Allarme giovani “vulnerabili e in difficoltà”. I Neet sono 1,7 milioni
È stato presentato alla Camera il Rapporto annuale dell’Istat per il 2023.
Una fotografia dalla quale emerge un’Italia in difficoltà ma resiliente, con il Pil che nel 2022 è cresciuto comunque del 3,75, seconda solo alla Spagna; e pur tuttavia un Italia in cui c’è poco spazio per i giovani, particolarmente vulnerabili e in difficoltà.
Nel rapporto si mettono in luce le difficoltà emerse nel corso dell’anno dopo il superamento della pandemia: “terminato nel primo trimestre 2022 lo stato di emergenza sanitaria nazionale, nel corso dell’anno sono emersi nuovi elementi di criticità. Il forte rincaro dei prezzi dell’energia e delle materie prime, accentuato dal conflitto in Ucraina, ha condizionato l’evoluzione dell’economia, con rilevanti aumenti dei costi di produzione per le imprese e dei prezzi al consumo per le famiglie”.
Secondo l’Istat, gli indicatori del benessere dei giovani, in Italia, sono ai livelli più bassi in Europa e, nel 2022, quasi un ragazzo su due tra 18 e 34 anni ha almeno un segnale di deprivazione, 4 milioni e 870 mila persone.
Sale anche il numero dei Neet, vale a dire di quei giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano. La quota di Neet è al 20%, pari a 1,7 milioni di persone, e resta sopra la media Ue di oltre 7 punti, più bassa solo a quello della Romania.
Il fenomeno dei Neet interessa in misura maggiore le ragazze (20,5%) e, soprattutto, i residenti nelle regioni del Mezzogiorno (27,9%) e gli stranieri (28,8%). L’incidenza dei Neet diminuisce al crescere del titolo di studio: è di circa il 20% tra i giovani diplomati o con al più la licenza media, mentre si ferma al 14% tra i laureati.
Bisogna considerare anche che oltre tre quarti dei Neet vivono da figli ancora nella famiglia di origine e solo un terzo ha avuto precedenti esperienze lavorative, un valore che varia tra il 6,8% per chi ha meno di 20 anni, il 46,7% per chi ha 25-29 anni.
Ma che l’Italia non sia un Paese per giovani lo dimostra anche l’avanzamento dell’età media che ora si attesta a 46 anni. Il dato emerge nonostante l’elevato numero di decessi di questi ultimi tre anni, oltre 2 milioni e 150mila, di cui l’89,7 per cento riguardante persone con più di 65 anni. Nel 2022 la stima della speranza di vita alla nascita è di 80,5 anni per gli uomini e 84,8 anni per le donne.
Il numero di ultracentenari ha raggiunto il suo più alto livello storico.
Questo si somma alle nascite in calo, dato riconfermato anche nel primo quadrimestre del 2023, con l’età media del parto per le donne residenti che è aumentata di 12 mesi dal 2010 al 2020.
Ci sono poi anche i giovani che scappano, emigrano in altri Paesi per inseguire il lavoro: in Italia infatti la “trappola della povertà” passa di padre in figlio e anche per coloro che hanno un impiego, i salari sono inferiori rispetto alla media Ue.
I lavoratori italiani guadagnano circa 3.700 euro l’anno in meno della media dei colleghi europei e oltre 8 mila euro in meno della media di quelli tedeschi. La retribuzione media annua lorda per dipendente è pari a quasi 27 mila euro, inferiore del 12% a quella media Ue e del 23% a quella tedesca, nel 2021, a parità di potere d’acquisto.
di: Micaela FERRARO
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