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Al giovane, arrestato a Nowshahr, è stata negata la possibilità di avere un avvocato. Ripreso controllo dell’uso dell’hijab delle donne in auto

Nuove sentenze di morte arrivano dall’Iran: l’agenzia di stampa Harana, infatti, riferisce che la magistratura iraniana ha emesso due sentenze di condanna a morte per un manifestante di 18 anni a Mazandaran. Il giovane, Mehdi Mohammadifard, arrestato durante le proteste a Nowshahr, è stato accusato di corruzione e guerra. Durante il processo gli è stata negata la possibilità di essere difeso da un avvocato.

Il 18enne è stato condannato dal tribunale rivoluzionario di Sari a un totale di 7 anni e mezzo di carcere per le accuse di “propaganda contro il regime”, “incitamento a turbare la sicurezza del Paese”, “insulto alla leadership” e “reati contro la sicurezza del Paese”, a cui si aggiunge la pena capitale.

Sono invece stati liberati i quattro calciatori iraniani arrestati per aver partecipato a una festa di Capodanno alla quale erano presenti sia uomini che donne e dove si è consumato alcol. Dalla Rivoluzione islamica del 1979, l’Iran vieta di partecipare a feste miste, con uomini e donne, e bere alcolici. La legge iraniana vieta il consumo e la vendita di alcolici e la magistratura iraniana considera le feste notturne come un esempio di “anormalità e corruzione sociale”.

Intanto le autorità iraniane, stando a quanto riportano i media locali, avrebbero ripreso il monitoraggio dell’uso del velo islamico da parte delle donne in auto. «La polizia ha iniziato la nuova fase del programma Nazer-1 (sorveglianza in lingua farsi) in tutto il Paese. Il Nazer-1 riguarda l’assenza di hijab nelle auto, con la polizia che invia un sms a chi trasgredisce», ha riferito un alto funzionario di polizia all’agenzia di stampa Fars.

Nel frattempo prosegue anche la lotta intestina ai gruppi dissidenti. Il ministero delle Informazioni e della sicurezza nazionale ha rilasciato una dichiarazione citata dall’agenzia Irna in cui si legge che è stata “individuata la più grande rete per fornire sostegno finanziario ai membri dell’organizzazione Mujahedin Khaq (Mko) e attrezzature per le operazioni terroristiche del gruppo dissidente e i suoi elementi principali sono stati arrestati“. 6 membri della rete sarebbero stati arrestati e altri 10 convocati.

Teheran ha accusato l’Mko e i suoi alleati occidentali e regionali di aver orchestrato le proteste anti-sistema che ormai da quattro mesi hanno messo a ferro e fuoco il Paese. «Il leader della squadra, Alimohammad Dolati, un membro importante dell’Mko, possiede uffici negli Emirati Arabi Uniti e nei Paesi Bassi e ha trasferito denaro, armi, esplosivi e apparecchiature di comunicazione ai gruppi terroristici attraverso uffici affiliati in Iran. Il team ha assunto alcuni fuorilegge e delinquenti in Iran per realizzare scene durante gli attuali disordini nel Paese», prosegue la dichiarazione.

di: Alessia MALCAUS

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