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L’aspra diatriba legale trova sede anche in Italia e vede la madre contro i figli

La contesa dell’eredità di Gianni Agnelli entra nel vivo. Da anni Margherita Agnelli contesta di atti ereditari e oggi al Tribunale di Torino si è avviata la causa civile che la donna ha avviato contro i figli.

Margherita Agnelli è la figlia di Gianni e Marella Caracciolo, ed è la madre di John, Lapo e Ginevra Elkann (e degli altri cinque figli Maria, Pietro, Anne, Sofia, Tatiana, avuti con il secondo marito Serge de Pahlen). Se le richieste portate avanti dalla donna dovessero venire accolte si modificherebbero gli assetti del patrimonio di famiglia, la società Dicembre e la governance del gruppo Exor.

Della Dicembre (di John per il 60% e a Lapo e Ginevra per il 40%) Margherita Agnelli richiede il 50% e, al momento della morte di Marella Caracciolo, avrebbe raggiunto il valore di 4,6 miliardi. Il gruppo Exor gestisce invece un giro di affari che nel 2021 ha registrato un fatturato di 33,6 miliardi di euro e un utile netto di 3,5 miliardi.

Margherita Agnelli al momento ha una causa pendente a Ginevra, dove impugna i testamenti svizzeri della madre dove sono indicati come unici ereditari gli Elkann. Margherita Agnelli ha deciso di intentare causa anche in Italia sostenendo che la madre avesse residenza abituale nel Bel paese, dove è morta, e che la successione dovesse quindi essere regolamentata dal diritto italiano. La tesi sostenuta dalla donna e dai suoi legali è che Caracciolo sia stata “indotta a rilasciare i testamenti, nonostante non ne potesse comprendere la portata” dato che per motivi di salute fosse “minata nella sua effettiva capacità naturale a testare“. Con le decisioni testamentarie “imposte” Caracciolo ha infatti “la figlia e dei suoi discendenti, ramo de Pahlen, dalla successione“.

Da parte degli Elkann i legali hanno reso noto che nel 2004 “due fondamentali accordi sono stati negoziati e liberamente sottoscritti” da Margherita, accordi che hanno fruttato 1,2 miliardi alla donna. I tre fratelli hanno sempre sostenuto che il controllo di John sulla holding torinese al vertice del gruppo non possa essere messo in discussione in alcun modo.

Al tribunale di Torino spetta sciogliere il nodo della giurisdizione, la decisione dovrebbe arrivare nel 2023.

di: Flavia DELL’ERTOLE

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