Il colonnello Mamady Doumbouya, salito al potere con un golpe nel 2021, ha nominato un nuovo primo ministro durante lo sciopero generale indetto dai sindacati. La storia del Paese è caratterizzata da colpi di Stato, dittature, incertezza economica e sociale
Non c’è riposo per la Guinea Conakry. Poco dopo l’inizio dello sciopero generale e una settimana dopo aver sciolto il governo di transizione da lui stesso nominato, il colonnello Mamady Doumbouya, a capo della giunta militare che ha preso il potere con un colpo di Stato nel 2021, ha nominato un nuovo primo ministro. Si tratta di Mamadou Oury Bah, ex leader dell’opposizione. Bah Oury – così è soprannominato– ha chiesto ai sindacati di fermare le proteste invitandoli al dialogo “per risolvere le grandi sfide gradualmente, passo dopo passo”.
La mobilitazione è stata proclamata dalle maggiori sigle sindacali, di concerto con i principali partiti e le organizzazioni della società civile per ottenere l’abbassamento dei prezzi dei generi alimentari, la libertà di espressione nell’informazione e la fine della censura, oltre alla scarcerazione di Sékou Jamal Pendessa, giornalista e segretario generale dell’Unione dei professionisti della stampa guineana (Union of Press Professional of Guinea, SPPG), condannato a 6 mesi di carcere, con la sospensione della pena di tre mesi, dopo aver partecipato a una protesta.
Nel primo giorno di sciopero due persone sono state uccise durante gli scontri con le forze di scurezza. Stando a quanto riferito da un poliziotto all’Afp una delle due vittime è un 18enne colpito al collo da un proiettile, mentre un medico ha dichiarato all’agenzia di stampa francese che l’altro giovane è morto in circostanze simili. Secondo Rfi 12 persone sono rimaste ferite.
Lo sciopero si inscrive nella storia di forte instabilità e tensioni sociali che da decenni caratterizza la Guinea, che ha raggiunto una nuova escalation. Doumbouya non ha dato spiegazioni in merito allo scioglimento del governo, ha bloccato i conti bancari dei ministri e sequestrato i loro passaporti.
I media internazionali hanno raccontato di uno scenario spettrale nella Capitale Conakry, con strade deserte, negozi chiusi; gli ospedali hanno garantito un servizio minimo. (Il segretario generale della Confederazione Nazionale dei Lavoratori della Guinea (CNGT) Amadou Diallo si è congratulato con i sindacati che hanno osservato lo sciopero a livello nazionale.
Due giorni prima dell’inizio dello sciopero – già proclamato – erano state revocate le restrizioni all’accesso e all’uso di Internet, decise dal governo nel novembre 2023. Pendessa era stato arrestato proprio durante una protesta contro le limitazioni alla rete e poi condannato a 6 mesi di prigione, con tre mesi di pena sospesa. Le accuse sono di violazione dell’ordine pubblico e partecipazione criminale a un raduno. Infatti nel 2022 in Guinea sono state vietate tutte le manifestazioni.
Nel frattempo, il 25 febbraio scorso, la Comunità economica degli stati dell’Africa occidentale (Cédéao/Ecowas) ha allentato le sanzioni economiche e finanziarie imposte al Paese in seguito al golpe.

I colpi di Stato e le incertezze
La Guinea (chiamata ufficialmente Repubblica di Guinea e nota anche come Guinea-Conakry per distinguerla dalla confinante Guinea-Bissau) è uno dei Paesi dell’Africa occidentale in cui dal 2020 si sono verificati colpi di Stato, come il Mali, il Burkina Faso, il Niger e il Mali. Nel 2021 la Guinea ha assistito al suo terzo golpe dopo quelli del 1984 e del 2008. Ma come si è arrivati fino a qui?
Le elezioni del 2010, le prime considerate relativamente libere e trasparenti in 50 anni, hanno visto la vittoria di Alpha Condé, che si oppose alla dittatura di Lansana Conté. Quest’ultimo salì al potere con un colpo di stato nel 1984 dopo la morte di Ahmed Sékou Touré, diventato presidente nel 1958, quando la Guinea conquistò l’indipendenza dalla Francia. Negli anni Touré accentrò sempre di più il potere nelle sue mani, la sua gestione divenne sempre più autoritaria e repressiva fino a instaurare un vero e proprio regime, la cui pagina più buia è rappresentata da Camp Boiro (o Camp Mamadou Boiro), un campo di concentramento a Conakry in cui dal 1960 al 1984 furono detenuti migliaia di oppositori politici o presunti tali. Secondo alcune stime cinquemila persone sarebbero state uccise o sarebbero morte nel campo a causa della fame e delle torture, ma secondo altre fonti le vittime sarebbero circa 50mila.
Conté sembrò inizialmente muoversi verso un sistema democratico pluripartitico, suscitando forti aspettative sia da parte della popolazione guineana, sia da parte della comunità internazionale. Aspettative che presto vennero disilluse. Quella di Lansana Conté diventò l’ennesima dittatura in Guinea. La corruzione dilagò sempre di più, lo squilibrio nella distribuzione nelle ricchezze e la povertà sfiancarono (e sfiancano tuttora) la popolazione. La Guinea è uno dei Paesi più poveri al mondo nonostante la presenza di risorse minerarie come la bauxite.
Già dopo la vittoria alle prime elezioni presidenziali multipartitiche del 1993 gli oppositori denunciarono brogli elettorali e la Corte Suprema dichiarò non validi i risultati in due prefetture dello Stato. Anche alla successiva tornata elettorale del 1998, che vide nuovamente la vittoria di Conté, gli osservatori internazionali denunciarono brogli. Nel 2007 iniziò un periodo di proteste e scioperi represse con la forza dal regime: 130 persone furono uccise dai militari, mentre 1500 rimasero ferite.
Nel frattempo le condizioni di salute di Lansana Conté, già gravi, peggiorano. Morì il 23 dicembre 2008, a 74 anni. Immediatamente, il giorno dopo, arrivò il golpe del Capitano Moussa Dadis Camara. Ufficialmente la giunta avrebbe dovuto traghettare la Guinea verso un governo democratico ma dopo pochi mesi il Paese precipitò di nuovo nell’incubo della dittatura militare. Il 28 settembre 2009 uno degli episodi più atroci: una manifestazione pro-democrazia all’interno di uno stadio di Conakry venne repressa nel sangue dall’esercito, che uccise 156 persone. 109 le donne che vennero aggredite e stuprate, come testimoniò un rapporto dell’Onu. Due mesi dopo il massacro, il 3 dicembre, il colonnello ed ex assistente di campo Abubakar “Toumba” Diakite sparò un colpo di pistola che ferì gravemente alla testa Camara, perché, dichiarò lo stesso Diakite, il Capitano voleva fosse l’unico a prendersi le responsabilità della strage. Al momento entrambi – insieme ad altri 11 tra ex ministri e uomini di comando – sono a processo per i fatti del 28 settembre 2009, ed entrambi respingono le accuse. Moussa Dadis Camara venne curato in Marocco, andò in esilio in Burkina Faso e a 13 anni dal massacro, il 27 settembre 2022, venne arrestato e detenuto in Guinea. Nel novembre 2023 l’ex dittatore è stato fatto evadere da un carcere di Conakry in seguito all’irruzione di un commando armato, per poi essere riarrestato. Camara, così come i suoi legali, continua ad affermare di essere stato prelevato contro la sua volontà.
Nel 2009, dopo il tentato omicidio di Camara, il generale Sékouba Konaté fu posto alla guida di un governo di transizione fino alle elezioni presidenziali del 2010. Nessuno dei due candidati principali, Alpha Condé e l’ex primo ministro Cellou Dalein Diallo, ottenne la maggioranza assoluta, così si andò al ballottaggio, in seguito al quale, nel novembre 2010, Condé venne nominato presidente. Sembrò l’inizio di una nuova era per la Guinea. Condé era stato leader dell’opposizione durante la dittatura di Lansana Conté, che sfidò alle elezioni del 1993 e del 1998, e venne incarcerato ed esiliato per la sua attività a favore della democrazia.
I primi due mandati di Condé (fino al 2015)furono improntati allo sviluppo democratico del Paese e alla lotta alla corruzione, ma poi la situazione cambiò e le speranze svanirono. Il Paese sprofondò in una grave crisi economica e sociale; anche Condé iniziò a usare il pugno duro. Nel 2020, in seguito a un contestatissimo referendum, da molti osservatori considerato fraudolento, modificò la Costituzione in modo da azzerare i mandati precedenti e ricandidarsi per la terza volta. Ne seguirono nuove e partecipate proteste, durante le quali diverse persone rimasero uccise e altre vennero arrestate. Secondo Amnesty International nelle manifestazioni tenutesi tra l’ottobre 2019 e il luglio 2020 furono uccise almeno 50 persone. Proteste che proseguirono – e vennero nuovamente represse nel sangue – nell’ottobre 2020, quando Condé venne eletto per la terza volta.
A quel punto il malcontento raggiunse livelli esponenziali e a questo si sommò l’avvento del COVID-19 e la malagestione della pandemia. In questo clima, il 5 settembre 2021, Mamady Doumbouya, colonnello a capo delle Forze Speciali Guineane ed ex sottufficiale della Legione Straniera francese, prese il potere con un golpe. Doumbouya esautorò le istituzioni, sospese la Costituzione e si pose alla guida della nuova giunta militare, il cui governo prese il nome di Comitato nazionale per la riconciliazione e lo sviluppo (Comité national du rassemblement et du développement, CNRD). Inoltre, il colonnello impose un coprifuoco a livello nazionale e chiuse i confini terrestri, marittimi e aerei. Doumbouya prestò giuramento come presidente ad interim e promise che la giunta avrebbe guidato il Paese per un periodo di transizione di 18 mesi. Questo periodo, però, venne più volte prolungato, anche fino a 39 mesi. Successivamente la durata del periodo di transizione è stata fissata, sottopressione della CEDEAO, a 24 mesi: tra 10 mesi dovrebbero essere indette nuove elezioni.
Inizialmente la popolazione sostenne il golpe, visto come un’occasione di rilancio e rinascita. Ma ancora una volta le aspettative sono state deluse.

Chi è Mamadou Oury Bah
Il neo primo ministro Mamadou Oury Bah, di professione economista, è attivo in politica fin dagli anni Novanta. È il fondatore dell’Unione delle Forze Democratiche di Guinea (UFDG), partito di cui è stato anche vicepresidente, è stato ministro della Riconciliazione durante l’era di Lansana Conté.
Ha trascorso quattro anni in esilio in Francia, dopo essere stato accusato di un attacco all’abitazione dell’allora presidente Alpha Condé nel 2011. È tornato in Guinea nel 2016 dopo la grazia concessa dallo stesso Condé. Nello stesso anno è stato espulso dall’UFDG e in tempi più recenti è stato criticato per il supporto alla giunta militare.
di: Francesca LASI
FOTO: ANSA/EPA/STR