di Alessia Turchi

Dal 2022 dirige il Day Time della televisione nazionale ma la sua carriera spazia dalla conduzione al teatro alla letteratura: intervista ad Angelo Mellone

Angelo Mellone è un uomo dai mille volti: scrittore, giornalista, autore teatrale e, dal 2022, Direttore del Day Time Rai. Lo incontro al Circolo Canottieri Lazio, in una pausa tra i suoi tanti impegni, per un’intervista che si trasforma presto in un viaggio tra televisione, letteratura e spettacolo. Parliamo del suo ruolo dietro le quinte della TV di oggi, delle sfide dell’intrattenimento nell’era digitale e del suo ultimo libro, Prima che ti svegli, che da pagina è diventato palcoscenico.

Direttore, Lei è passato dall’essere giornalista, quindi davanti allo schermo, a lavorare dietro le quinte nell’organizzazione. Com’è stato questo percorso? Le manca essere davanti alla telecamera?
«La risposta è semplice: io sono andato davanti allo schermo per caso. Ho iniziato con l’attività giornalistica, andavo spesso in televisione come ospite nei talk, poi, per caso, mi è stato chiesto di condurre Ogni Mattina Weekend e mi è piaciuto. Però, se dovessi scegliere tra fare programmi per gli altri o andare in conduzione, preferisco creare programmi: è molto più complicato e richiede piena consapevolezza del mezzo. Poi, certo, il video è anche una forma di vanità, e io la mia la sfogo sul palco teatrale. Diciamo che ho solo spostato la mia presenza da una parte all’altra. Un po’  mi manca il video, ma giusto un pochino».

Infatti, oltre alla scrittura e alla musica, il teatro è un’altra delle sue grandi passioni. Il suo ultimo libro Prima che ti svegli, oltre ad aver avuto un grande successo editoriale, è diventato anche uno spettacolo teatrale che sta portando in tournée con Andrea Delogu. Cosa l’ha spinta a metterlo in scena?
«Questo è il sesto lavoro teatrale che scrivo e porto in scena. Nei miei spettacoli precedenti c’erano molti monologhi, ma questo progetto è nato in modo diverso. Ho scoperto dalle recensioni che il libro è stato percepito come un romanzo, ma in realtà non l’avevo concepito con questa intenzione: è nato come due monologhi intrecciati che raccontano una storia d’amore con una “data di scadenza”. Lui, all’inizio della relazione, dice a lei: “la nostra storia finirà il 12 marzo di un anno futuro”. Ma la relazione, invece di chiudersi, continua per anni, restando clandestina anche quando avrebbe potuto diventare pubblica perché nessuno dei due trova il coraggio di cambiare le cose. E così, la notte tra l’11 e il 12 marzo diventa il momento della resa dei conti, l’innesco letterario. Il libro riflette tre dimensioni fondamentali delle relazioni. La prima è la provvisorietà dei legami: viviamo in un’epoca in cui è difficile immaginare un “per sempre”, e l’idea stessa di una scadenza può diventare un paradosso che tiene vivo il rapporto. La seconda dimensione è il rapporto tra amore e verità. Nel romanzo, i protagonisti parlano solo quando l’altro dorme, una metafora del fatto che spesso, anche da svegli, facciamo finta di non sentire certe verità. Questo porta ad una domanda centrale: è sempre utile dire la verità in amore? O, a volte, è più facile non ascoltare? Infine, una dimensione riguarda il doppio punto di vista con cui ho voluto raccontare la fine di questa storia, quello spiccatamente femminile e quello spiccatamente maschile. Ho cercato di far emergere entrambe le prospettive nel modo più autentico possibile, per mostrare come due persone possano arrivare a dirsi addio con sfumature emotive diverse».

Nel suo ruolo di Direttore del Day Time Rai, quali sono le sfide principali in un panorama televisivo con tanti competitor, come le piattaforme digitali che attraggono un pubblico più giovane?
«Dobbiamo abbandonare l’idea che le grandi reti generaliste possano attrarre un pubblico giovane. L’’talia è un Paese che sta invecchiando e da almeno trent’anni si profetizza la fine della televisione di massa, previsioni che vengono puntualmente smentite. Certo, la platea della TV generalista si è ridotta rispetto a 40 anni fa, ma meno di quanto ci si aspettasse. C’è stata una forma di resilienza della televisione generalista ed un esempio straordinario è il Festival di Sanremo. Un evento tradizionale ma capace di rinnovarsi ed attrarre pubblico giovane, tanto che durante l’ultima finale, il 97% dei giovani che guardavano la TV era sintonizzato su Sanremo. Questo dimostra che alcuni prodotti possono ancora unire generazioni diverse. Per il resto, la strategia è creare contenuti nativamente multicanale, pensati sia per la TV che per le piattaforme digitali. Non ha senso aspettarsi che un sedicenne guardi la TV alle 11 del mattino, ma possiamo offrirgli contenuti fruibili on demand».

Il giornalista e Direttore del Day Time Rai Angelo Mellone. Crediti: ANSA/FABIO FRUSTACI

Quindi la Rai sta puntando su prodotti più flessibili, adatti sia alla TV che alle piattaforme digitali?
«Esattamente. Stiamo investendo in programmi che abbiano una “vita lunga”, ossia contenuti che non si esauriscono nella diretta ma restano fruibili nel tempo. I factual, come tutorial, reality culturali e documentari, ne sono un esempio: possono essere visti anche mesi dopo la messa in onda. Lo stesso vale per i programmi legati ai territori, come Linea Verde, una puntata su Cesena avrà lo stesso valore oggi e tra 6 mesi. I programmi culturali e di territorio, su cui ho investito con convinzione e di cui vado particolarmente fiero, rientrano perfettamente in questa logica. L’obiettivo è creare prodotti che funzionino sia in televisione sia sulle piattaforme digitali, permettendo un consumo on demand. Se escludiamo eventi come le partite di calcio, i telegiornali o alcune prime serate che richiedono la diretta, la maggior parte dei contenuti può essere pensata per essere trasmessa live e poi riproposta su altre piattaforme. Questo significa investire meno nei classici programmi di studio e puntare di più su formati adatti ad una fruizione ripetuta».

Se dovesse descrivere la Rai di oggi in tre parole?
«Italiana, plurale e generalista. Rai 1, ad esempio, è davvero la rete della Nazione. Oggi tutti cercano di creare contenuti settoriali, mentre la Rai deve ancora essere capace di parlare a tutti».

E per il futuro, quali sono le novità in arrivo?
«Mi piacerebbe realizzare un programma estivo per Rai 1, un format all’aperto che racconti le spiagge, le hit dell’estate, qualcosa di fresco e leggero. Confermeremo anche i programmi di punta degli ultimi anni, come Camper. L’idea è quella di accompagnare il pubblico anche nei mesi estivi, quando la televisione cambia ritmo ma resta comunque un punto di riferimento. Oggi le abitudini sono diverse, si fanno vacanze più brevi e frammentate e a luglio, ad esempio, c’è quasi lo stesso pubblico di aprile o maggio. Per questo è importante offrire contenuti pensati appositamente per l’estate, programmi che facciano compagnia, prodotti che rispettino lo spettatore, capaci di far sentire in vacanza anche chi rimane in città, con un palinsesto originale e coinvolgente».

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