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L’economia rallenta, crescita anno rivista al ribasso

Cattive notizie per l’economia italiana che, nel secondo trimestre dell’anno, frena più del previsto. Il Pil infatti, espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2015, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è diminuito dello 0,4% rispetto al trimestre precedente ed è cresciuto dello 0,4% nei confronti del secondo trimestre del 2022.

I dati sono dell’Istat.

La variazione acquisita del Pil per il 2023 è pari adesso a +0,7%. “La stima completa dei conti economici trimestrali conferma la flessione dell’economia italiana nel secondo trimestre dell’anno, risultata pari allo 0,4%, lievemente più accentuata rispetto alla stima preliminare, che aveva fornito una riduzione dello 0,3%. La crescita tendenziale del secondo trimestre si attesta allo 0,4%, in flessione rispetto ai trimestri precedenti, con una revisione anche in questo caso al ribasso rispetto alla stima preliminare, che aveva registrato una crescita dello 0,6%. A determinare la flessione del Pil è stata soprattutto la domanda interna (incluse le scorte), mentre quella estera ha fornito un contributo nullo. Sul piano interno, l’apporto dei consumi privati è stato anch’esso nullo, mentre sia quello della spesa delle Amministrazioni Pubbliche sia quello degli investimenti è risultato negativo. Positivo il contributo delle scorte, per 0,3 punti percentuali. Le ore lavorate hanno subìto una flessione dello 0,5%, le posizioni lavorative dello 0,1% e le unità di lavoro si sono contratte dello 0,3%. Sono risultati in crescita dello 0,8% i redditi pro-capite”, ha commentato l’istituto di ricerca.

Sono in diminuzione tutti i principali aggregati della domanda interna: calano dello 0,3% i consumi finali nazionali e dell’1,8% gli investimenti fissi lordi. Le importazioni e le esportazioni sono anch’esse diminuite, entrambe in misura pari allo 0,4%. La domanda nazionale al netto delle scorte ha sottratto 0,7 punti percentuali alla variazione del Pil. In negativo tutti i principali comparti produttivi: agricoltura, industria e servizi sono diminuiti rispettivamente dell’1,3%, dell’1,4% e dello 0,1%.

Le reazioni

Arrivano i primi commenti dal mondo politico.

«La revisione dei dati del Pil relativi al secondo trimestre del 2023 evidenzia, purtroppo, una frenata dell’economia peggiore delle stime iniziali – ha dichiarato il responsabile economico del Pd Antonio Misiani – È tutta Europa a rischiare la stagflazione e l’Italia non fa eccezione, con buona pace della propaganda della destra.La prossima manovra di bilancio è chiamata a fare i conti con la realtà. Le risorse disponibili vanno concentrate dove servono: per la difesa dei redditi delle famiglie erosi dall’inflazione, per finanziare sanità, scuola e trasporto pubblico, per rilanciare lo sviluppo del Paese».

di: Micaela FERRARO

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