L’Alleanza perseguirà una strategia basata su alcuni cardini ribaditi durante il summit: supporto militare a Kiev, incremento delle unità militari e sostegno all’adesione di Finlandia e Svezia
Il vertice Nato è iniziato poche ore fa a Madrid ma è già un appuntamento che rimarrà nella storia dell’Alleanza e delle relazioni internazionali.
Nel primo pomeriggio il segretario Stoltenberg prende la parola: «il presidente Putin ha mandato in frantumi la pace in Europa, ha creato la più grande crisi di sicurezza in Europa dalla seconda guerra mondiale» afferma, facendo sue le dure condanne alla guerra che si sono susseguite in mattinata.
Il segretario presenta poi il “pacchetto rafforzato di sostegno” all’Ucraina che ha lo scopo di accelerare “la consegna di equipaggiamento di difesa non letale, migliorerà le difese e la resilienza cyber dell’Ucraina e sosterrà la modernizzazione del suo settore della difesa“.
A tal proposito, Stolteberg ha anche confermato che tutti i Paesi membri hanno accordato l’aumento del budget di spesa militare al 2% del Pil necessario per il rafforzamento dell’Alleanza, che passerà da 40mila a 300mila unità.
Lo Strategic Concept 2022 fa esplicito riferimento a Mosca: «la Federazione Russa è la minaccia più significativa e diretta alla sicurezza degli Alleati e alla pace e alla stabilità nell’area euro-atlantica. Cerca di stabilire sfere di influenza e controllo diretto attraverso la coercizione, la sovversione, l’aggressione e l’annessione. Utilizza mezzi convenzionali, informatici e ibridi contro di noi e i nostri partner».
Il comunicato finale mette anche nero su bianco che “l’adesione di Finlandia e Svezia renderà questi paesi più sicuri, la Nato più forte e l’area euro-atlantica più sicura. La sicurezza della Finlandia e della Svezia riveste un’importanza diretta per l’Alleanza, anche durante il processo di adesione“, ormai ufficialmente avviato.
Quanto alla Cina, le sue azioni “sfidano i nostri interessi, la nostra sicurezza e i nostri valori“.
«La Repubblica popolare impiega una vasta gamma di strumenti politici, economici e militari per aumentare la sua influenza globale e il suo progetto di potere, pur rimanendo opaca circa la sua strategia, le sue intenzioni e il suo rafforzamento militare».
Il giudizio dell’Alleanza non risparmia dunque Pechino e punta il dito contro il “partenariato strategico che si approfondisce tra Cina e Russia e i loro tentativi di minare l’ordine internazionale basato sulle regole“.
Draghi: nessun rischio escalation
Nel pomeriggio anche il premier italiano Mario Draghi si è fermato a rispondere ad alcune domande dei cronisti.
Interrogato in merito al conflitto, il primo ministro assicura: «non c’è rischio di un’escalation, però bisogna essere pronti. Ad oggi non c’è rischio escalation» ripete.
L’incremento militare richiesto all’Italia consiste in «70 militari in più e di un sistema di difesa aerea, che servirà per rinforzare il fianco orientale dell’Alleanza Atlantica e che mi è presentato dal ministro della Difesa come un assestamento già in programma».
di: Marianna MANCINI
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