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Musicisti svedesi, finlandesi e islandesi hanno lanciato petizioni per chiedere che Israele non venga ammesso alla kermesse musicale a causa della guerra che sta conducendo nella Striscia di Gaza

Con una lettera aperta oltre 1000 artisti svedesi hanno chiesto che Israele venga escluso dall’Eurovision Song Contest, principale kermesse musicale europea (anche se coinvolge Paesi di altri continenti come l’Australia e, appunto, Israele). Nella lettera pubblicata sul quotidiano svedese Aftonbladet, i musicisti hanno chiesto l’espulsione del Paese per via della guerra che sta conducendo nella Striscia di Gaza. La competizione si terrà proprio in Svezia, a Malmö, il 7, il 9 e l’11 maggio 2024.

Nella missiva, indirizzata alla SVT (l’emittente pubblica svedese) e all’EBU (European Broadcasting Union, che organizza l’Eurovision), i firmatari ricordano le quasi 26mila vittime, la causa contro Israele presentata alla Corte internazionale di giustizia dell’Aja dal Sudafrica con l’accusa di genocidio della popolazione palestinese.

Gli artisti, si legge nella lettera, si aspettano che SVT ed EBU siano “coerenti con la loro posizione nei confronti dei paesi partecipanti che violano i valori democratici e i diritti umani”. «Noi firmatari siamo 1.000 artisti che credono nella musica come forza unificante –scrivono gli artisti – L’Eurovision Song Contest è nato come progetto di pace con l’ambizione di unire Paesi e cittadini attraverso la musica. Permettere a Israele di partecipare mina non solo lo spirito del concorso, ma l’intera missione di servizio pubblico. Invia anche il segnale che i governi possono commettere crimini di guerra senza conseguenze. Pertanto, ci appelliamo all’Ebu: escludere Israele dall’Eurovision Song Contest 2024».

Il riferimento è anche alla Russia, esclusa dopo l’inizio della guerra in Ucraina. «L’Ebu giustifica la sua posizione dicendo che l’Eurovision Song Contest è una competizione tra emittenti di servizio pubblico piuttosto che tra Stati – si legge ancora – Tuttavia nel 2022 l’Ebu ha scelto di escludere la Russia dalla competizione a causa dell’invasione dell’Ucraina, e nel 2021 alle aziende bielorusse associate è stata negata la partecipazione alla competizione perché il Paese ha violato le norme sulla libertà di stampa dell’Ebu».

«In meno di quattro mesi – scrivono gli artisti- circa 100 giornalisti palestinesi sono stati uccisi e alla stampa straniera è stato negato l’accesso a Gaza. Si tratta di uno dei più grandi attacchi alla libertà di stampa dei tempi moderni. Riteniamo che, consentendo la partecipazione di Israele, l’Ebu stia dimostrando un notevole doppio standard che mina la sua credibilità».

A firmare la lettera molti nomi noti della musica svedese, come Fever Ray, Robyn, i First Aid Kit, i Viagra Boys, e due ex partecipanti all’Eurovision, Eric Saade e Malena Ernman, mezzosoprano e madre dell’attivista ambientalista Greta Thunberg.

La risposta della SVT

La SVT (Sveriges Television), oltre ad occuparsi dell’organizzazione dell’Eurovision, realizza anche il Melodifestivalen, la kermesse musicale attraverso al quale viene selezionato l’artista che parteciperà all’Eurovision. La risposta dell’emittente pubblicata alla lettera non si è fatta attendere.

«L’EBU decide chi partecipa nella competizione e, come organizzatrice, la SVT si attiene a quanto essa decide – ha scritto l’emittente – La sofferenza umana in questo conflitto profondamente complesso è spaventosa. Nessuno può restare indifferente di fronte alle condizioni di Gaza adesso, o agli attacchi di Hamas in Israele. Siamo inoltre preoccupati per gli sviluppi. Capiamo e rispettiamo il fatto che i gruppi vogliano far sentire fortemente la propria voce. Come organizzatrice, la SVT ha un dialogo con l’EBU circa le sfide riguardanti la realizzazione del più grande programma tv d’Europa in questi tempi difficili. Restiamo umili circa l’impegno e il lavoro per assicurare che il progetto possa essere messo in piedi nella miglior maniera possibile, con la visione di unirsi in musica».

Le petizioni degli artisti finlandesi e islandesi e le altre iniziative

Gli artisti svedesi non sono gli unici a chiedere l’esclusione di Israele dall’evento. Nelle scorse settimane anche oltre 1400 tra artisti, lavoratrici e lavoratori delle industrie musicali di Finlandia e Islanda hanno firmato due petizioni simili, in cui motivano la loro contrarietà alla partecipazione israeliana.

Nella petizione finlandese si legge che “non è in conformità con i nostri valori che un Paese che commette crimini di guerra e continua un’occupazione militare abbia un palcoscenico pubblico per ripulirsi l’immagine in nome della musica” e si chiede alla Yle, la televisione pubblica finlandese, di boicottare l’evento nel caso in cui la partecipazione di Israele venisse confermata.

Il consiglio direttivo della Società Islandese degli Autori e Compositori (FTT) ha chiesto alla RÚV, la televisione pubblica islandese, di “non partecipare all’Eurovision nel 2024, a meno che a Israele non venga negata la partecipazione al concorso, per gli stessi motivi imputati alla Russia durante l’ultima competizione.” Successivamente è stato riferito cheil vincitore o la vincitrice del Söngvakeppnin – il concorso musicale con cui si stabilisce il rappresentante dell’Islanda all’Eurovision -potrebbe decidere di non partecipare alla kermesse, in accordo con l’emittente.

Gli artisti finlandesi, islandesi e svedesi non sono soli. Sul web è stata lanciata una campagna, alla quale stanno aderendo persone da tutto il mondo, con gli hashtag #BanIsraelFromESC. L’iniziativa promossa dall’attivista Beatrice Quinn (sul profilo EuroQuision) ha raccolto le firme anche di artisti che hanno partecipato all’ESC negli anni scorsi, come La Zarra, che ha rappresentato la Francia nel 2023, e Montaigne, che ha corso per l’Australia nel 2021.

Le risposte dell’EBU

Al momento, però, sembra che la partecipazione di Israele sia confermata. L’EBU ha risposto alle petizioni finlandesi e islandesi sostenendo che l’Eurovision “è una competizione per i broadcaster pubblici di Europa e Medio Oriente, non per i governi” e che “l’emittente pubblica israeliana (Kan, NdR) è conforme a tutte le regole di concorrenza”.

L’European Broadcasting Union non ha ancora risposto all’appello svedese.

I precedenti

Ma non è la prima volta che gli artisti si esprimono sulla partecipazione israeliana. Durante l’edizione del 2019, svoltasi a Tel Aviv, la band islandese Hatari all’annuncio del punteggio finale ha mostrato una sciarpa con i colori della bandiera della Palestina. L’Islanda era stata, poi, multata dall’EBU per l’accaduto: da regolamento non sono ammessi riferimenti alla politica e alla geopolitica durante il concorso. Il movimento BDS (Boycott, Divestment, Sanctions) aveva chiesto a gran voce agli artisti ospiti, come ad esempio Madonna, di boicottare l’evento. Un’edizione che aveva suscitato molte polemiche: secondo diversi attivisti Israele stava cercando di strumentalizzare lo show per spegnere i riflettori sulla situazione nei territori occupati. Quell’anno nessuna delegazione musicale aveva scelto di boicottare la competizione.

Gli attivisti per la causa palestinese avevano deciso di organizzare due eventi, Gazavision e Globalvision in concomitanza con la finale dell’ESC. Gazavision, organizzato dall’associazione We Are Not Numbers, ha visto la partecipazione di 6 artisti di Gaza e ha previsto un voto online. A vincere è stato Jehad W. Shehada.

Globalvision si è svolto tra Ramallah, Haifa, Londra e Dublino sotto il motto Dare to Dream Together e vi hanno partecipato musicisti e comici.

Qualche giorno prima, a poche ore dall’inizio delle semifinali dell’Eurovision, si era tenuto Gaza Message, un concerto tra le macerie dei palazzi distrutti dai bombardamenti israeliani del maggio 2019.

di: Francesca LASI

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