Mattarella nei luoghi del disastro per ricordare le vittime
Era il 9 ottobre 1963 quando una frana crollò alle pendici del Monte Toc, tra Veneto e Friuli, colpendo la diga del Vajont e il suo bacino artificiale. Quei 260 milioni di metri cubi di roccia, bosco e detriti finirono nell’acqua a una velocità tra i 60 e i 100 chilometri orari provocando un’ondata di 25 milioni di metri cubi. Il moto dell’acqua lambisce Casso e risucchia alcune frazioni di Erto, altri 25 milioni di metri cubi di acqua superano la diga e precipitano nella valle. Sono pochi minuti che provocano la morte di 1.910 persone.
Per onorare la memoria di quelle vittime il presidente della Repubblica Sergio Mattarella sarà oggi al cimitero monumentale di Fortogna, qui lo attende un coro di 487 bambini, ognuno con in mano un cartello con il nome di una delle piccole vittime del disastro. Il capo dello stato deporrà una corona di fiori prima di dirigersi nel piazzale davanti alla diga, nel comune di Erto e Casso, insieme a Mattarella partecipano alle commemorazioni il presidente della Regione Veneto Luca Zaia, il presidente del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, i sindaci di Longarone, Erto e Casso, Vajont e Ponte nelle Alpi.
Sui social la presidente del Consiglio Giorgia Meloni scrive: «oggi ricordiamo il tragico disastro del Vajont, una ferita profonda nella nostra storia. Quasi 2 mila vittime, interi paesi spazzati via, una tragedia che poteva e doveva essere evitata. A distanza di 60 anni, il ricordo del Vajont resta un monito per tutti noi. Non dobbiamo dimenticare quanto è costata l’irresponsabilità umana in quella terribile notte del 9 ottobre 1963 a una Comunità che era pienamente consapevole dei rischi, ma che rimase inascoltata. In memoria di quella terribile tragedia, una ferita ancora impressa all’Italia tutta, il nostro impegno affinché eventi simili non si ripetano mai più nella nostra Nazione. Nel ricordo delle vittime del Vajont continueremo a lavorare per un’Italia più sicura».
Massimiliano Fedriga, presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, ha voluto ricordate le responsabilità di quanti potessero evitare la catastrofe ma “nonostante la consapevolezza di quello che stava accadendo la popolazione non venne fatta evacuare” per poi sottolineare come nel 2008 le Nazioni Unite definirono quello del Vajont “il primo di 10 eventi disastrosi causati dalla scarsa comprensione delle scienze della terra e dal fallimento di ingegneri e geologi“. Il presidente del Veneto Luca Zaia ha aggiunto: «non è stata una tragica fatalità. Il Monte si chiama Toc che in veneto vuol dire “pezzo” o qualcuno dice che può arrivare dal friuliano ”patoc” che vuol dire “fradicio, marcio”. La storia della fragilità di questa montagna era conosciuta fin dall’inizio».
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha dichiarato: «siamo qui a rendere memoria alle persone che hanno abitato queste vallate: quelle che sono morte, quelle che sono sopravvissute, quelle che le hanno dovute lasciare e quelle che hanno dovuto lottare strenuamente per vivere qui». Il capo dello Stato ha poi sottolineato che “occuparsi dell’ambiente e rispettarlo è garanzia di vita” e poi è passato alla questione sull’archivio delle carte giudiziarie del processo Vajont chiedendo che rimangano a Belluno sostenendo che “è opportuno e doveroso che la documentazione del Processo rimanga in questo territorio. Quel che attiene alla memoria deve essere conservato nel luogo dove il disastro è avvenuto“.
di: Flavia DELL’ERTOLE
FOTO: ANSA/Rosanna Codino