ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Giandavide De Pau ha confessato di essere stato nell’appartamento delle prime due vittime ma non ricorda di essere stato a casa di Martha Castano Torres

Il mistero delle donne uccise dopo essere adescate in chat sembra andare verso la sua risoluzione.

In Questura è stato interrogato un 51enne con precedenti che, secondo gli inquirenti, potrebbe essere il killer delle tre donne assassinate nel quartiere Prati, a Roma. Si tratta di Giandavide De Pau, conosciuto dalle forze dell’ordine per la sua partecipazione al mondo della criminalità organizzata romana, in particolare al clan di stampo camorristico dei Senese.

Il 51enne è stato fermato e poi trasferito nel carcere di Regina Coeli.

A De Pau si sarebbe arrivati in seguito a una segnalazione di un parente, al quale il 51enne avrebbe fatto intendere di aver compiuto qualcosa di grave, stando a quanto riferito da TgCom, durante una telefonata. Il parente ha poi allertato le forze dell’ordine.

Durante l’interrogatorio, durato oltre 7 ore, l’uomo ha dichiarato di ricordare “di essere stato in quella casa di via Riboty con le ragazze cinesi e di avere tamponato la ferita alla gola di una di loro, ma poi ho un blackout e più nulla”.

«Non ricordo di essere stato in via Durazzo (la casa dove lavorava l’ultima donna uccisa, Martha Castano Torre, NdR), ho solo vagato per due giorni senza mangiare né dormire» ha dichiarato il 51enne.

De Pau ha poi cercato di ricostruire i momenti precedenti e successivi al triplice omicidio. «Ricordo che una donna cubana è arrivata a casa mia e abbiamo consumato della droga, poi il giorno dopo ho preso un appuntamento a via Riboty. Di quegli istanti ricordo solo tanto sangue – ha affermato – Dopo aver vagato per due giorni, sono andato a casa di mia madre e di mia sorella con i vestiti ancora sporchi di sangue. Ero stravolto e mi sono messo a dormire per circa due ore e poi sono arrivati i poliziotti a prendermi intorno alle sei di mattina».

Mario Della Cioppa, il questore della Capitale, ha scritto in una nota in merito agli omicidi che “la situazione è sotto stretto controllo e riteniamo di poter affermare che la collettività possa tornare ad essere più tranquilla perché altri fatti collegati a questi tragici avvenuti non ci saranno“.

I militari stanno ascoltando anche i testimoni, analizzando i telefoni delle vittime e vagliando le immagini delle telecamere. In almeno una delle abitazioni delle donne, infatti, era presente un sistema di videosorveglianza.

di: Flavia DELL’ERTOLE

aggiornamenti di: Francesca LASI

FOTO: ANSA/MASSIMO PERCOSSI