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La forza di sicurezza “concessa” al Ministero di Ben Gvir per scongiurare una crisi di Governo ha attirato una pioggia di critiche

Duemila uomini alle dirette dipendenze del Ministero della sicurezza di Itamar Ben Gvir, al costo di 255 milioni di euro: è questo il contestatissimo progetto del Corpo della Guardia nazionale che ha già animato non poche proteste in Israele. Nonostante le critiche bipartisan, tanto dall’opposizione quanto dalle forze di polizia, e il parere negativo dell’avvocatura dello Stato, i ministri hanno approvato il finanziamento del Corpo.

La proposta è stata giudicata “completamente inutile” e foriera di “conseguenze disastrose” dall’ispettore capo della polizia israeliana Kobi Shabtai. Contrario anche il procuratore generale d’Israele Gali Baharav-Miara che elenca diversi “problemi legali” connessi al Corpo della Guardia mazionale.

In particolare, sussisterebbero dei problemi nelle attribuzione delle competenze fra il Corpo e la polizia.

Anche alcuni ministri si sarebbero pronunciati contro il provvedimento, nonostante poi il progetto di finanziamento sia stato votato e approvato da tutti. Si sarebbe trattato, secondo alcuni osservatori interni, di una concessione politica del premier Benjamin Netanyahu a Ben Gvir. In cambio, il ministro della Sicurezza eviterebbe una crisi di Governo innescata dal congelamento della riforma della Giustizia, altro nodo contestatissimo a Tel Aviv.

Il Times of Israel riferisce che molti ministri si sarebbero espressi contro l’iniziativa, pur votando poi a favore. Il voto, sottolineano i media israeliani, sarebbe una concessione del primo ministro Benjamin Netanyahu a Ben Gvir, in cambio della sua permanenza al governo nonostante l’opposizione alla decisione di Netanyahu di sospendere l’iter legislativo della riforma della Giustizia

di: Marianna MANCINI

FOTO: ANSA/EPA/ABIR SULTAN