GIULIO REGENI

I genitori del ricercatore rapito e ucciso a Il Cairo nel 2016 hanno chiesto l’avvio del processo, al momento bloccato per l’impossibilità di notificare gli atti agli imputati in Egitto

I genitori di Giulio Regeni, Paola Deffendi e Claudio Regeni spingono per l’apertura di un processo.

«Ormai una parte della verità l’abbiamo capita e noi vogliamo un processo, vogliamo che in Italia inizi un processo» ha dichiarato Deffendi a Propaganda Live, in onda su La7. Il processo, infatti, non si è ancora celebrato per l’impossibilità di notificare gli atti agli imputati egiziani.

«Per 9 notti e 9 giorni Giulio è stato torturato e ucciso deliberatamente. Dobbiamo dire le cose per quelle che sono: Giulio è stato torturato e ucciso. E da qua inizia il nostro essere genitori erranti per la ricerca di verità e giustizia – hanno dichiarato i genitore del ricercatore rapito e ucciso in Egitto nel 2016 – Non è facile, anche perché sono ormai sette anni abbondanti che noi dobbiamo chiedere verità e giustizia. Ormai una parte della verità l’abbiamo capita e noi vogliamo un processo, vogliamo che in Italia inizi un processo».

«Abbiamo le prove che i quattro imputati sanno di essere sotto processo però si sottraggano volontariamente, non si fanno trovare per potergli consegnare la notifica per eleggere il domicilio che consentirebbe l’inizio del processo» ha affermato Claudio Regeni.

«Continuiamo a sentire – ha riperso la parola la mamma di Giulio – che l’Egitto vuole collaborare, che è disposto a rimuovere gli ostacoli, ci siamo chiesti quali ostacoli? – ha proseguito Paola Deffendi – Quelli che fanno sì che non si abbiano questi quattro indirizzi che portano poi all’elezione di domicilio, o a volte che siamo noi l’ostacolo? Ci siamo anche domandati come mai il nuovo esecutivo non sia venuto a chiedere alla nostra legale come è la situazione prima di andare a Il Cairo».

di: Francesca LASI

FOTO: ANSA/ ALICE FUMIS