Sono le “sorelle” delle formazioni marine di superficie, ma non godono della stessa notorietà né della stessa tutela
Sono ecosistemi complessi e unici, popolati di pesci e creature marine uniche e straordinarie; ma poiché non le possiamo contemplare, spesso ce ne dimentichiamo e le ignoriamo anche in tutte le cautele e tutele per preservarle dal cambiamento climatico. Sono le barriere coralline delle profondità oceaniche, che si trovano da 150 a più di 10mila piedi sotto il livello del mare. Forse per questo, perché non sono “instagrammabili”, non c’è la stessa preoccupazione e attenzione che il mondo nutre per i coralli nelle acque basse, dove il cambiamento climatico sta causando danni estremi e ben visibili: barriere coralline “sbiancate” dalla moria dei polipi e distese colorate che diventano grigie e morte.
Ma la loro ubicazione non deve farci dimenticare le “cugine di profondità” delle barriere coralline di tutto il mondo. Gli scienziati della missione Nekton, provenienti principalmente da Oxford, hanno effettuato un’indagine nell’Oceano Indiano occidentale intorno alle Maldive e alle Seychelles e hanno avvertito che le barriere coralline profonde andrebbero studiate di più e protette ugualmente. Sebbene, grazie al fatto di non essere prese d’assalto dal turismo di massa e per la loro lontananza dagli agenti più inquinanti, queste abbiano una conservazione maggiore rispetto a quelle che si trovano più in superficie. Le barriere coralline di profondità sono uno degli argomenti al centro del tavolo della Cop 15, la Conferenza delle Nazioni Unite sulla biodiversità in Canada, avviata mercoledì. In questa occasione si discuterà di un obiettivo stabilito in bozza: proteggere almeno il 30% delle terre e delle acque di tutto il mondo entro il 2030.
di: Caterina MAGGI
FOTO: PIXABAY