In un anno verificati oltre il triplo della media degli incendi degli ultimi 17 anni
Secondo quanto emerge dai dati raccolti ed elaborati da Effis (European Forest Fire Information System) il 2022 è stato uno degli anni più terribili dal punto di vista del numero di incendi. In un solo anno in Europa gli incendi sono stati oltre il triplo della media degli ultimi 17 anni. A far aumentare drasticamente il numero dei roghi sono stati anche i lunghi periodi di siccità, come anche l’incremento dei luoghi a rischio (conseguenza del cambiamento climatico).
Così il cambiamento climatico non fa che peggiorare, i roghi producono Co2 che va a incidere sul riscaldamento globale. Le emissioni di Co2 provocate dai roghi europei sono state state pari a 9 megatonnellate di carbonio, equivalenti a quelle emesse da 10 milioni di automobili nello stesso periodo, si tratta del livello più alto registrato dal 2007 secondo i dati della Società Italiana di Medicina Ambientale.
Il presidente Alessandro Miani ha spiegato: «un milione di tonnellate di CO2 sprigionate solo dagli incendi verificatisi nel mese di luglio in Grecia equivalgono alle emissioni derivanti dalla combustione di 2,3 milioni di barili di petrolio, ovvero 103 milioni di litri di gasolio. Per confronto, basti pensare che in Italia nell’intero 2022 gli incendi hanno prodotto 1 milione e 900 mila tonnellate di CO2, pari a circa 5 milioni di barili di petrolio, ossia quanto si brucia in Italia per produrre energia elettrica per poco meno di una settimana. Per non parlare delle 2.750 tonnellate di ossidi di azoto e delle 7.500 tonnellate di PM 2.5 emesse nello stesso periodo a causa degli incendi nel nostro Paese».
Aggiunge ancora Miani: «l’uomo ha innescato cambiamenti climatici che a loro volta sono responsabili di temperature tali da favorire il susseguirsi di incendi in grado di alimentare ancor più negativamente le emissioni di gas climalteranti. Le combustioni dovute agli incendi sprigionano nell’atmosfera sostanze tossiche che possono ricadere nelle zone più o meno limitrofe all’incendio stesso. Per alcuni di questi composti la tossicità è riconosciuta sia dalla comunità scientifica sia da diversi studi che dimostrano come la concentrazione dei composti chimici liberati in atmosfera rappresenti un pericolo dal punto di vista ambientale e sanitario. Tra questi i più pericolosi sono gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA), le diossine e i PCB (policlorobifenili), che possono permanere nell’aria e ricadere al suolo anche dopo lo spegnimento dell’incendio, nei pressi dell’area incendiata o anche a distanza sulla base dell’intensità e direzione dei venti».
di: Flavia DELL’ERTOLE
FOTO: EPA/Elvira Urquijo A