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I giudici vogliono che siano eseguite “senza indugio” le condanne definitive dei manifestanti

In Iran il capo della magistratura Gholamhossein Mohseni Ajaei ha chiesto che le condanne “definitive” dei manifestanti vengano eseguite “senza indugio”. «Secondo la Sharia, per coloro che lottano contro Dio e il Profeta e opprimono le altre persone sulla terra non c’è altra punizione oltre che l’impiccagione, il taglio di mani e piedi oppure l’esilio» ha inoltre affermato il portavoce della Magistratura iraniana, Massoud Setayeshi, aggiungendo che si basano sulla Sharia (l’applicazione secolare e giuridica dei precetti dell’Islam) tutte le recenti condanne alla pena di morte, per “muharebeh” (lotta contro Dio) emesse per gli arrestati durante le dimostrazioni anti governative. Questo nonostante secondo alcuni studiosi coranici il peccato di “muharebeh” non sia quello configurato dal regime di Teheran e punito con pena capitale.

Si tratta dell’ennesima stretta dunque del Paese contro i rivoltosi, che sono scesi in piazza per protestare contro la morte di Mahsa Amini, uccisa dalla polizia morale per aver indossato male il velo.

L’alto magistrato Ajaei, parlando nella riunione del Consiglio supremo della magistratura a proposito degli arrestati per le proteste in corso ha dichiarato: «le condanne emesse per persone che hanno commesso reati gravi in qualsiasi area, sia di sicurezza che non, devono essere documentate e motivate oltre che essere un deterrente». Ha sottolineato che “per una sentenza definitiva non dovrebbe esserci alcun ritardo nell’esecuzione”.

di: Micaela FERRARO

aggiornamento di: Caterina MAGGI

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