La trattativa con la Colombia per l’acquisto di mezzi militari non andò a buon fine
L’ipotesi di reato che ha portato alle perquisizioni dello scorso 6 giugno è quella di corruzione internazionale aggravata. Al centro dell’indagine circa la trattativa di vendita di mezzi militari alla Colombia: l’ex premier Massimo D’Alema, l’ex ad di Leonardo Andrea Profumo e l’ex direttore generale di Fincantieri Giuseppe Giordo.
I fatti contestati risalgono al 2021 quando D’Alema avrebbe guidato la trattativa di vendita con il governo colombiano per la vendita di mezzi prodotti da Leonardo (azienda con partecipazione pubblica e prerogativa statale). Secondo quanto sostengono gli inquirenti gli indagati, che in tutto sono 8, il valore complessivo dell’operazione sarebbe stato di quattro miliardi di euro, di cui 40 milioni destinati a “ripagare la mediazione italiana“. Trattativa che poi però non venne finalizzata a causa della “mancata intesa sulla ulteriore distribuzione della somma tra le singole persone fisiche della ‘parte italiana’ e di quella ‘colombiana’“.
Figura di spicco nell’operazione sarebbe proprio l’ex presidente del Consiglio Massimo D’Alema, dato che, secondo i pm il suo “curriculum di incarichi anche di rilievo internazionale rivestiti nel tempo si poneva quale mediatore informale nei rapporti con i vertici delle società italiane, ossia Alessandro Profumo quale amministratore delegato di Leonardo e Giuseppe Giordo quale direttore generale della divisione navi militari di Fincantieri“. Tramite l’imprenditore Giancarlo Mazzotta i consulenti per la cooperazione internazionale del ministro degli Esteri in Colombia Francesco Amato ed Emanuele Caruso sarebbero entrati in contatto con Massimo D’Alema. La trattativa riguardava la vendita di “aerei M346 della azienda a partecipazione pubblica Leonardo e di corvette, piccoli sommergibili, oltre all’allestimento di cantieri navali di Fincantieri“. A far scattare le indagini la scoperta di una registrazione di una riunione in cui D’Alema parlando della compravendita assicurava che “la parte italiana è quasi pronta, abbiamo preparato le offerte e abbiamo ottenuto la copertura assicurativa per il piano finanziario” e sempre D’Alema avrebbe tenuto i contatti con lo studio legale americano Robert Allen Law che avrebbe curato l’operazione.
di: Flavia DELL’ERTOLE
FOTO: ANSA/LUCA ZENNARO