“Contro di me è in atto una strumentalizzazione politica”
Si sta svolgendo al Senato l’informativa di Daniela Santanchè, chiamata a riferire “sui fatti connessi a un servizio giornalistico televisivo e successivi articoli di stampa“. Si tratta del polverone sollevato dall’inchiesta di Report nella quale si mette in discussione la gestione delle aziende controllate dalla ministra del Turismo.
I fatti emersi dalla trasmissione televisiva sono finiti anche sotto la lente di Consob e della Procura di Milano e vanno dall’utilizzo dei fondi erogati alle imprese durante la pandemia al mancato pagamento di dipendenti e creditori. Nello specifico, nella bufera è finita Visibilia, società quotata in Borsa e all’epoca dei fatti controllata al 48,6% dalla senatrice Santanchè.
«Affermo sul mio onore che non sono stata raggiunta da alcun avviso di garanzia e che anzi per escluderlo ho chiesto ai miei avvocati di verificare che non ci fossero dubbi. Ho preferito non fare pesare al governo le conseguenze di una campagna di vero e proprio odio nei miei confronti. Dalla stampa arrivano “pratiche sporche e schifose” e che “se non fosse per il rispetto che porto per quest’aula dopo l’uscita proditoria del Domani, chiuderei qua il mio intervento ma, aspettando un segno concreto da parte di tutti i colleghi, provo a riprendere il filo del mio intervento», ha detto la ministra.
«Contro di me è in atto una strumentalizzazione politica. Sono qui per difendere il mio onore e quello di mio figlio. Sono qui per il rispetto che devo a questo luogo e ai cittadini che rappresentiamo. Non mi sono mai appropriata di nulla che non mi appartiene, non ho mai abusato delle mie posizioni apicali delle aziende, sfido chiunque a dimostrare il contrario», ha poi aggiunto.
«Ho fatto ricorso a strumenti messi a disposizione di tutte le imprese dalle leggi ancora vigenti. Il mio progetto di ristrutturazione è molto più virtuoso di quello di altre aziende nelle stesse condizioni. Essere un imprenditore e anche un politico non significa che gli sia proibito fare ricorso alle leggi vigenti, non ho avuto favoritismi ma nemmeno ci deve essere un’indebita penalizzazione ad personam», ha detto la ministra del Turismo in merito al utilizzo fraudolento della Cassa integrazione Covid.
«Faccio impresa da quando ho 25 anni, sono partita da Cuneo con la forza del lavoro contando solo su me stessa, ho raccolto importanti successi imprenditoriali, sono fiera di aver dato lavoro a tante persone. Ho investito nella pubblicità, nell’intrattenimento e poi nell’editoria. Ho potuto scrivere pagine di successo», ha dichiarato Santanchè.
L’informativa sarà seguita da un dibattito ma non ci sarà il voto.
In serata è stata diffusa una nota dell’ufficio stampa della ministra dove si legge che “il Ministro Daniela Garnero Santanchè apprende, da comunicati stampa diffusi in data odierna che farebbero riferimento ad informazioni ricevute da fonti interne dalla Procura della Repubblica di Milano, che risulterebbe iscritta nel registro degli indagati (sebbene ciò non risultasse dal certificato a suo tempo estratto nel mese di dicembre 2022)“. Prosegue la nota: “dai comunicati risulterebbe che tale informazione sarebbe stata resa disponibile ai mezzi di informazione, a seguito della de-secretazione del relativo fascicolo, de-secretazione avvenuta trascorso il periodo di legge di tre mesi dall’inizio delle indagini. In altre parole, la de-secretazione sarebbe stata disposta intorno al mese di gennaio/febbraio 2023, mentre la stessa notizia – mai ricevuta dall’interessata – sarebbe stata fornita ai mezzi di informazione, in concomitanza proprio con l’audizione resa oggi in Senato dal Ministro“.
Le reazioni delle opposizioni
Il Movimento 5 Stelle ha presentato “una mozione di sfiducia nei suoi confronti“, ha detto il capogruppo Senato, Stefano Patuanelli. Conte ha sottolineato come “Santanché è stata bravissima a descriversi come vittima, ma a me interessano i fatti e chiarire che dal punto di vista politico non è lei la vittima ma le persone che sono qua e hanno lavorato per le sue società – che hanno preso soldi pubblici – e non sono state pagate“. Il capogruppo Dem, Francesco Boccia, ha annunciato che “valuteremo le mozioni che arriveranno. Dobbiamo prima leggerle” aggiungendo inoltre che “se la mozione va al voto prima delle risposte dei ministri, mi pare un favore al governo. E’ opportuno avere le risposte dei ministri Giorgetti, Urso e Calderone e di Palazzo Chigi all’interrogazione presentata da Antonio Misiani“.
Da parte del leader di Azione, Carlo Calenda, arriva una richiesta di “valutare di fare un passo indietro” per la ministra per il turismo. Lo scrive su Twitter aggiungendo che “c’è una profonda differenza tra essere garantisti e sostenere che comportamenti gravemente inappropriati di un membro di governo debbano essere considerati irrilevanti fino a eventuale sentenza passata in giudicato“.
Calenda prosegue ricordando che “in tutte le democrazie liberali i membri di governo rispondono politicamente dei loro comportamenti, indipendentemente dalle vicende giudiziarie. Non abbiamo chiesto le dimissioni della Santanchè fino ad oggi. Abbiamo chiesto spiegazioni. Le spiegazioni date sono parziali, inesistenti o omissive. Ricordo che in questo caso si parla di mancato pagamento del Tfr, uso fraudolento della Cassa Integrazione, mancato pagamento di stipendi, mancata restituzione di fondi pubblici etc“.
I lavoratori: paghi quanto ci spetta
Monica Lasagna, ex dipendente di Ki Group, dichiara: «non ho nulla contro il ministro Santanchè, per me può fare quello che vuole nella vita. Ho lavorato in quell’azienda per 30 anni. Ho dato le dimissioni a settembre 2022 e a novembre avrei dovuto incassare 44mila euro come ultima parte del tfr. Mi è arrivata la busta ma il bonifico non è mai arrivato. “Per me, lavorare per un senatore era sinonimo di garanzia. Per cui è stato un doppio smacco il fatto di ritrovarmi al 5 di luglio con il bonifico non ancora arrivato. Nel non sentire più nessuno e nel non vedere i soldi mi sono sentita presa in giro. Ho sentito il ministro durante il suo intervento dire che con Ki Group non c’entrava niente. Non entro nel merito ma so che, per quanto mi riguarda, avevo contatti non dico quotidiani ma quasi con la dottoressa e che buona parte delle cose che andavo a fare erano sotto sue direttive. Avevamo riunioni quindicinali con la forza vendite: ci riunivamo in delle video call e lei ci dava istruzioni».
Anche un’altra dipendente, Raffaella Caputo, ribadisce: «ho lavorato per Ki Group per 22 anni. Anche io aspetto un tfr pari a circa 38mila euro lordi. Noi pensavamo di essere salvate dalla senatrice quando è subentrata nell’azienda, invece c’è stato solo un declino giorno per giorno. La Ki Group purtroppo ha fatto questa fine, era un’azienda leader nel biologico. Una parte di dipendenti è riuscita a recuperare il tfr, mentre a noi, facendo parte dell’amministrazione, prima hanno fatto fare la cassa integrazione, poi ad agosto ci hanno fatto rientrare e ci hanno consegnato la lettera di licenziamento. vanzo 64mila euro circa. Noi agenti ci siamo trovati di fronte a un buco: facevamo gli ordini e non arrivava la merce, e l’azienda andava giù. Nelle ultime riunioni, soprattutto, la dottoressa Santanchè era presente, noi dovevamo riferire a lei. Queste sono cifre che ci spettano, per il nostro sostentamento. Chiediamo alla dottoressa Santanchè di onorare i suoi doveri».
di: Marianna MANCINI
Aggiornamento di: Alice GEMMA
FOTO: ANSA/RICCARDO ANTIMIANI