Allarme dell’Onu: “civili rischiano morte per fame”. Recuperato il corpo della soldatessa morta
La guerra in Medioriente si protrae da 42 giorni.
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato che Israele sta “facendo tutto il possibile per tenere i civili lontani dal pericolo” ma questo non sembra bastare i “i tentativi di ridurre al minimo le vittime non hanno avuto successo”.
L’ambasciatore israeliano in Russia, Alexander Ben Zvi, ha dichiarato in un’intervista che Hamas “ha interrotto i negoziati sugli ostaggi di sua iniziativa”. «Nonostante tutte le richieste Hamas non ha mai nemmeno presentato una lista di chi è nelle loro mani, in che condizioni siano, se sono vivi o no, se sono feriti, che cosa sta succedendo là. Quindi avere un qualsiasi tipo di negoziato senza sapere, è molto difficile».
Intanto è stato recuperato il corpo di Noa Marciano, la soldatessa 19enne presa in ostaggio da Hamas e trovata morta in un astruttura adiacente l’ospedale di Al Shifa a Gaza City.
L’Onu ha lanciato l’allarme sulle condizioni dei civili a Gaza, che rischiano di “morire di fame” perché cibo e acqua sono “diventati praticamente inesistenti”. Inoltre, l’Onu ha annunciato che oggi non ci sarà “un’operazione di aiuto transfrontaliero al valico di Rafah” tra la Striscia e l’Egitto.
Tragedia nell’ospedale, Hamas: “colpa di Biden”
La situazione è sempre più disperata anche nell’ospedale di al Shifa, da dove si eleva il grido di dolore del direttore Muhammed Abu Salmiya: «siamo rimasti senza energia, cibo E acqua. Ogni minuto che passa, perdiamo una vita. Durante la notte abbiamo perso 22 persone e negli ultimi tre giorni l’ospedale è stato tenuto sotto assedio» ha dichiarato ad Al Jazeera. Nella struttura, che Salmiya definisce “una grande prigione” e una “fossa comune” ci sarebbero ancora 7mila persone.
A tal proposito Hamas ha dichiarato Biden “responsabile della pulizia etnica compiuta nell’ospedale di al-Shifa“, uno “sterminio sistematico di tutti coloro che si trovano all’interno dell’ospedale“. A causa dei blackout hanno perso la vita 24 persone in due giorni nella struttura, sempre secondo il Ministero della Sanità di Hamas.
Quanto agli ostaggi, Israele conferma che al momento l’accordo non è stato trovato e manca l’intesa su tutte le questioni esaminate. A tal proposito Hamas ha annunciato di aver trasferito gli ostaggi in “centri di cura” a causa della “gravità delle loro condizioni di salute e per preservare la loro vita“.
Esercito israeliano: trovati mortai e armi in scuole e asili
L’esercito di Israele intanto rivendica i risultati delle operazioni. In un asilo a nord della Striscia sono stati ritrovati dei mortai di Hamas, mentre nella scuola elementare ‘Al-Karmel’ a Gaza sono state ritrovate delle armi.
Al fronte
Secondo quanto riportato da Haaretz, l’esercito israeliano ha ucciso Khaled Abu Halal, un ex membro di rango delle Brigate Martiri al Aqsa, ala militare di Fatah (il partito di Abu Mazen), divenuto un affiliato di Hamas.
Questa mattina, ci sono stati ripetuti bombardamenti israeliani nel sud del Libano a ridosso della linea del fronte tra Hezbollah e Israele, dalla zone costiera mediterranea fino ai confini con la Siria. Lo riportano media libanesi.
Dopo il lancio del missile antitank partito dal Libano, Israele sta attaccando obiettivi di Hezbollah oltreconfine.
Intanto, nel Paese risuonano sirene d’allarme nel sud e nel nord, per nuovi attacchi, soprattutto verso le località israeliane di Malkiya, Arab el-Aramshe e Adamit.
Da Tel Aviv è arrivata l’approvazione per l’ingresso di autocisterne diesel a Gaza, destinato alle necessità dell’Onu per quanto riguarda il sostegno a rete idrica e fognature.
Scontri in Cisgiordania
Continuano gli scontri anche in Cisgiordania.
Secondo quanto riportano fonti palestinesi, nella città di Jenin un’operazione militare israeliana condotta nelle prime ore del giorno ha comportato due morti e 7 feriti.
Mosse diplomatiche
Il segretario di Stato americano Blinken ha parlato con il ministro degli Esteri egiziano Shoukry della situazione a Gaza. Secondo quanto riportato dal Dipartimento di Stato Usa, Blinken ha ringraziato l’Egitto per la sua leadership nel facilitare l’uscita sicura di americani e altri cittadini stranieri da Gaza e nel portare avanti gli sforzi per liberare gli ostaggi. Il ministero degli Esteri del Cairo invece ha fatto sapere che il ministro Shoukry ha sottolineato la necessità di attuare la risoluzione del Consiglio di Sicurezza del 15 novembre, in particolare l’applicazione delle tregue e dei corridoi umanitari e la priorità legata all’arrivo degli aiuti necessari nella Striscia di Gaza, precisando che l’obiettivo principale è quello di raggiungere un cessate il fuoco globale.
In occasione della telefonata, Shoukry ha denunciato le violazioni israeliane e le pratiche di punizione collettiva dei palestinesi nella Striscia di Gaza, sottolineando il ruolo degli Stati Uniti e di influenti soggetti internazionali per mettere fine alle stesse. Blinken stesso ha posto l’accento sul rifiuto degli Stati Uniti dello sfollamento forzato dei palestinesi, ribadendo l’impegno a collaborare con l’Egitto per la formazione di uno Stato palestinese.
di: Micaela FERRARO
FOTO: ANSA/IDF