Ali Heider non è indagato. Miari, la legale che lo ha seguito, ha rinunciato al mandato
Il fratello di Saman Abbas, Ali Heider, non è iscritto nel registro degli indagati.
Lo ha reso noto la presidente della Corte d’Assise, Cristina Beretta, in base alle decisioni della procura per i Minorenni di Bologna. L’avvocata che ha seguito finora il caso, Valeria Miari, ha rinunciato al mandato come legale di parte civile per lui e per l’Unione Comuni della Bassa Reggiana.
“Voglio parlare, voglio dire tutta la verità”, ha dichiarato Ali Hader durante l’udienza del processo per la morte della ragazza, aggiungendo che il padre gli disse di non parlare e che lui ha mentito quando ha dichiarato che i cugini non c’entravano niente perché “aveva paura”. “Quando sono andato dall’altro giudice ho detto che non hanno fatto niente, ero costretto da mio padre”. Quando avvenne? “Non lo ricordo. Ma prima e dopo mi hanno chiamato e detto di non dire niente dei cugini”.
“Mentre facevano i piani, io stavo sulle scale ad ascoltare, non tutto ma quasi. Ho sentito una volta mio padre che parlava di ‘scavare'”. Chi faceva i piani? “Noman, papà, mamma e altri due, Danish e Ikram”, ha detto ancora il fratello di Saman. La riunione durò “più o meno mezz’ora”. Oltre a “scavare”, il giovane ha detto che ricorda di aver sentito anche “passare dietro alle telecamere”.
Il giovane ha, poi, dichiarato dia ver assistito agli ultimi istanti di vita della sorella. «Ho visto tutta la scena. Io ero alla porta – ha dichiarato- Mia sorella camminava, mio zio l’ha presa dal collo e l’ha portata dietro alla serra. Ho visto i cugini, solo la faccia».
Ali Heider ha poi raccontato che la madre, Nazia Shaheen, “guardava tutto quello che succedeva, mentre mio zio prendeva mia sorella lei guardava”. «Mia mamma ha accompagnato mia sorella fino a un certo punto, poi è tornata indietro – ha risposto il giovane alle domande di Luigi Scarcella, legale di uno dei cugini – La mamma guardava tutta la cosa che è successa, mentre mio zio prendeva mia sorella lei guardava, guardava quello che stava succedendo».
Il giovane ha spiegato di non aver denunciato subito quanto accaduto perché aveva paura del padre e degli altri familiari, non della madre. «Per loro, hanno fatto bene a fare quello che hanno fatto. Se no mio padre avrebbe parlato – ha dichiarato – La mamma faceva quello che diceva papà. Le donne, nella nostra cultura è come se non valessero niente. Ogni volta che la mamma diceva qualcosa, papà diceva sempre di stare zitta». Il giovane, ha, poi, raccontato cosa successe la notte del 20 aprile 2021, quando i genitori tornarono a casa. «Papà e mamma mi dicevano di piangere, io ero distrutto. Ero fuori di testa e ho passato la notte in camera di Saman, a piangere» ha affermato.
Alla deposizione hanno assistito anche il padre dei due ragazzi, Shabbar Abbas, i cugini e lo zio Danish Hasnain. Il testimone, che ha da poco compiuto 18 anni e che all’epoca dei fatti, 16enne, era partito per la Liguria ed era stato mandato in una comunità per minorenni, è stato fatto entrare prima dell’ingresso dei parenti ed è stato sentito dietro a un doppio paravento ma il suo volto è stato ripreso negli schermi a lato dell’aula dell’Assise.
Per la morte della 18enne a Novellara sono imputati il padre, la madre, uno zio e due cugini, non è iscritto nel registro degli indagati.
di: Flavia DELL’ERTOLE
aggiornamenti: Francesca LASI
FOTO: ANSA/FACEBOOK/SAMAN ABBAS