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Oggi il differenziale di rendimento Btp/Bund è sceso a 226 ma lo scenario di breve e medio termine preoccupa i mercati e non solo

Oltre alla portata di medio e lungo termine, l’instabilità politica ha delle conseguenze pressoché immediate sui mercati. Lo abbiamo visto anche ieri quando, subito dopo la conferma delle dimissioni del premier Draghi, i titoli di Stato italiani sono subito andati incontro a una contrazione.

In meno di una giornata il differenziale di rendimento fra i bond a due anni italiani e quelli greci si è azzerato, con i titoli ellenici che risultano meno rischiosi rispetto a quelli nostrani. Nel confronto con i Bund tedeschi, lo spread è balzato dai 212 della seduta precedente a 230,7 punti.

Oggi il differenziale fra Btp italiani e Bund tedeschi è lievemente sceso a 226,4 punti. Meglio il rendimento dei titoli decennali, il cui differenziali è sceso di ben 19 punti fermandosi a quota 3,33%. La riduzione dello spread è però dovuta anche al dato macroeconomico tedesco sull’indice Pmi manifatturiero, sceso al minimo dagli ultimi due anni.

L’impatto sullo spread della caduta del Governo è stato dunque immediato, ma non per questo limitato nel tempo: i timori degli investitori sono infatti particolarmente sensibili alle crisi politiche che generano instabilità e ostacolano l’adozione di provvedimenti economici adeguati.

Secondo alcuni analisti è possibile che già nel breve termine lo spread raggiunga i 250 punti base, toccando picchi di 300 punti nel medio termine.

Lungi dall’essere un dato meramente finanziario, uno spread alto porta con sé il rischio “concreto” che il Governo, per compensare i risparmiatori del rischio che si assumono in vista della minore affidabilità dei titoli, si rivalga aumentando la pressione fiscale.

Altre conseguenze dirette sono connesse alle restrizioni del credito operate dalle banche, che apporranno costi maggiorati per i mutui e per i finanziamenti alle imprese. Il tutto, in uno scenario inflazionistico che ha spinto la Bce ad alzare i tassi per la prima volta dal 2011.

di: Marianna MANCINI

FOTO: ANSA/ALESSANDRO DI MEO