Impagnatiello

L’uomo ha confermato di non aver avuto complici e aver agito in solitudine

Sebastiano Sartori, avvocato di Alessandro Impagnatiello, ha dichiarato, dopo aver incontrato il suo assistito all’interno del carcere di San Vittore, che il trentenne ha ribadito di aver ucciso Giulia Tramontano senza alcun complice.

Il legale spiega inoltre che l’omicida della compagna “esclude” che qualcuno lo abbia aiutato a nascondere il corpo della ragazza e che “sarà sicuramente da valutare la sua sfera psicologica“, intanto Impagnatiello “è sempre più lucido e ha preso coscienza di quello che ha fatto“. Il giovane ha inoltre indicato quale coltello abbia utilizzato per uccidere Tramontano e avrebbe fato indicazioni per trovarlo dicendo “specificatamente dove sia” l’arma. «È in cucina, sopra il frigorifero» ha dichiarato. L’arma, infilata in un ceppo portacoltelli sopra il frigorifero, è stata sequestrata martedì 6 giugno, nel quadro di altri accertamenti irripetibili da parte della Sezione investigazioni scientifiche dei carabinieri. Il legale della famiglia della vittima ha spiegato che “l’arma è stata indicata, è stata repertata ,sapremo tutto quanto all’esito“.

Secondo quanto emerge nell’interrogatorio Impagnatiello ha dichiarato: «nel momento in cui ho deciso di uccidere la mia compagna non c’era né ira né rabbia né desiderio di vendetta. Ho deciso senza motivazioni. Ci sto pensando costantemente. La situazione era per me, mi passi il termine, stressante. Questa è l’unica cosa che posso dire, ma non c’era un reale motivo». L’omicida ha inoltre spiegato che non fosse vero che la ragazza si fosse colpita col il coltello a braccia e collo e che lui l’avesse finita “per non farla soffrire“, questa era stata la sua prima versione nel corso della confessione, e ha specificato che “Giulia non si è pugnalata, si è tagliata inavvertitamente sul braccio destro mentre tagliava le verdure. Ho preso io il coltello e ho proseguito“. Nel corso dell’interrogatorio ha spiegato i dettagli dell’occultamento: «ho spostato il cadavere dalla sala alla vasca da bagno, poi scendendo le scale verso il box, poi alla cantina, e nuovamente al box. Ho trascinato il corpo lungo le scale. Cantina e box si trovano sullo stesso piano, non ci sono ostacoli che li separano».

Il legale di Impagnatiello ha rinunciato al mandato, depositando l’atto di rinuncia in Procura ha spiegato che “è stata una questione fra me e il mio assistito“.

Giovanni Cacciapuoti, avvocato della famiglia della vittima, ha spiegato: «la famiglia di Giulia fin da subito ha temuto questo tragico epilogo in quanto era difficile pensare che la loro figlia in attesa di un bimbo, nonostante il naufragio della relazione sentimentale, si fosse volontariamente allontanata da casa. Conoscendo Giulia e la sua gravidanza, difficilmente avrebbe fatto perdere tracce di sé in maniera volontaria. Hanno sospettato dalla prima ora che qualcosa non andasse. Se sospettavano di Alessandro Impagnatiello? Qualcosa sospettavano, la figlia non rispondeva al telefono e il convivente, padre del bimbo che portava in grembo, era vago. Era poco credibile almeno ai genitori di Giulia».

Intanto i carabinieri hanno rinvenuto patente, bancomat e carta di credito della vittima in un tombino nel parcheggio della metro Comasina.

Venerdì 9 giugno avrà luogo l’autopsia sul corpo della 29enne, incinta al settimo mese, mentre domani, 6 giugno, verranno svolti ulteriori sopralluoghi nell’appartamento dove la coppia viveva a Senago.

di: Flavia DELL’ERTOLE

aggiornamenti di: Francesca LASI

FOTO: ANSA/ SERGIO PONTORIERO