La nuova AI cinese fa tremare i mercati ma attira l’attenzione della Federal Reserve: è un fuoco di paglia?

Il mercato della tecnologia non dorme mai, si potrebbe dire, ed è senz’altro una verità che quella per il miglior servizio di intelligenza artificiale in distribuzione – in un momento storico come questo – sia un altro tipo di guerra. Quantomeno è quello che si evince dal turbamento generale che è stato scatenato a livello finanziario dal rilascio di DeepSeek, l’applicazione più scaricata sull’App Store questa settimana non solo in Cina, Paese da cui proviene, ma anche negli Stati Uniti. DeepSeek è un nuovo modello di intelligenza artificiale che fornisce gli stessi servizi di ChatGPT, ma tutto gratis e tutto in open source: è stata sviluppata in poco più di qualche mese a un prezzo che, secondo quanto risulta, è irrisorio rispetto a quello dei competitor, parliamo di meno di 6 milioni di dollari. Come è stato possibile? Secondo le prime informazioni grazie all’utilizzo di chip a capacità ridotta prodotti da Nvidia che permetterebbero però di avere performance più soddisfacenti dei quelle dei migliori – attualmente – chatbot al mondo.

DeepSeek vs ChatGPT, ANSA

DeepSeek, una rivoluzione?

DeepSeek è stata sviluppata da una startup cinese con sede a Hangzhou fondata nel luglio del 2023 da un ex studente dell’Università di Zheijiang laureato in ingegneria dell’informazione ed elettronica, Liang Wenfeng. L’obiettivo dell’azienda è ambizioso: sviluppare un’intelligenza artificiale generale capace di competere e superare gli esseri umani in svariati compiti, soprattutto il ragionamento matematico e la programmazione. Questo sarebbe reso possibile da un approccio che viene definito a “catena di pensiero”, grazie al suo sistema interno che elabora le query in modo graduale migliorando l’efficienza nella risoluzione dei problemi che gli vengono presentati.

Tuttavia la startup che ha fatto tremare i mercati non è nata – né si è presentata – come una “big” pericolosa e forse proprio per questo ha fatto così paura: non è un gigante come Alibaba e ByteDance, né fa parte di quel numero ristretto di startup sostenute da investitori con risorse finanziarie ingenti; si tratta di un cigno nero, che deve il suo successo, secondo un ex dipendente di DeepSeek intervistato dal MIT Technology Review, al fatto che “offre condizioni di lavoro uniche garantendo abbondanti risorse informatiche e una libertà di sperimentazione che poche aziende concedono ai neolaureati“.

Ma cosa rende nella pratica DeepSeek diversa dalle IA che abbiamo imparato a conoscere nell’ultimo anno? L’idea alla base è quella di un modello open source, che promuove la collaborazione all’interno della comunità scientifica e offre soluzioni accessibili tanto a sviluppatori quanto a ricercatori che hanno risorse limitate. Una filosofia che si scontra inevitabilmente con l’approccio decisamente più elitario delle aziende della Silicon Valley ma che è stato accolto con favore dallo Chief Ai Scientist di Meta che ha visto in DeepSeek la conferma del crescente successo dei modelli di IA Open Source rispetto a quelli proprietari (lo stesso Meta sta lavorando in questo senso).

Reazioni e denunce

Il successo fulmineo di DeepSeek ha mandato in tilt le Borse occidentali. Negli ultimi giorni il colosso NVIDIA ha perso oltre il 17% a Wall Street, e hanno registrato perdite anche Oracle, Microsoft e Alphabet, società che controlla Google.
Non è passato molto che l’app cinese ha annunciato di aver “subito cyber attacchi su larga scala” tanto che ha dovuto limitare la registrazione di nuovi utenti ai suoi servizi.

Cosa fa così paura di DeepSeek? Fondamentalmente l’azienda di Wenfeng promette la democratizzazione dell’intelligenza artificiale, finora appannaggio di pochissimi, e potrebbe costringere a un generale abbassamento dei prezzi. Gli investitori infatti hanno messo in discussione gli enormi piani di spesa delle principali aziende di AI degli Usa, e questo pur considerando che Alibaba ha in tutta fretta rilasciato un suo modello di intelligenza artificiale considerato superiore: Qwen 2.5.

In Italia, l’app DeepSeek è stata subito bloccata e poi rimossa dagli store digitali per via di un reclamo del Garante della Privacy che ha chiesto chiarimenti sulla gestione dei dati personali da parte del chatbot. Al momento può utilizzarla solo chi l’aveva già scaricata, mentre si attende che l’azienda risponda al capo dell’autorità italiana per la protezione dei dati, Pasquale Stanzione, che ha confermato ai microfoni dell’ANSA il reclamo aperto.

La denuncia che arriva dagli Usa è di altro spessore: la Marina militare l’ha vietata e OpenAi ha accusato il concorrente di aver utilizzato i suoi modelli per l’addestramento dell’Intelligenza Artificiale. La società ideatrice di ChatGPT ha sollevato il dubbio di una violazione della proprietà intellettuale e ha dichiarato di aver trovato delle prove di “distillazione”, che consisterebbe nella pratica di addestrare modelli più piccoli usando quelli più grandi e capaci per “ottenere risultati simili a un costo inferiore”.

Chi è Liang Wenfeng, il fondatore di DeepSeek

Il nome dell’imprenditore il cui genio sta dietro la fondazione di DeepSeek ha ovviamente scalato le classifiche delle ricerche Google in tutto il mondo nell’ultima settimana.

Liang Wenfeng, 40 anni, finora praticamente sconosciuto, è nato nel 1985 a Zhanjiang, nella provincia sudorientale di Guangdong. Come accennavamo si è laureato nel 2007 alla Zhejiang University, famosa università pubblica cinese, specializzandosi in Ingegneria dell’informazione elettronica. Nel 2010 ha preso un Master in Ingegneria dell’informazione e della comunicazione e si è specializzato nel campo della visione artificiale. Nel 2008 ha formato un team per accumulare dati relativi ai mercati finanziari e nel 2015 ha co-fondato il fondo speculativo quantistico High Flyer, che è stato premiato per l’uso innovativo delle strategie di investimento, basate proprio sull’uso dell’AI. Basti pensare che, secondo quanto riporta Geopop, nel 2021 il fondo aveva già integrato “l’intelligenza artificiale nelle sue operazioni e si avvaleva di modelli di apprendimento automatico per prevedere le tendenze di mercato e aiutare a determinare scelte d’investimento basate esclusivamente sull’analisi dei dati“.

Dopo questo successo, Wenfeng ha comprato migliaia di unità di elaborazione grafica prodotte da Nvidia per un progetto di sviluppo di una nuova AI che inizialmente era visto come “ambizioso sì, ma un po’ goffo”. In quel periodo Wenfeng veniva definito da un futuro socio in affari come “un tipo molto nerd con un orribile taglio di capelli che parlava di costruire un cluster da 10.000 chip per addestrare i suoi modelli. Non lo prendemmo sul serio. […] Non riusciva ad articolare la sua visione se non dicendo: Voglio costruire questo, e sarà un cambiamento di gioco. Pensavamo che questo fosse possibile solo con giganti come ByteDance e Alibaba” (l’intervista intera è su Financial Times).

di: Micaela FERRARO

FOTO: ANSA