PIXABAY

Nello Stivale il numero di laureati è cresciuto meno rispetto alla media dei Paesi Ocse

Secondo quanto dimostra il report di Save the Children e Fondazione Agnelli in Italia il numero di laureati (tra i 25 e i 34 anni) è cresciuto in maniera più lenta rispetto alla media degli altri Paesi Ocse negli ultimi 20 anni.

L’Italia, inoltre, resta uno dei Paesi in cui la laurea non è il titolo più diffuso, ma che garantisce, seppur in misura minore rispetto agli altri Stati, migliori possibilità a livello di occupazione e retribuzione.

Lo studio ha analizzato anche l’impatto della pandemia sull’istruzione italiana dimostrando come le assenze degli insegnanti sono aumentate di più del 5% tra gli anni scolastici 2019/20 e 2021/22. Per gli insegnati di scuole primarie e secondarie l’Italia offre il peggior stipendio tra i paesi dell’Ocse e la spesa pubblica per l’istruzione da primaria a terziaria è stata pari al 7,4% della spesa pubblica totale, un valore inferiore alla media dell’Ocse (10,6%). Inoltre, in rapporto al PIL, il dato della spesa pubblica per l’istruzione da primaria a terziaria (3,6%) è inferiore a quello della media dell’Ocse (4,4%).

Una buona notizia è che la percentuale dei bambini tra i 3 e i 5 anni che frequenta le scuole dell’infanzia è più alta rispetto alla media Ocse, come anche la spesa cumulativa per il singolo studente della scuola dell’obbligo.

Per quanto riguarda la percentuale di neet tra i 25 e 29 anni in Italia dopo il 31,7% durante la pandemia è arrivata al 34,6%. L’89% dei laureati in medicina e professioni sanitarie è occupato, mentre per le materie artistiche la percentuale si arresta al 69%. Resta importante il gender gap: Italia solo il 31% delle donne in possesso di un titolo d’istruzione inferiore al diploma di scuola superiore erano occupate, contro una media UE del 40%, mentre fra le donne laureate il tasso di occupazione era del 70%, a fronte di una media UE, dell’83%. Percentuali che per gli uomini sono diverse: il 64% di chi ha un livello d’istruzione inferiore al diploma secondario poco inferiore alla media UE, 66%, al 71% per i maschi laureati con una media UE dell’88%.

di: Flavia DELL’ERTOLE

FOTO: PIXABAY