime ricostruzione sembra avesse una relazione extraconiugale con la prima vittima. Secondo gli investigatori è probabile che si sia ucciso con la stessa arma con cui avrebbe ucciso le due donne. Non è ancora noto il movente.
Secondo il procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, l’omicidio della 48enne è “certamente collegato al suicidio”, mentre si sta ancora “cercando di capire” il collegamento con la morte della 50enne. La Sicilia riporta la notizia che a compiere gli omicidi sia stato il fratello di Benedetto La Motta, Salvatore La Motta, detenuto in regime di semi-libertà (che gli permetteva di uscire dal carcere per lavorare e rientrarvi la sera). L’uomo sarebbe dovuto rientrare in carcere questa sera, 11 febbraio, dopo aver goduto di un permesso premio di una settimana.
La Motta era stato condannato all’ergastolo nel 2000 in quanto riconosciuto essere uno dei componenti del “gruppo di fuoco” che il 4 gennaio del 1992 uccise Leonardo Campo, di 69 anni (uno dei capi storici della malavita di Giarre).
Secondo il comandante del reparto operativo dei carabinieri del comando provinciale di Catania: «il presunto killer si è presentato in caserma dicendo di volersi consegnare. Era armato di pistola. I carabinieri hanno cercato di tenerlo sotto tiro, ma lui si è suicidato. Sono in corso le indagini per comprendere le motivazioni che si celano dietro i gesti dell’uomo per cercare di capire le dinamiche che lo legavano alle due donne».
Una persona, al momento, sarebbe indagata per concorso in omicidio, potrebbe aver fornito assistenza all’assassino. Per questo e per capire la connessione dei due femminicidi si stanno analizzando le immagini delle videocamere di sorveglianza nei pressi dei luoghi dei delitti.
di: Caterina MAGGI
aggiornamento: Flavia DELL’ERTOLE
FOTO: ANSA/ANDREA FASANI