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L’ex premier e ora all’opposizione attacca il governo Netanyahu: “non siamo qui solo per pagare le tasse”

«Non siamo qui solo per pagare le tasse e mandare i nostri figli nell’esercito. Non ci chiuderemo nelle nostre case quando provano a mutare Israele in una oscura dittatura e costringerci al silenzio». È intervenuto così nella protesta in corso a Gerusalemme Yair Lapid, ex premier ad interim e oggi all’opposizione. Il bersaglio della polemica è il governo a guida Netanyahu (quindi Likud, centro destra) e Itmar Ben Gvir (estrema destra).

«Fingono di non sentire, fingono che non gli importi ma – ha aggiunto riferendosi al governo – ascoltano e hanno paura». Secondo prime stime dei media alla dimostrazione sono presenti circa 60 mila persone.

Pioggia di critiche

Chi è sceso in piazza oggi protesta contro il tentativo di riforma della giustizia presentato dal governo. Migliaia di manifestanti si sono riuniti davanti al Parlamento israeliano per protestare contro la riforma giudiziaria promossa da Benjamin Netanyahu, che cerca di indebolire la Corte suprema. Lo stesso “Bibi” è infatti stato ed è tutt’ora al centro di un’inchiesta per presunta malversazione e corruzione. La Corte suprema, tra gli altri, ha anche il compito di stabilire l’inidoneità di un onorevole rispetto al ruolo politico che ricopre.

Il disegno di legge è stato votato per una prima lettura alla commissione parlamentare, nonostante le proteste dei membri dell’opposizione, alcuni dei quali (al grido di “vergogna”) sono stati espulsi dall’aula. Uno dei punti approvati (oltre quello che riforma il Comitato che nomina i giudici affidando la supremazia all’esecutivo) è quello, scritto dal presidente del Comitato Simcha Rothman (Sionismo religioso), che limita il controllo della Corte Suprema su questioni fondamentali.

La situazione è tesa, tanto che il presidente israeliano, Isaac Herzog, ha tenuto un discorso per la nazione: «penso che l’attuale riforma nel suo insieme sollevi una profonda preoccupazione per il potenziale danno alle istituzioni democratiche dello Stato di Israele. Passare alla discussione, abbattere le barriere, costruire ponti: è possibile e necessario raggiungere un accordo in tempi brevi». Addirittura Joe Biden si è espresso contro la decisione del governo di estrema destra, alleato degli Stati Uniti.

di: Caterina MAGGI

FOTO: EPA/ATEF SAFADI