Secondo il titolare della Farnesina la coalizione dev’essere ampia e mettere un freno agli estremismi
Luigi Di Maio, capo politico di Impegno Civico, è intervenuto in un’assemblea congiunta degli eletti. Stando a quanto si apprende avrebbe dichiarato: «dignità e rispetto reciproco, questo è il messaggio che ho trasferito ai potenziali alleati della coalizione. A mio avviso la coalizione deve essere il più ampia possibile per essere competitiva e fermare gli estremismi. Nelle prossime ore bisogna capire dove vuole andare questa coalizione e che coalizione si vuole costruire. Ma una cosa è certa: le forze politiche di una coalizione non possono essere differenziate in partiti di serie A e partiti di serie B».
I parlamentari che hanno seguito il ministro degli Esteri hanno sottolineato: «serve rispetto, sono inaccettabili gli attacchi di queste ore a Di Maio e a tutta la nostra comunità. Abbiamo fatto una scissione per salvare il governo Draghi mentre il partito di Conte voleva staccare la spina sulla risoluzione a sostegno dell’Ucraina. I presenti qui hanno sempre votato la fiducia al governo Draghi, quando si parla di futuro della nazione noi siamo i primi a meritare rispetto e sostegno».
«Serve reciprocità, rispetto e correttezza tra le forze politiche che fanno parte della stessa coalizione. Luigi ci fidiamo di te, e siamo certi che faremo la cosa giusta» – hanno poi detto sull’accordo tra Pd e Azione.
Berlusconi premier: “l’ho fatto per 10 anni”
Silvio Berlusconi non ha ancora deciso se di candiderà o meno. A dirlo è lui stesso in un’intervista a Rtl 102.5. «Non ho ancora deciso se mi candiderò – dice. – Voci su una presidenza al Senato sono totalmente infondate. Presidente del Consiglio? L’ho fatto per 10 anni».
Sull’accordo da Pd e Azione dichiara: «è una triste alleanza contro qualcuno o qualcosa. Hanno fatto un accordo per impedire al centrodestra di governare, ma non ci riusciranno. Questa operazione serve per ingannare gli elettori moderati e convincerli ad andare col centrosinistra. Noi e la Lega abbiamo punti comuni ma il linguaggio e gli atteggiamenti di Salvini non sono i nostri».
Unione Popolare
L’ex sindaco di Napoli Luigi De Magistris ha presentato nella città partenopea il nuovo simbolo di Unione Popolare.
Fratoianni a Calenda: “sovradimensionato nel suo ego”
Il leader di Sinistra italiana, Nicola Fratoianni, ringrazia Carlo Calenda perché “sta costruendo una gratuita campagna elettorale per noi“. «Calenda mi sembra sovradimensionato nell’espressione del suo ego quotidiano – dice ad Agorà Estate. – L’unica cosa che a noi è difficile imputare è la ricerca dei posti. Con il governo Draghi avremmo avuto un’autostrada, di proposte di offerte ne abbiamo ricevute. Io credo che ai cittadini sia necessario dare qualche risposta. C’è un disagio nell’elettorato di centrosinistra, possono scrivere quello che vogliono tra loro, ma questo non impegna me. Io credo che l’elettorato di centrosinistra voglia sentirsi dire qualcosa di diverso: come si risolve il dramma della disuguaglianza? Si può chiedere qualcosa in più alle grande ricchezze?».
«Ho votato contro la ratifica all’ingresso di Svezia e Finlandia nella Nato perché non ho sentito una parola sul popolo curdo – spiega poi. – Trovo indecente e anche un po’ umiliante che in un grande Paese come il nostro, di fronte a quell’accordo che legittimamente Finlandia e Svezia hanno chiesto perché si sono spaventati, nessuno, da Draghi in poi, abbia avuto la forza di alzarsi in piedi e di dire: ‘facciamolo ma poniamo una condizione alla Turchia’. Nessuno può scambiare la legittima richiesta di due paesi con la libertà, la vita e la dignità di un popolo intero, quello curdo, che da anni è vittima di una persecuzione, di una mattanza. Per questo avremmo dovuto dire qualche parola di più e chiedere delle condizioni a Erdogan. Il mio voto contrario è perché abbiamo taciuto».
Intanto fonti interne a Sinistra Italiana e Verdi fanno sapere che “oggi non ci sarà nessun incontro con Letta”, i due partiti sarebbero impegnati alla realizzazione di un documento da sottoporre a Enrico Letta i punti “imprescindibili” di programma. «Alcune linee rosse che per noi non possono essere superate» secondo i Verdi, «noi avevamo già presentato un testo in 9 punti che ora amplieremo».
Carfagna delusa dagli azzurri
La ministra per il Sud Mara Carfagna interviene a Start di Sky TG24 e commenta l’addio a Forza Italia. «Amarezza e delusione? Sono reciproche – afferma. – Ho conosciuto Fi come il partito della governabilità, della stabilità, della serietà. Non mi sarei mai aspettata che prendesse quella decisione sul Governo Draghi senza che noi ministri potessimo condividerla. Fi è l’unico partito che non ha consultato i suoi ministri, io in quella decisione non ho rivisto il mio partito. Le elezioni anticipate convenivano a Giorgia Meloni, che già si vede a Chigi, e Matteo Salvini, che è in eterna competizione con la Meloni. Sono delusa perché Fi si è quasi ridotta a corrente della Lega, la mia battaglia dura da quattro anni per rivendicare l’identità di Fi e denunciare l’eccessiva sottomissione alle tesi della Lega. Fi si è sottomessa a populisti e sovranisti, per fare loro un favore. Tradire vuol dire venire meno ad un impegno assunto e quello che noi avevamo assunto era sostenere il Governo Draghi, che stava facendo il bene del Paese. Chi è venuto meno ad un impegno non sono io ma chi ha mandato a casa il Governo aprendo le porte alla instabilità e all’incertezza» – ha aggiunto.
La ministra poi commenta l’accordo con il Pd di Enrico Letta: «allargare la coalizione a sinistra è un problema di Enrico Letta, il segretario del Pd ha fatto un patto con noi accogliendo tutti i punti che avevamo posto. Abbiamo una legge elettorale pessima che obbliga a fare un accordo elettorale, non una coalizione. Il patto Azione-Pd è una pagina che ciascun liberale europeista potrebbe sottoscrivere. Se poi questo patto dovesse sconfiggere le destre e fermarne l’avanzata trionfale, bisognerà trovare dei punti di caduta, e sarà più facile trovarli con il Pd, con cui abbiamo governato nel passato».
Renzi corre solo
Ormai è ufficiale: Italia Viva correrà da sola alle prossime elezioni. Matteo Renzi rifiuta gli apparentamenti e fissa l’obiettivo a un milione di voti, da raccogliere per portare in Parlamento una delegazione di fedelissimi cui poi spetterà il compito di interfacciarsi con le altre forze. Ma solo una volta eletti.
Superando la soglia minima del 3% Renzi riuscirebbe a riportare 8-10 eletti alla Camera e dai tre ai cinque al Senato. Per questo scopo il leader di Rignano ci mette la faccia e si candida in ben cinque città inserendo il suo nome per primo nel listino proporzionale anche a Roma, Milano, Napoli e Torino oltre che nella sua Firenze. Questa volta “mi gioco l’osso del collo” sarebbero state le sue parole.
Dalla sua Renzi ha diversi fedelissimi da spendere in particolare in Toscana e la Leopolda che torna, “la più importante tra le 12 edizioni” dal primo al tre settembre.
La discussione con il Pd nel frattempo non sembra sopita. Letta ha ribadito di essere aperto al dialogo con tutti e, come ha reso noto Renzi, avrebbe offerto il diritto di tribuna anche all’ex compagno di partito di Italia Viva, così com’è avvenuto con Di Maio. In questo modo il Nazareno assicurerebbe un posto come capolista a tutti i leader degli alleati di coalizione.
Proposta che però Renzi avrebbe rispedito al mittente: «Pare che al momento abbia accettato di prendere questo posto e correre con il simbolo del PD, Luigi Di Maio. Amici miei, ma la dignità dov’è? – si interroga l’ex sindaco di Firenze. – Ho lasciato il PD perché non condividevo le idee di quel gruppo dirigente. Io non mi faccio adesso candidare da quel partito per salvare una poltrona. Le idee valgono più dei posti. Per me la politica è un ideale, non un centro per l’impiego».
«Sarà una campagna elettorale tosta, ma entusiasmante perché la potremo giocare con grande libertà, con idee nette, senza mediazioni al ribasso. E anche con il sorriso e la leggerezza dei primi tempi» gli fa eco Maria Elena Boschi.
Calenda chiude alla sinistra
Intanto dopo l’accordo con Calenda si fa sempre più difficile per il Pd l’auspicato avvicinamento anche con Sinistra Italiana e i Verdi. Il leader di Azione questa mattina ha ribadito di aver aderito al patto con i dem non perché fosse più conveniente, anzi, ma per scongiurare la “vittoria della destra a tavolino, senza partita“.
«Però ho chiesto condizioni molto stringenti a Enrico Letta, una lista precisa dell’Agenda Draghi, e che neanche un voto di Azione andasse a Di Maio o Fratoianni». Si tratta dunque di un “patto elettorale con due leadership, quella mia e quella di Letta, distinte. Se non c’è chiarezza su cosa vogliamo fare non si va da nessuna parte. L’Agenda Draghi per noi è un perno irrinunciabile” chiarisce.
Durante un comizio a Padova Carlo Calenda ha dichiarato che si candiderà in Veneto. «Qui come in tutta Italia non riusciamo a spendere perché i politici non hanno alcuna esperienza di gestione ad di fuori della politica. E quindi non saprebbero gestire il chiosco di un bar. E ve lo dico perché quando sono arrivato al Ministero dello sviluppo economico l’impresa 4.0, ancora se lo ricordano gli imprenditori, ha funzionato perché ho cancellato gli incentivi a bando che facevano schifo e gli ho dato un sistema semplice e automatico. Io penso che questo si voglia, la semplicità. E quando si decide che si fa un rigassificatore o un termovalorizzatore si fa e se dopo averlo condiviso con le comunità non si riesce a farlo si militarizza il cantiere e si fa», ha spiegato.
Conte: Bonelli non ci usi per negoziare con il Pd
Il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte ha spiegato che Bonelli (Europa Verde) non deve “usare” il M5S “per negoziare con il Pd“. L’ex premier chiaro: «noi non transigiamo sul programma, contro precariato, per il salario minimo, il taglio dell’Irap e tutta l’agenda per la transizione ecologica. Su queste basi ci siamo se vuole discutere Fratoianni, e anche Bonelli se vuole. Anche se ho visto da Bonelli dichiarazioni non adeguate, non è possibile mettere in discussione le nostre battaglie sulla transizione ecologica». A proposito delle alleanze del Partito Democratico secondo Conte: «non è il Pd: tra Calenda, Gelmini, Carfagna, Letta, Speranza, Bonelli e Fratoianni bisogna capire quale sarà il programma. Vogliono marciare uniti ma sono divisi su tutto».
Meloni: scuola nel caos e senza sicurezza
Su Facebook la leader di Fratelli d’Italia scrive: «è dall’inizio della pandemia che Fratelli d’Italia propone di dotare tutti gli istituti di sistemi di ventilazione meccanica controllata, ma il Ministro della Salute Speranza e quello dell’Istruzione Bianchi continuano a fare orecchie da mercante, nonostante il moltiplicarsi di appelli da parte di esperti, medici e presidi, abbandonando le scuole al loro destino. Gli istituti italiani si apprestano a vivere il terzo anno consecutivo nel caos e senza sicurezza. Con quale faccia questi signori si presentano a guidare di nuovo l’Italia?».
di: Marianna MANCINI
aggiornamenti di: Alessia MALCAUS
FOTO: ANSA/ETTORE FERRARI